Trasportare il petrolio russo è molto conveniente. E la Grecia l’ha capito

Alessandro Nuzzo

24 Gennaio 2026 - 14:11

Il paese elvetico a dicembre ha trasportato greggio russo più di qualsiasi altra nazione. Un business redditizio impossibile da ignorare.

Trasportare il petrolio russo è molto conveniente. E la Grecia l’ha capito

Da quando è scoppiata la guerra in Ucraina, la Russia è stata in larga parte esclusa dal mercato internazionale. Uno dei suoi business più tradizionali, ovvero l’esportazione di petrolio e gas verso i Paesi europei, è stato quasi azzerato a causa delle sanzioni imposte dall’Unione Europea, che ha introdotto un embargo totale sulle forniture energetiche russe. Di conseguenza Mosca non può più vendere ai Paesi dell’Ue e ha dovuto trovare nuovi partner a cui destinare le risorse del proprio sottosuolo, soprattutto in Asia, in nazioni come Cina e India.

Il problema principale resta però il trasporto del petrolio. Per spostare il greggio sono necessarie le petroliere e, fino a pochi mesi fa, la Russia riusciva ad aggirare le sanzioni grazie alla cosiddetta «flotta ombra»: un insieme di navi obsolete, spesso battenti bandiere di Paesi terzi, che in realtà trasportavano petrolio russo. Questa situazione è proseguita fino a quando Unione Europea e Stati Uniti non hanno intensificato i controlli, avviando una vera e propria offensiva contro la flotta ombra. Solo a dicembre l’Ue ha sanzionato 41 petroliere accusate di farne parte, portando a quasi 600 il numero totale di navi finite nella lista nera.

La scoperta e il blocco di queste imbarcazioni hanno generato una grave carenza di petroliere disponibili per il trasporto di petrolio e gas russi: secondo alcune stime, ne sarebbero rimaste operative appena 53. In questo contesto è nato un nuovo business, sfruttato da aziende di alcuni Paesi che hanno visto un’opportunità redditizia. Tra quelli che ne stanno approfittando di più c’è la Grecia, dove diversi armatori hanno iniziato a trasportare petrolio russo utilizzando petroliere nuove, con meno di un anno di vita.

Tariffe record per il trasporto di petrolio russo

Il motivo è legato alle tariffe di trasporto record, diventate talmente elevate da rendere l’attività estremamente profittevole, anche considerando l’origine controversa del greggio. Se a inizio 2025 il costo del trasporto del petrolio russo era di circa 25 dollari a tonnellata, secondo gli ultimi dati il prezzo per il trasporto dai porti baltici all’India è salito oltre i 60 dollari a tonnellata. Un aumento tale da garantire margini molto elevati alle compagnie di navigazione. A dicembre, le navi greche hanno caricato 20,6 milioni di barili di greggio russo, più di qualsiasi altra nazione al mondo, in netto aumento rispetto ai 12,2 milioni di novembre.

Esiste però anche il lato negativo della medaglia, legato alla sicurezza. Il 14 gennaio due petroliere gestite da compagnie greche sono state colpite da droni nel porto russo di Novorossijsk. Un episodio che ha spinto il ministro greco della Marina a ordinare agli operatori attivi nel Mar Nero di aggiornare immediatamente i protocolli di sicurezza.

Nonostante l’embargo, spedire petrolio russo è ancora tecnicamente legale per le aziende occidentali, a condizione che il prezzo resti sotto il tetto imposto dal G7, fissato a 47,60 dollari al barile. Tuttavia, Paesi come Svezia e Finlandia stanno spingendo affinché l’Unione Europea introduca un divieto totale anche sulla partecipazione al trasporto del greggio russo. Questa misura potrebbe essere inserita nel nuovo pacchetto di sanzioni che Bruxelles sta valutando di adottare entro il 24 febbraio, data che segna il quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina. Un ulteriore passo per isolare Mosca e aumentare la pressione economica sul Cremlino.

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