Il fallimento della controffensiva ucraina e la fiacchezza dimostrata dai Paesi occidentali - America in primis - nel sostenere la guerra di Kiev, ha innescato uno scontro interno all’Ucraina che lascia aperti numerosi interrogativi sul futuro del presidente Volodymyr Zelensky.
Nelle ultime settimane, infatti, si sono succeduti una serie di fatti che raccontano ciò che sta accadendo nel Paese, dove accrescono i malumori verso la leadership del presidente. Il 6 novembre, uno stretto consigliere e amico intimo di Valery Zaluzhny, il maggiore Gennady Chastyakov, è stato ucciso in un’esplosione avvenuta nel giorno del suo compleanno.
In un’intervista rilasciata all’Economist, il 1° novembre, Zaluzhny aveva smentito la narrazione “ottimistica” di Zelensky sull’andamento della guerra. “Come durante la Prima Guerra Mondiale - ha dichiarato il generale - abbiamo raggiunto un livello tecnologico che ci mette in una situazione di stallo”, ha spiegato, sottolineando che, allo stato attuale, la tecnologia moderna e le armi di precisione di entrambe le parti impediscono alle truppe di sfondare le linee difensive del nemico. Parole che non sono affatto piaciute al leader ucraino, furioso per le dichiarazioni pronunciate dal suo generale.
Intrigo a corte: Zelensky vuole sbarazzarsi del generale
Nello stesso periodo, fonti ucraine hanno divulgato la notizia che Andriy Ermak, capo dello staff di Zelensky, cercherà di coordinarsi con l’amministrazione Biden per sostituire il comandante in capo delle forze armate ucraine Zaluzhny. È stato Zaluzhny, stando a quanto riportato da queste indiscrezioni, a rifiutarsi di iniziare la seconda fase della controffensiva con l’attraversamento del Dnepr e proponendo altresì di passare alla difensiva invece che all’azione offensiva. Una situazione caotica, dimostrata anche dalle parole di Ihor Mosiychuk, ex deputato della Rada ed ex vicecomandante del Battaglione Azov, il quale ha pubblicato sui social una serie di video in cui sembra confermare il viaggio di Yermak a Washington per dare il benservito a Zaluzhn. Nel frattempo, il deputato Oleksandr Dubinsky ha gettato ulteriore benzina sul fuoco affermando che Yermak è "il vero presidente dell’Ucraina”. Che cosa avrà voluto dire? Indiscrezioni difficili da verificare in maniera indipendente, ma che comunque contribuiscono a raccontare un quadro sempre più caotico della leadership ucraina. Altro indizio sulla faida in corso, il fatto che Zelensky abbia improvvisamente annullato le elezioni presidenziali, probabilmente sospettando il piano di promuovere Zaluzhny come suo principale sfidante.
Il retroscena sullo “scoop” del Washington Post
Una mano a Zelensky è arrivata dal Washington Post, il quotidiano di proprietà del Ceo di Amazon, Jeff Bezos, che più di tutti ha rapporti con le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti e con il Dipartimento della Difesa. Come se nulla fosse - dopo mesi nei quali i media “mainstream” avevano ipotizzato che i russi si fossero “auto-sabotati” da soli - la testata Usa afferma che sarebbe stato un colonnello delle forze speciali ucraine a coordinare il sabotaggio al gasdotto Nord Stream nel settembre 2022: si tratta di Roman Chervinsky, un alto e decorato ufficiale legato all’intelligence ucraina: quest’ultimo non avrebbe agito da solo, ma sotto la guida diretta di sotto la guida diretta del generale Valery Zaluzhny. Zelensky, naturalmente, sarebbe rimasto all’oscuro dell’operazione. Le due fazioni che si stanno contendendo il potere in Ucraina stanno tentando di impiegare i media occidentali per scaricare le colpe sugli uni o sugli altri. Secondo questa narrazione, inoltre, l’azione di sabotaggio di un’infrastruttura vitale per la Germania vedrebbe scagionate da ogni responsabilità le agenzie di intelligence di Stati Uniti e Regno Unito. Ma come ha spiegato il Premio Putlizer Seymour Hersh, che ha da tempo attribuito la responsabilità del sabotaggio agli Usa, gli americani si sono trasferiti, sotto copertura, “dentro e fuori dalla Norvegia nei mesi necessari per pianificare e realizzare la distruzione di tre dei quattro gasdotti Nord Stream nel Mar Baltico” senza lasciare tracce, “nemmeno un accenno dell’esistenza della squadra”. È davvero credibile che gli ucraini possano aver agito da soli nel compiere un’azione di questo tipo? Nessun analista serio prende in considerazione quest’ipotesi.
La missione di William Burns in Ucraina
In queste ore si è parlato anche di una missione segreta del capo della CIA William Burns a Kiev. Il capo della CIA non sé un diplomatico o un ministro degli esteri, e non è nel Paese ucraino per negoziare. Come ipotizza l’ex vicesottosegretario dell’amministrazione Reagan, Stephen Bryen, l’Ucraina ha subito troppe vittime per sopravvivere ancora a lungo. O l’Ucraina trova un modo per stringere un accordo con la Russia, oppure dovrà affrontare una ribellione interna. Come scrive Bryen, Zelensky sta preparando il terreno per arrestare ed epurare il il suo rivale, il generale ucraino Valerii Zaluzhny. Preparerà il terreno licenziando tre generali legati al generale, ossia il comandante delle forze congiunte delle forze armate ucraine Sergei Naev, il Comandante del Gruppo Operativo-Strategico delle Truppe “Tavria” Alexander Tarnavsky; e il comandante delle forze mediche delle forze armate ucraine Tatyana Ostashchenko. Probabile che Burns chieda a Zelensky di mantenere la calma e prendere tempo: l’obiettivo a lungo termine di Washington rimane quello di trascinare la guerra in Ucraina fino a un’eventuale rielezione di Biden. Dopodiché far entrare Kiev nell’alleanza Atlantica, con ripercussioni gravissime sul futuro dell’Europa.