Negli ultimi anni, una delle principali criticità spesso attribuite agli indici azionari globali riguarda il loro crescente livello di concentrazione.
A causa dei criteri di composizione basati sulla capitalizzazione di mercato, questi indici tendono infatti a pesare sempre di più sui titoli e sui Paesi che hanno registrato le performance migliori, diventando così potenzialmente più rischiosi e volatili.
Prendiamo, ad esempio, un ETF MSCI World, uno degli strumenti più utilizzati dagli investitori per ottenere un’esposizione al mercato azionario globale. A prima vista, si potrebbe pensare a una diversificazione ampia e bilanciata tra diverse aree geografiche e settori. In realtà, però, questa diversificazione è spesso solo apparente. L’indice risulta infatti fortemente concentrato sia dal punto di vista geografico, con un peso molto elevato degli Stati Uniti, sia dal punto di vista settoriale, dove il comparto tecnologico gioca un ruolo predominante.
Questo significa che chi investe in un MSCI World finisce in realtà per avere in portafoglio qualcosa di molto simile a un S&P 500, con tutte le conseguenze che questo comporta in termini di esposizione al rischio e dipendenza dall’andamento del mercato americano.
Proprio per questo motivo, per alcuni investitori può nascere l’esigenza di ridurre l’eccessiva concentrazione sugli Stati Uniti e costruire un’esposizione più bilanciata. In passato avevamo già analizzato una strategia che permetteva di raggiungere questo obiettivo. Oggi vediamo invece un’altra soluzione, ancora più semplice e immediata.
MSCI World: diversificazione globale o concentrazione nascosta?
Negli ultimi anni, l’indice MSCI World ha registrato rendimenti medi molto elevati, attorno al 7-8% tra il 2010 e il 2024. Gran parte di questo successo è stato alimentato dalla forte performance del mercato azionario statunitense, che ha progressivamente assunto un ruolo dominante all’interno dell’indice.
L’MSCI World è infatti un indice cosiddetto “value weighted”, cioè pesato per la capitalizzazione di mercato. In pratica, ogni azienda presente nell’indice ha un peso proporzionale alla propria dimensione, il che significa che le società più grandi e con maggiore valore influenzano in modo significativo il rendimento complessivo.
Questo meccanismo ha agito come un vero e proprio motore per la crescita dell’indice, soprattutto grazie all’impennata dei colossi tecnologici statunitensi negli ultimi anni. Tuttavia, questa stessa caratteristica rappresenta anche una potenziale criticità. Con il crescente predominio delle azioni americane, infatti, l’indice è diventato sempre più sbilanciato, aumentando il rischio di dipendere eccessivamente da una singola economia, se non addirittura da pochi titoli dominanti.
Secondo gli ultimi dati, circa il 70% dell’indice è composto da titoli statunitensi e circa il 35% è concentrato nel settore tecnologico. Una distribuzione che solleva dubbi concreti sulla reale diversificazione che un indice globale dovrebbe offrire.
Diversificare l’azionario globale con un solo ETF: l’MSCI World Equal Weight
In passato abbiamo già analizzato un approccio che consentiva di esporsi all’azionario globale riducendo, o comunque gestendo, il peso delle due principali macro-aree geografiche dell’indice: gli Stati Uniti e il resto dei Paesi sviluppati. Vediamo ora un’altra possibile strategia, ancora più semplice e immediata.
Si tratta di utilizzare un solo ETF, ma diverso dal classico MSCI World: un MSCI World Equal Weight.
Questa variante include gli stessi titoli dell’indice tradizionale, ma con una differenza fondamentale: tutte le società hanno lo stesso peso, indipendentemente dalla loro capitalizzazione di mercato. In altre parole, l’approccio equal weight assegna a ciascun titolo un’importanza identica all’interno del portafoglio. Di conseguenza, cambia la composizione complessiva dell’indice, sia a livello geografico sia settoriale.
In particolare, analizzando uno degli ETF più conosciuti sull’MSCI World Equal Weight, emergono alcune differenze rilevanti. Innanzitutto, il peso degli Stati Uniti viene nettamente ridimensionato: si passa da circa il 70% dell’indice tradizionale a circa il 41%, aumentando così il peso degli altri Paesi sviluppati. È importante ricordare che l’indice include esclusivamente mercati sviluppati globali e non comprende Paesi emergenti.
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Esposizione del fondo per area geografica
Un altro elemento che salta subito all’occhio è la diversa composizione settoriale. Il settore tecnologico, che domina l’MSCI World tradizionale, in questo caso si riduce sensibilmente, arrivando a pesare circa il 12,07%. Diventa quindi il terzo settore per presenza, dopo industria e servizi finanziari, contribuendo a una maggiore diversificazione complessiva del portafoglio.
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Esposizione settoriale del fondo
In questo caso è quindi possibile ottenere un’esposizione ai mercati azionari globali mantenendo una buona diversificazione, ma con un livello di concentrazione decisamente più contenuto rispetto al tradizionale MSCI World.
In chiusura, vale la pena aggiungere una breve riflessione. Questo tipo di ETF può anche rappresentare una base di portafoglio molto flessibile, sulla quale costruire eventuali integrazioni mirate. Ad esempio, chi desidera aumentare l’esposizione al settore tecnologico, che nell’approccio equal weight risulta più contenuta, può farlo semplicemente affiancando una piccola quota di un ETF settoriale.
Allo stesso modo, per ampliare ulteriormente la diversificazione geografica, è possibile valutare anche una modesta esposizione ai mercati emergenti, che non sono inclusi nell’MSCI World Equal Weight. In questo modo, partendo da una base globale più equilibrata, si può personalizzare il portafoglio in modo semplice e graduale, mantenendo al tempo stesso controllo sulla concentrazione complessiva.
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