Trump ha vinto, ma il mercato obbligazionario ha perso. Ecco perché

Stefano Masa

8 Novembre 2024 - 16:48

Sull’intera asset class il futuro appare incerto. L’attesa sembra essere la scelta migliore.

Trump ha vinto, ma il mercato obbligazionario ha perso. Ecco perché

Il 47mo presidente degli Stati Uniti è Donald Trump che, beneficiando di un ampio consenso, tornerà alla Casa Bianca per la seconda volta. Un ritorno, quello del tycoon, che lo rivedrà al posto di comando dopo “la pausa” a favore dell’attuale presidente uscente Joe Biden.

Due mandati, due consensi popolari, due proclamazioni che, seppur non consecutive, rivedranno The Donald protagonista delle più importanti vicende su scala mondiale. Durante la sua prima uscita pubblica o anche cosiddetta auto proclamazione, il neoeletto presidente ha faticato molto a celare quel senso di ritrovato e forse mai smarrito senso di onnipotenza. L’evidenza egoica era palese.

Nonostante questi aspetti di natura soggettiva, oltre oceano il pianeta Usa ha quindi deciso e, ora, nell’attesa del disbrigo delle pratiche previste per il definitivo insediamento, si può solo che augurare un buon lavoro al presidente.

Tensioni sul mercato obbligazionario

Archiviato il dossier elezioni presidenziali a stelle e strisce, l’interesse che nelle ultime settimane ha catalizzato gli operatori è stato quello riconducibile alla discesa registrata dalle quotazioni del mercato obbligazionario internazionale. La già penalizzata asset class governativa, dopo un biennio 2021-2022 di pesanti flessioni, aveva vissuto di una certa stabilità sul finire dello scorso anno lasciando intendere, inoltre, una serie di buoni propositi per quello in corso.

Operativamente, andando ad osservare il più consueto ed impiegato benchmark, il Bloomberg Global-Aggregate Total Return Index Value Unhedged Usd, la dinamica dei prezzi finora riscontrabile conferma le attese della vigilia: nel 2024, dopo una prima parte caratterizzata da una coda ribassita terminata ad aprile (in area 450 punti si sono segnati i minimi dell’anno) si è poi assistito ad una ripresa del sentiment positivo da parte del mercato che, stimolato dai più chiari e promettenti voleri della politica monetaria adottata della Fed, ha oggettivamente premiato la componente obbligazionaria facendola lievitare fino a nuovi massimi (oltre soglia 489 punti) in concomitanza del taglio dei tassi di interesse dello scorso settembre.

Andamento Bloomberg Global-Aggregate Total Return Index Value Unhedged Andamento Bloomberg Global-Aggregate Total Return Index Value Unhedged (base dati weekly)

Da allora, però, complice la campagna elettorale presidenziale Usa che con il trascorrere delle giornate entrava sempre più nel vivo dei contenuti programmatici, il mercato ed i molti osservatori, prendevano atto di un fattore e risvolto comune ad entrambi i candidati alla Casa Bianca: il rischio di sovraindebitamento in capo all’importante economica americana. Inevitabile, quindi, la più ovvia delle conseguenze ovvero assistere alla vendita di bond con switch della risultante liquidità a favore di altri lidi. Ed ecco, a oggi, esser giunta la temuta e ardua sentenza: performance YTD (year to date) nuovamente inferiore alla parità a -0,64% e con un saldo negativo di oltre quattro punti percentuali (-4,33) messo a segno nelle ultime otto settimane ovvero rispetto ai precedenti massimi conseguiti a settembre.

Gli operatori finanziari sapevano

Questa significativa debacle era evitabile? Dal punto di vista finanziario ossia in funzione all’effettivo cedimento del livello dei prezzi la risposta è abbastanza ovvia e trova una sola opzione: assolutamente no. I venditori hanno agito secondo una logica condivisibile soprattutto se contestualizzata ad una più ampia visione che, anticipando il caso di una vittoria elettorale di Donald Trump, sposerebbe in qualche modo l’idea di assistere ad un maggior incremento del deficit di bilancio e più marcate pressioni inflazionistiche con conseguenze sulle prossime mosse di natura monetaria da parte della Fed.

Andamento indice Merrill Lynch Option Volatility Estimate Andamento indice Merrill Lynch Option Volatility Estimate (base dati weekly)

Viceversa, per arginare l’impatto di quest’ultima ondata di vendite sull’intero comparto obbligazionario, l’investitore, avrebbe potuto parzializzare le proprie esposizioni in funzione dell’andamento del cosiddetto “Vix del mercato obbligazionario” che, concretamente, trova il suo riferimento attraverso l’indice Merrill Lynch Option Volatility Estimate o nella sua forma più comune e abbreviata “MOVE”.

Quest’ultimo, infatti, in corrispondenza della decisione della Fed quotava in area 90 punti ossia una soglia rappresentativa di un minimo che, se messo in parallelo al sopracitato benchmark, evidenziava una netta ed oggettiva contrapposizione. Tale divergenza, di fatto, si poteva inoltre riscontrare con l’affiancamento al titolo di stato decennale statunitense che, sempre a settembre, dopo aver oltrepassato l’obiettivo dei 115 punti, iniziava a subire la pressione dei venditori.

L’attesa quale miglior difesa

Andamento rendimenti titoli di stato Usa a 2, 5, 10 e 30 anni Andamento rendimenti titoli di stato Usa a 2, 5, 10 e 30 anni (base dati weekly)

Tralasciando il commento alla dinamica delle singole settimane e soffermandoci, invece, sull’entità del rendimento, i valori di YTM (yield to maturity) sono passati dal precedente 3,75% di oltre un mese fa all’attuale soglia del pressoché certo 4,5%. Questa è l’attuale fotografia del palinsesto obbligazionario governativo americano e, di conseguenza, anche quella che il principale indice di riferimento (v. sopra) ha prodotto in questa ultima parte dell’anno.

In molti si aspettano una immediata reazione da parte della Fed che, prescindendo dai più imminenti tagli promessi, potrebbe modificare la sua intera strategia interventista mediante un prolungamento (e rallentamento) della sua azione. Le incognite sono e saranno molte. All’opposto, invece, l’unica certezza – oggi – è quella di aver visto infrangere un sogno.

Di certo non si tratta dell’ambizioso “sogno americano”, ma, del più umile desiderio di recuperare parte di quelle perdite subite in oltre due anni di investimenti nell’ex “porto sicuro” del mercato obbligazionario. Il futuro dei bond appare contrastato e l’attesa potrebbe essere la miglior soluzione. The day after tomorrow.