Trescore Balneario, perché lo studente ha accoltellato l’insegnante (e cosa rischia adesso)

Simone Micocci

25 Marzo 2026 - 11:23

Uno studente di terza media ha accoltellato l’insegnante di francese. Le ragioni, qualunque esse siano, non giustificheranno mai un gesto di tale odio. E la colpa è di tutti.

Trescore Balneario, perché lo studente ha accoltellato l’insegnante (e cosa rischia adesso)

Un folle gesto: così possiamo descrivere quanto successo presso la scuola media di via Damiano Chiesa, di Trescore Balneario (della provincia di Bergamo).

Un gesto di cui al momento stanno cercando di ricostruire le ragioni, per quanto sicuramente andranno scavate più nel profondo rispetto a quella che sembra essere un gesto di “vendetta” (non si sa per cosa).

Ma andiamo con ordine: sono le 7:45 e nei corridoi della scuola media si sta per entrare nelle classi. Nessuna attesa, lo studente di 13 anni - di terza media - ha subito individuato il suo bersaglio colpendo un insegnante di francese, di 57 anni, al collo, prima di venire fermato dai collaboratori scolastici.

Le sue condizioni sono gravi, tanto da venire trasportata in elisoccorso all’ospedale Papa Giovanni XXIII, dove sta per essere operata d’urgenza. Un gesto che ovviamente non può che farci riflettere: come si è arrivati a far sì che uno studente di appena 13 anni potesse accumulare così tanto odio da compiere un tale folle gesto?

Perché lo studente ha accoltellato l’insegnante?

Se lo stanno chiedendo tutti. E con ogni probabilità non si arriverà mai a comprendere fino in fondo cosa possa aver spinto un ragazzo a compiere un gesto così estremo. Quel che appare certo, almeno secondo le prime ricostruzioni riportate da diverse fonti - tra cui L’Eco di Bergamo - è che non si sia trattato di un atto terroristico e che l’episodio sia rimasto isolato: nessun altro studente avrebbe infatti fornito supporto o partecipato all’aggressione.

Si sa anche che il ragazzo, appena tredicenne, indossava una maglietta con la scritta “Vendetta” e pantaloncini mimetici. Un dettaglio che lascia pensare a una possibile premeditazione, ipotesi rafforzata dal fatto che avesse con sé un coltello da cucina.

Un brutto voto? Rimproveri ripetuti? Un disagio più profondo? Al momento non è chiaro quale sia stata la scintilla che ha portato all’accoltellamento dell’insegnante, in ogni caso, nessuna motivazione potrebbe mai giustificare un gesto di tale violenza.

È proprio per questo che sarebbe necessario fermarsi a riflettere. Andare oltre la cronaca, interrogarsi sulle cause, chiederci dove abbiamo sbagliato e dove stiamo continuando a sbagliare. Se si è arrivati al punto di introdurre con l’ultimo Decreto Sicurezza aggravanti specifiche per chi aggredisce un docente, significa che il problema non nasce oggi. È il segnale di una deriva che non può essere ignorata. Episodi così eclatanti forse non si erano mai verificati con questa gravità, ma non sono mancati negli ultimi anni casi di insegnanti insultati, vessati, aggrediti, perfino picchiati.

La domanda allora riguarda tutti: non soltanto le istituzioni, ma anche le famiglie, la società nel suo complesso. Sono queste le generazioni a cui stiamo affidando il nostro futuro? Forse è arrivato il momento di assumerci, ognuno per la propria parte, le responsabilità degli errori commessi.

Cosa rischia?

Di fronte a un episodio così grave viene spontaneo chiedersi quali siano le conseguenze per chi lo ha commesso. È una domanda legittima, ma la risposta, soprattutto quando si parla di minori, è meno scontata di quanto si possa pensare.

Il sistema della giustizia minorile italiana, infatti, si fonda su un principio preciso: quello dell’imputabilità. Affinché una persona possa essere processata e condannata è necessario che venga ritenuta capace di intendere e di volere.

A tal proposito, l’articolo 97 del Codice penale prevede che il minore di 14 anni non sia mai imputabile. Questo significa che, anche se commette un reato molto grave, non può essere sottoposto a processo penale né condannato a una pena detentiva, in quano si presume che, a quell’età, il livello di maturità non consenta una piena consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni.

Ciò non vuol dire che non accada nulla. Se il comportamento viene ritenuto indice di pericolosità sociale, il giudice può comunque disporre misure di sicurezza come la libertà vigilata o il collocamento in comunità, strumenti che non hanno una funzione punitiva ma educativa e preventiva, con l’obiettivo di accompagnare il minore in un percorso di recupero.

Restano poi le conseguenze sul piano civile e familiare. I danni provocati dal reato devono essere risarciti e, nel caso di un minorenne, saranno i genitori - o chi esercita la responsabilità genitoriale - a risponderne economicamente. A questo si aggiungono i provvedimenti che possono essere adottati dalla scuola, come sospensioni o altre sanzioni disciplinari.

È importante chiarire anche un altro aspetto che in queste ore sta generando confusione. Le aggravanti introdotte dal Decreto Sicurezza per chi aggredisce personale scolastico o altri lavoratori impegnati in servizi pubblici prevedono pene molto severe, fino a sedici anni di reclusione nei casi più gravi. Tuttavia queste norme si applicano solo a chi è penalmente imputabile.

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