Tutte le contraddizioni della politica monetaria della Fed

Redazione Money Premium

27 Novembre 2024 - 07:03

L’attuale resilienza economica porta con sé un rischio: il cosiddetto scenario di “No Landing”. Questo termine descrive una situazione in cui l’economia cresce nonostante i tassi elevati.

Tutte le contraddizioni della politica monetaria della Fed

La politica monetaria negli Stati Uniti sta attraversando un periodo di forte complessità, tra segnali contrastanti provenienti dai mercati finanziari e dalla stessa economia reale.

Se normalmente interpretare l’orientamento della politica monetaria sarebbe relativamente semplice, la situazione attuale appare tutt’altro che chiara.

La domanda è se la politica della Federal Reserve sia troppo restrittiva o, al contrario, troppo espansiva. Analizziamo le ragioni di questa apparente contraddizione e le sue implicazioni sul futuro dell’economia americana e sulla stabilità dei mercati.

Un indicatore chiave che suggerirebbe una politica restrittiva è il tasso di interesse reale della Fed, ovvero il tasso d’interesse corretto per l’inflazione. Attualmente, questo tasso si avvicina ai massimi dal 2007, nonostante il recente taglio di 50 punti base deciso a settembre. Secondo alcune stime, il tasso di interesse reale che mantiene un equilibrio tra crescita e stabilità – noto come “R-Star” – è compreso tra lo 0,7% e l’1,2%.

Poiché i tassi attuali superano questa soglia, la politica monetaria risulterebbe particolarmente restrittiva. Questo, teoricamente, lascerebbe ampio margine per ulteriori riduzioni dei tassi, come ha suggerito recentemente anche Austan Goolsbee, presidente della Fed di Chicago.

D’altra parte, gli indicatori di condizioni finanziarie trasmettono segnali contrastanti. A differenza dei tassi reali elevati, molti indici di condizioni finanziarie mostrano un mercato in condizioni insolitamente “allentate”, in buona parte a causa della costante ascesa di Wall Street. Negli ultimi dodici mesi, infatti, i prezzi delle azioni sono aumentati di oltre il 40%, e gli spread di credito delle obbligazioni societarie americane sono tra i più bassi degli ultimi vent’anni. Questo significa che, nonostante la politica monetaria restrittiva, l’accesso al credito e le condizioni di finanziamento non sembrano particolarmente difficili.

L’economia statunitense appare in salute, con una crescita del PIL annuo del 2,8% e un solido andamento della stagione degli utili societari. Tuttavia, il raffreddamento dell’inflazione ha comportato un aumento del costo reale dei prestiti, e ciò ha contribuito a ridurre le aspettative di ulteriori riduzioni dei tassi da parte della Fed.
Secondo alcuni economisti di BNP Paribas, il vero impatto della politica monetaria sull’economia reale dipende dalle condizioni finanziarie complessive.

Quest’ultime, più che i soli tassi nominali o reali, condizionano la crescita economica. Modelli elaborati dalla Fed stimano che il miglioramento delle condizioni finanziarie dell’ultimo anno potrebbe generare una crescita del PIL dello 0,7% nei prossimi 12 mesi. Pertanto, malgrado la politica della Fed possa sembrare restrittiva, le condizioni finanziarie complessive sembrano sostenere la crescita.

In questo contesto atipico, emerge un meccanismo di auto-rinforzo tra il mercato azionario e la facilità di accesso ai finanziamenti. Secondo Joe Lavorgna, economista capo di SMBC Nikko Securities, l’impennata dei mercati azionari rende più agevole l’accesso ai capitali, innescando un ciclo che è difficile da interrompere. Le azioni non sono solo un riflesso della salute economica, ma alimentano anche la disponibilità di risorse e il rischio, influenzando la direzione generale dell’economia. Questo potrebbe spiegare la resilienza dell’economia statunitense, nonostante i tassi di interesse elevati.

L’attuale resilienza economica porta con sé un rischio: il cosiddetto scenario di “No Landing”. Questo termine descrive una situazione in cui l’economia cresce nonostante i tassi elevati. Se tale scenario si verificasse, potrebbe richiedere un cambiamento nelle aspettative del mercato circa le prossime mosse della Fed. Paradossalmente, ciò potrebbe portare a una correzione dei prezzi degli asset, il che indurrebbe un brusco irrigidimento delle condizioni finanziarie, una dinamica potenzialmente rischiosa.

Il presidente della Fed Jerome Powell ha affermato che è iniziato il processo di transizione verso una politica più neutrale, e che il ruolo delle condizioni finanziarie sarà determinante nel definire il ritmo e l’ampiezza di tale transizione.

L’equilibrio tra condizioni finanziarie e politica monetaria rappresenta la sfida attuale per la Federal Reserve. Se le condizioni finanziarie continueranno a essere relativamente accomodanti, nonostante i tassi elevati, la Fed potrebbe essere costretta a prolungare il suo approccio restrittivo per raffreddare l’economia. Tuttavia, se la correzione del mercato azionario o un rallentamento della crescita dovessero irrigidire rapidamente le condizioni finanziarie, la Fed potrebbe dover allentare la politica monetaria più velocemente di quanto atteso.

In un contesto di incertezza, la Fed si trova a navigare tra un’economia resiliente e mercati in continua espansione. Questo dualismo richiederà alla Fed di agire con prudenza per evitare bruschi aggiustamenti, garantendo al contempo una transizione stabile verso un equilibrio sostenibile.