Cos’è il trattamento di fine mandato (TFM)?

Francesco Oliva

16 Ottobre 2017 - 08:00

condividi
Facebook
twitter whatsapp

Cos’è il trattamento di fine mandato (TFM) degli amministratori di società?

Il trattamento di fine mandato, noto anche con l’acronimo TFM, è una forma di compenso differito che una società può facoltativamente riconoscere ai propri amministratori.

Il trattamento di fine mandato non è disciplinato direttamente dalla legge ma è un concetto derivato dal combinato disposto di due diverse norme del codice civile: l’articolo 2120 e l’articolo 2364.

La lettura di queste due norme consente alle società di stabilire un compenso aggiuntivo e differito per i propri amministratori, creando una sorta di analogia fra il TFM ed il trattamento di fine rapporto (tfr) dei lavoratori dipendenti.

Trattamento di fine mandato (TFM) e codice civile

Il trattamento di fine mandato non è disciplinato direttamente dal legislatore; tuttavia, la prevalente dottrina individua la sua base normativa dalla lettura di due diverse norme del codice civile.

Innanzitutto, l’articolo 2120 che tratta il tema del trattamento di fine rapporto (tfr). In sostanza, questa norma prevede il diritto del lavoratore dipendente di vedersi riconosciuta una forma di retribuzione differita nel corso del tempo, secondo delle regole di calcolo che di fatto consentono al lavoratore medesimo di accumulare una mensilità aggiuntiva ogni anno.

L’articolo 2364 del codice civile, invece, attribuisce tra i compiti dell’assemblea ordinaria quello di determinare il compenso di amministratori e sindaci, se questo non è stabilito dallo statuto.

Tassazione trattamento di fine mandato per la società

Il trattamento di fine mandato (TFM), così come avviene anche il trattamento di fine rapporto (TFR) dei lavoratori dipendenti, è un costo interamente deducibile.

Il criterio di deducibilità dello stesso, tuttavia, dipende dalla caratteristica della data dell’atto che attribuisce questa particolare categoria di compenso.

In particolare, occorre distinguere tra due diverse forme di deducibilità:

  • deducibilità per competenza del trattamento di fine mandato nel caso in cui il compenso differito sia attribuito con atto di data certa ed anteriore all’inizio del rapporto di lavoro tra società e amministratore;
  • deducibilità per cassa del trattamento di fine mandato nel caso in cui manchi il requisito della data certa.

Cosa significa attribuire data certa ad un atto?
Attribuire data certa ad un atto può essere un elemento davvero importante per la correttezza formale dei comportamenti aziendali; un esempio lampante è rappresentato proprio dal caso dell’attribuzione del trattamento di fine mandato.

Giuridicamente è possibile definire atto con data certa qualsiasi documento la cui firma e/o approvazione risultano da un mezzo idoneo a garantire i terzi circa la sua veridicità; strumenti idonei in questo senso possono essere rappresentati da:

  • autentica notarile;
  • utilizzo della posta elettronica certificata (pec);
  • raccomandata senza busta o “in plico in busta” con avviso di ricevimento;
  • marca temporale;
  • fax;
  • registrazione del verbale presso l’Agenzia delle Entrate.

L’importanza della data certa nel caso del trattamento di fine mandato

È quindi evidente il motivo per cui è importante attribuire data certa all’atto che prevede il trattamento di fine mandato.

Per poter dedurre il costo per competenza, infatti, è necessario che l’atto abbia data certa. Si ricorda che contabilizzare un costo per competenza significa considerare la sua maturazione economica, prescindendo dal momento in cui avviene l’effettiva uscita monetaria.

Tassazione trattamento di fine mandato in capo all’amministratore

Il trattamento di fine mandato è una forma di compenso che potenzialmente può diventare davvero conveniente per gli amministratori di società.

Ciò in quanto la normativa di cui al testo unico delle imposte sui redditi (Tuir) prevede la possibilità di avvalersi della tassazione separata in luogo della tassazione ordinaria. Si tratta di una facoltà: di conseguenza, ove l’applicazione della tassazione ordinaria dovesse risultare più conveniente ci si potrà avvalere di quest’ultima.

Sulla tassazione del trattamento di fine mandato è intervenuto anche il Governo Monti che con la Legge 201/2011 ha previsto che “le indennità di fine mandato corrisposte agli amministratori di società di capitali devono essere tassate ordinariamente a prescindere dalla loro entità (senza quindi tener conto della franchigia di un milione di euro) solo in mancanza di atto con data certa”.

Per gli importi superiori al milione di euro è obbligatoria la tassazione ordinaria.

Trattamento di fine mandato (TFM) o polizza assicurativa?

In luogo dell’accantonamento annuale di un fondo TFM, le società possono alternativamente utilizzare una polizza assicurativa.

Nel caso della polizza assicurativa l’accantonamento sarà indiretto, nel senso che il capitale verrà accumulato dal’assicurazione stessa; sarà poi l’azienda a riscattarlo alla fine del periodo considerato al fine di far fronte proprio all’obbliga assunto nei confronti dell’amministratore.

La rinuncia al trattamento di fine mandato è tassabile

L’Agenzia delle Entrate è recentemente intervenuta in materia di trattamento di fine mandato (TFM) prevedendo che l’eventuale rinuncia da parte degli amministratori che sono anche soci è tassabile, secondo il principio dell’“incasso giuridico”.

Per maggiori approfondimenti si rimanda alla risoluzione dell’Agenzia delle Entrate numero 124/E del 13 ottobre 2017.

Iscriviti alla newsletter

Money Stories