Commercio: la ricetta di Trump funziona, ci dobbiamo preoccupare?

Il nuovo calo messo a segno dal deficit commerciale rappresenta un successo per l’amministrazione statunitense. Per noi potrebbe invece rappresentare un pericolo.

Commercio: la ricetta di Trump funziona, ci dobbiamo preoccupare?

A novembre 2019, come abbiamo rilevato qui (Stati Uniti: deficit commerciale scende più del previsto), il deficit commerciale statunitense ha fatto segnare una nuova contrazione attestandosi a 43,1 miliardi di dollari, il livello minore dall’ottobre 2016.

Il dato, diffuso dal Bureau of Economic Analysis, è di oltre 4 miliardi inferiore rispetto ai -47,2 miliardi di ottobre e segna un miglioramento anche nel confronto con i 43,6 miliardi stimati dagli analisti.

Come è evidente dal grafico successivo, il calo maggiore delle stime messo a segno dal deficit commerciale statunitense è frutto della contemporanea contrazione del dato relativo il commercio di beni e dell’incremento dell’avanzo in termini di servizi.

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A livello di merci, la contrazione degli acquisti dall’estero è legata al fatto che dopo il processo di costruzione delle scorte avviato negli ultimi trimestri in scia dell’escalation della tensione sul fronte commerciale, l’annuncio ad ottobre di un prossimo accordo di “fase uno” ha permesso alle aziende USA di rallentare gli acquisti e di utilizzare gli stock già in magazzino.

“Alla luce della de-escalation della tensione –ha rilevato James Knightley, Chief International Economist di ING- nei prossimi mesi potremmo assistere a una minore volatilità delle importazioni, che potrebbero tornare a crescere ancora nel caso di una solida domanda da parte dei consumatori statunitensi”.

Per quanto riguarda le esportazioni, l’esperto di ING si dice nervoso. “Il report ISM ha fatto emergere che dopo un piccolo movimento in territorio di crescita ad ottobre, i nuovi ordini destinati all’esportazione sono tornati in territorio negativo a novembre e hanno registrato un ulteriore deterioramento a dicembre” nonostante dai dati emerga “una stabilizzazione della crescita in Europa e Asia”.

Con importazioni che potrebbero essere spinte dai consumi, ed esportazioni al palo, “nel primo trimestre 2020 il deficit commerciale potrebbe tornare a deteriorarsi”.

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Come è possibile rilevare dalla figura seguente, l’approccio commerciale adottato dall’amministrazione Trump nei confronti della Cina è stato efficace.

Analizzando i dati relativi il periodo gennaio-novembre, gli Stati Uniti sembrerebbero in grado di spingere il deficit commerciale nei confronti della Cina ai livelli minori dal 2016.

“Tuttavia –ammonisce Knightley – continuiamo a vedere un forte effetto sostituzione (anche se non pienamente in linea con il restringimento del deficit con la Cina) alla luce del fatto che i deficit statunitensi con Messico e Unione europea si apprestano a salire ai massimi storici”.

Di conseguenza, stima Knightley, “è probabile che l’Unione europea resti nervosa perché il presidente Trump nel 2020 potrebbe focalizzarsi maggiormente sulle relazioni commerciali con l’Europa”.

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