Tra India e Cina ma lontano dagli Usa: il futuro in bilico del Bangladesh

Federico Giuliani

15 Gennaio 2024 - 07:13

Il futuro del Bangladesh post elezioni rischia di essere sempre più lontano dall’Occidente. Dacca, attore strategico nell’Indo-Pacifico, è contesa tra Cina e India.

Tra India e Cina ma lontano dagli Usa: il futuro in bilico del Bangladesh

In Bangladesh il primo ministro Sheikh Hasina si è assicurato il suo quarto mandato consecutivo, mantenendo il titolo di capo di governo donna più longeva al mondo.

Le prime elezioni del 2024 sono terminate con il trionfo preventivato della Awami League, la Lega popolare bengalese (AL), che ha ottenuto 222 seggi sui 299 in lizza.
I candidati indipendenti, molti dei quali sono stati scelti proprio dalla Lega popolare bengalese e da gruppi associati, hanno ottenuto altri 62 seggi, mentre il Partito Jatiya ne ha conquistati 11. Il principale partito di opposizione, il Partito nazionalista del Bangladesh (BNP), guidato dall’ex primo ministro Khaleda Zia, e i suoi alleati hanno boicottato le elezioni, mentre l’affluenza alle urne è stata bassa, pari al 41,8%.

Oltre a concentrarsi sull’esito del voto, necessario per rinnovare la Casa della Nazione, il parlamento unicamerale del Paese asiatico, è interessante focalizzarsi sugli effetti della riconferma di Hasina in un più ampio contesto geopolitico globale. Già, perché mentre gli Stati Uniti hanno criticato le elezioni, definendole irregolari , Cina e Russia si sono congratulate con la vittoria della 76enne soprannominata “signora di Ferro”.

Cosa succede in Bangladesh

Il Bangladesh, che conta 170 milioni di abitanti, è il primo Paese dell’Asia meridionale a recarsi quest’anno alle urne. È anche un Paese alle prese con una grave crisi economica, la stessa che lo scorso anno, seppur in mezzo ad alcuni barlumi di luce, hanno portato Dacca a richiedere un prestito di quasi 5 miliardi di dollari al Fondo Monetario Internazionale. “Il nostro Paese è sovrano e indipendente. forse siamo piccoli ma abbiamo una grande popolazione. Abbiamo stabilito i diritti democratici delle persone e anche il diritto a una vita migliore. Questo è il nostro obiettivo principale”, ha tuttavia dichiarato Hasina ai giornalisti, dopo aver ottenuto la vittoria.

Due sono i principali problemi di Dacca. Il primo riguarda il sistema politico della nazione. Il Bnp, come detto, ha boicottato le elezioni dopo che il primo ministro aveva negato le richieste di dimissioni e impedito che un governo provvisorio neutrale gestisse la tornata elettorale. Nel frattempo, le organizzazioni per i diritti umani avvertono che il Bangladesh si starebbe dirigendo verso un sistema monopartitico.

L’altro nodo spinoso coincide con l’economia. Il FMI il mese scorso ha chiesto al Paese di inasprire la propria politica monetaria e di avere una maggiore flessibilità del tasso di cambio per contribuire a contenere l’elevata inflazione.

Dacca guarda al Sud Globale

Ciò nonostante il Bangladesh ha una non indifferente valenza strategica – un’economia da 400 miliardi di dollari che è cresciuta del 7,1% nel 2022 – che ha attirato l’appetito delle grandi potenze globali, interessante a sfruttare questo Paese per consolidare le rispettive agende nell’Indo-Pacifico. Su tutte India e Cina.

Come spiegano i media indiani, il commercio bilaterale tra India e Bangladesh ha superato i 15 miliardi di dollari nel 2021-22. Delhi riconosce Dacca come un vitale cuscinetto orientale e fornisce al vicino un supporto fondamentale nei porti e nell’accesso alla rete elettrica, essenziali per la crescita nazionale. I legami storici e la vicinanza geografica favoriscono insomma una relazione commerciale simbiotica.

Allo stesso tempo, il commercio bilaterale del Bangladesh con la Cina ha superato i 25 miliardi di dollari nel 2022. Il governo bengalese si è inoltre più volte allineato a Pechino, che dal canto suo sta contribuendo a trasformare il panorama della nazione asiatica attraverso mega progetti. Calcolatrice alla mano, gli investimenti in loco del Dragone in progetti infrastrutturali finanziati dalla Belt and Road Initiative hanno superato i 10 miliardi di dollari.

L’approccio articolato del Bangladesh nei confronti di India e Cina riflette la priorità data da Dacca a relazioni reciprocamente vantaggiose in linea con gli interessi nazionali rispetto agli affari strategici a somma zero. Non è un caso che questo Paese sfrutti i legami socioeconomici, commerciali e culturali con l’India per quanto concerne la crescita economica, ma allo stesso tempo sia interessato a consolidare significative relazioni militari con la Cina.

Sotto il governo Hasina, il Bangladesh ha cercato di bilanciare le varie influenze esterne, accettando aiuti e partenariati da diverse potenze straniere ma cercando di evitare la dipendenza. Intanto il dipartimento di Stato Usa ha fatto sapere in una nota di non ritenere le elezioni parlamentari tenutesi in Bangladesh “libere o giuste”. Una critica tagliente e decisa, che potrebbe ulteriormente spingere Dacca nelle mani del Sud Globale. Resta da capire sotto quale protettore: indiano o cinese.

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