Tra apparenza e resilienza: come sta l’economia della Russia?

Federico Giuliani

26 Febbraio 2024 - 07:25

Le previsioni dicono che l’economia russa continuerà a crescere anche nel 2024. Molti analisti si interrogano tuttavia sulla reale tenuta di Mosca.

Tra apparenza e resilienza: come sta l’economia della Russia?

C’è la realtà descritta dalle autorità russe, ci sono le analisi di esperti e think tank volte a screditarla, e poi, in mezzo, troviamo le statistiche ufficiali. Che pure, per essere capite al meglio, dovrebbero essere accompagnate da un ragionamento di scenario.

Ebbene, in un simile contesto Rosstat, il servizio statistico della Federazione Russa, ha fatto sapere che nel corso del 2023 l’economia russa, in termini di crescita, ha superato sia gli Stati Uniti che l’Europa, aumentando del +3,6% nonostante il peso delle sanzioni economiche. E nonostante il fatto che il Paese fosse, di fatto, tagliato fuori dai principali mercati globali occidentali.

I dati filtrati dall’agenzia di Mosca si discostano nettamente dal calo dell’1,2% del pil rilevato nel 2022, quando una nutrita coalizione di Paesi occidentali guidata dagli Stati Uniti aveva imposto al Cremlino una pesante serie di sanzioni per punire l’offensiva militare in Ucraina. La Russia, dunque, non è crollata e continua a crescere. Ma è davvero così?

In teoria sì, ma in pratica urge fare una precisazione. L’aumento del pil russo sembrerebbe esser stato guidato principalmente dall’aumento della spesa militare, portando alcuni economisti a chiedersi, da un lato, se una simile crescita sia sostenibile nel lungo periodo e, dall’altro, quali effetti possa generare.

In tutto questo, il presidente russo Vladimir Putin, che dovrà affrontare le elezioni a marzo, ha affermato che l’economia del Paese si sta allontanando con successo dai mercati occidentali e avvicinandosi verso l’autosufficienza, coltivando al contempo nuove relazioni commerciali.

Le cause della crescita dell’economia russa

Le proiezioni dicono che l’economia russa continuerà a crescere nel 2024, anche se a un ritmo leggermente ridotto rispetto al 2023. La previsione del governo russo di un aumento del pil del 2,3% è in realtà inferiore alla previsione del 2,6% pubblicata dal Fondo monetario internazionale.

“La Russia sta subendo un massiccio stimolo fiscale, e questo è in gran parte ciò che sta dietro la crescita russa che vediamo”, ha detto Howard J. Shatz, economista senior della Rand, al sito VOA. A detta dell’esperto, il governo russo ha speso circa 353,8 miliardi di dollari (32,4 trilioni di rubli) nel 2023, rispetto ai poco più di 31 trilioni di rubli del 2022. Ma questi numeri superano di gran lunga i livelli di spesa prebellici. Inoltre, il bilancio federale nel 2021 ammontava a soli 270 miliardi di dollari (24,8 trilioni di rubli).

“Stanno sostenendo le industrie della Difesa. Stanno sostenendo l’occupazione. Stanno pagando bonus alle persone per arruolarsi nelle forze armate. Stanno pagando le famiglie per i militari che vengono uccisi. Stanno pagando i militari che vengono feriti, che hanno la fortuna di essere rimandati a casa”, ha aggiunto Shatz. Il Cremlino avrebbe dunque finanziato queste spese aumentando le entrate fiscali, riducendo il fondo patrimoniale nazionale e, soprattutto, indebitandosi. Il disavanzo pubblico è storicamente elevato in questo periodo, e sarebbe pari a quasi il 10% del bilancio complessivo.

Tra sostenibilità e resilienza

La domanda che vale un miliardo di dollari è la seguente: quanto è sostenibile un modus operandi del genere? La Banca centrale russa ha reagito aumentando i tassi di interesse a circa il 16%, osservando sia la suddetta spesa che la pressione inflazionistica. Un effetto collaterale dello stimolo, non a caso, è stata un’inflazione relativamente elevata, pari al 7,4% nel 2023, in calo rispetto all’11,9% nel 2022.

“Per la maggior parte dei russi, in particolare quelli che vivono nelle grandi città, l’impatto delle sanzioni sulla vita quotidiana non è particolarmente significativo”, ha affermato Maria Snegovaya, ricercatrice senior presso il Center for Strategic and International Studies. Certo, l’inflazione come detto rimane elevata, ma l’aumento dei prezzi è stato compensato, in una certa misura, da un aumento delle retribuzioni per i lavoratori, con la disoccupazione è vicina ai minimi storici. “Le persone hanno ancora il loro lavoro. I prodotti occidentali sono stati sostituiti da prodotti cinesi e trovano anche molti modi per aggirare le sanzioni. Quindi, non è che ci siano grandi carenze di cose. La storia è un po’ diversa nelle regioni al di fuori delle grandi aree metropolitane”, ha chiarito Snegovaya.

Per Kristalina Georgieva, direttrice del Fondo Monetario Internazionale, in Russia oggi la produzione aumenta per il settore militare ma il consumo diminuisce. “E questo è più o meno un aspetto che era tipico dell’Unione Sovietica. Alto livello di produzione, basso livello di consumo”, ha aggiunto nel corso di un’intervista alla Cnbc.

Argomenti

# Russia
# Guerra