Tutti parlano di BYD, ma il futuro dell’energia potrebbe essere ancora nelle mani di Tesla

Redazione Money Premium

18 Gennaio 2026 - 07:46

L’asso nella manica di Elon Musk è questo. Ecco perché BYD non ha battuto ancora Tesla.

Tutti parlano di BYD, ma il futuro dell’energia potrebbe essere ancora nelle mani di Tesla

Il primato di Tesla nel mercato dei veicoli elettrici non è più scontato. Dopo anni di leadership, l’azienda di Elon Musk è stata superata dal colosso cinese BYD nelle vendite globali di auto elettrica, segnando un cambiamento significativo negli equilibri dell’industria. Tuttavia, la competizione tra Stati Uniti e Cina non si limita alle automobili: il vero terreno strategico riguarda oggi le batterie di accumulo destinate alle reti elettriche, un settore cruciale per il futuro dei sistemi energetici.

Negli ultimi anni la Cina ha costruito un vantaggio strutturale nella produzione di batterie al litio, controllando gran parte delle catene di approvvigionamento e beneficiando di costi industriali in costante diminuzione. Questo ha consentito ai produttori cinesi di espandersi rapidamente non solo nel settore dell’auto, ma anche in quello dello storage energetico su larga scala, diventato sempre più centrale con la diffusione delle fonti rinnovabili.

L’aumento della capacità installata da energia solare ed energia eolica ha reso indispensabile la presenza di sistemi in grado di assorbire gli eccessi di produzione e rilasciare elettricità quando la domanda supera l’offerta. In questo contesto, lo storage di rete non è più un elemento accessorio, ma una componente strutturale della stabilità elettrica. Le grandi batterie svolgono un ruolo chiave anche nel mantenimento della frequenza, riducendo il rischio di interruzioni e migliorando l’affidabilità complessiva delle infrastrutture.

Nonostante il vantaggio di costo dei produttori cinesi, negli Stati Uniti Tesla continua a occupare una posizione dominante nel mercato dei sistemi di accumulo per le reti. Questo risultato non dipende solo dalla qualità delle celle, ma soprattutto dalla capacità dell’azienda di offrire soluzioni energetiche integrate che comprendono gestione digitale, interfacciamento con la rete e assistenza a lungo termine. Per gli operatori elettrici, che investono in impianti con orizzonti temporali di decenni, la continuità del servizio e la responsabilità contrattuale sono fattori determinanti quanto il prezzo iniziale.

In Europa la situazione appare più fluida. La rapida crescita delle installazioni ha favorito l’ingresso di fornitori cinesi nel mercato della rete elettrica europea, attratti da una domanda in forte espansione e da politiche di decarbonizzazione ambiziose. Tuttavia, man mano che i sistemi di accumulo diventano più profondamente integrati nelle infrastrutture critiche, emergono interrogativi legati alla sicurezza, alla dipendenza tecnologica e al rischio geopolitico, che potrebbero spingere verso una maggiore diversificazione dei fornitori o verso il rafforzamento di filiere locali.

Il confronto tra Tesla e i produttori asiatici assume quindi contorni diversi rispetto alla competizione nel settore automobilistico. Mentre molti consumatori sembrano sempre più aperti all’acquisto di veicoli elettrici cinesi, le scelte delle utility seguono logiche più conservative, orientate alla riduzione dei rischi operativi e alla garanzia di supporto tecnico nel lungo periodo. In questo scenario, la reputazione, l’affidabilità dei contratti e la capacità di integrazione con i sistemi esistenti possono risultare decisive quanto l’innovazione tecnologica.

La posta in gioco va ben oltre le quote di mercato. Il controllo dello storage energetico rappresenta uno dei pilastri della futura architettura elettrica, perché determina quanto rapidamente e con quale sicurezza le reti potranno assorbire grandi quantità di produzione rinnovabile. Chi riuscirà a imporsi in questo segmento avrà un’influenza diretta sulla velocità della transizione verso le rinnovabili e sulla resilienza dei sistemi energetici nazionali.

In questo contesto, il sorpasso di Tesla da parte di BYD nelle vendite di automobili potrebbe non tradursi automaticamente in una perdita di centralità nel settore energetico. Al contrario, la competizione sulle grandi batterie potrebbe seguire traiettorie differenti, meno legate al prezzo unitario e più connesse alla capacità di fornire infrastrutture affidabili per la nuova economia energetica. La sfida, dunque, non riguarda solo chi produce più batterie, ma chi saprà costruire l’ecosistema tecnologico su cui poggerà l’energia del futuro.