Top dividendi giugno 2026, Enav, Acea e Iren staccano cedole fino al 5,4%

Claudia Cervi

08/06/2026

Hai 20.000 euro da investire? Queste 3 azioni staccano oltre 1.000 euro di dividendi a giugno.

Top dividendi giugno 2026, Enav, Acea e Iren staccano cedole fino al 5,4%

Giugno non è il mese dei dividendi a Piazza Affari, ma tre società staccano cedole fino al 5,5%. Con i mercati ai massimi storici, trovare rendimento è diventato più complicato. Un ipotetico investimento di 20.000 euro in Enav, Acea e Iren permetterebbe di incassare tra 1.040 e 1.100 euro lordi in meno di un mese. Il problema è capire se conviene davvero.

1) Enav

Enav gestisce tutto il traffico aereo civile italiano. È l’unico gestore di spazi aerei, dunque non ha competitor: se un aereo decolla da Milano, passa da Enav. E ogni volo che attraversa lo spazio aereo nazionale genera ricavi per la società. Il 22 giugno staccherà un dividendo di 0,29 euro per azione, pari a un rendimento lordo di circa il 5,5% ai prezzi di inizio giugno. Una cedola che la colloca ai vertici del listino italiano. La domanda che un investitore dovrebbe porsi, però, non è quanto rende oggi il dividendo, ma quanto sia sostenibile tra cinque o dieci anni.

Qui emerge il primo elemento di attenzione. La distribuzione agli azionisti supera gli utili realizzati nel 2025. In altre parole, Enav sta restituendo ai soci più di quanto abbia guadagnato nell’ultimo esercizio. La situazione non è critica perché il gruppo continua a generare una forte cassa operativa, ma lascia meno margine di sicurezza rispetto ad altre società che distribuiscono solo una parte dei profitti.

Nel primo trimestre 2026 il business ha mostrato segnali incoraggianti. I ricavi sono cresciuti dell’8,2% e il margine operativo è tornato positivo, il che spiega perché il mercato rimane fiducioso sulla ripresa strutturale del traffico aereo europeo. Ma non è completamente immune dal ciclo economico. Se la crescita dell’Eurozona dovesse rallentare in modo significativo, compagnie aeree, turismo e trasporto merci sarebbero tra i primi settori a risentirne. Meno voli significano meno traffico gestito e, potenzialmente, una minore capacità di sostenere dividendi così generosi nel tempo.

Enav resta quindi un titolo interessante per chi cerca reddito immediato e una certa stabilità operativa. Oggi però il mercato paga soprattutto la generosità della cedola. Chi acquista il titolo deve essere consapevole che una parte importante del rendimento dipende dalla capacità della società di mantenere negli anni una distribuzione che appare già piuttosto aggressiva rispetto agli utili prodotti.

2) Acea

Acea è la multiutility di Roma. Gestisce acqua, rifiuti, energia per la Capitale e il Lazio. Non è un’azienda «morbida»: ha grossi debiti, margini sotto pressione regolamentare, e una transizione ecologica che costa.

A giugno distribuirà 1,20 euro per azione, pari a un rendimento lordo del 5,2%. Una cedola corposa che la colloca ai vertici del listino italiano. Ma qui emerge il primo elemento critico: quella cedola non è una distribuzione ordinaria.

Dei 1,20 euro, 0,95 sono ordinari (il dividendo che ripete ogni anno) e 0,25 sono straordinari (una pulizia di bilancio, una distribuzione una tantum di cassa eccedente). Chi compra Acea oggi pagherà la cedola al prezzo di mercato attuale, incassando una tantum il dividendo straordinario a giugno, ma l’anno prossimo il rendimento scenderà significativamente. Tolto il dividendo straordinario, infatti, Acea distribuisce 0,95 euro, e il rendimento scende a circa il 4%.

Il payout ratio ordinario è equilibrato al 53%, il che significa che la società trattiene risorse per investire nella rete idrica e nei servizi ambientali.

Questo è positivo: Acea reinveste nei servizi pubblici essenziali. L’aspetto più critico riguarda il debito: Acea ha grossi debiti e margini sotto pressione regolamentare (le tariffe dell’acqua e dei rifiuti sono fissate da autorità pubbliche). Gli impianti di depurazione e la riduzione delle perdite idriche richiedono investimenti continui.

Inoltre il mercato ha premiato Acea negli ultimi anni: il titolo è salito significativamente. A rendimenti così alti spesso corrisponde il segnale che il prezzo è già caro. Chi compra oggi incorpora già il dividendo straordinario nel prezzo di acquisto.

3) Iren

Iren è una delle principali multiutility del Nord Italia. Gestisce reti elettriche e del gas, acquedotti, impianti di depurazione, raccolta rifiuti, teleriscaldamento e vendita di energia. I suoi territori storici sono Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna, aree dove il gruppo controlla infrastrutture essenziali utilizzate ogni giorno da milioni di persone.

Questa caratteristica rende Iren meno dipendente dall’andamento dell’economia rispetto a molte altre società quotate, rendendo più prevedibili i flussi di cassa che sostengono la sua cedola.

A giugno Iren distribuirà 0,1386 euro per azione, in rialzo rispetto ai 0,1283 dell’anno prima. Il rendimento è del 5,2%, con payout ratio del 64%.

L’aspetto positivo è che Iren distribuisce progressivamente più cassa senza saccheggiare il bilancio. Il dividendo cresce anno dopo anno.

Come si spiega questa crescita? Nel primo trimestre 2026 Iren ha registrato ricavi in calo (1,81 miliardi vs 2,09 miliardi nel Q1 2025): le commodities energetiche sono scese, quindi i prezzi al cliente sono diminuiti. Non è una perdita di volumi, è un prezzo medio inferiore. L’EBITDA è rimasto sostanzialmente stabile a 418 milioni (erano 418,5 l’anno precedente), il che significa che Iren ha mantenuto i margini. Il management ha confermato la guidance per l’intero 2026: EBITDA in crescita del 4% e utile netto in crescita del 3% a fine anno.

Il bilancio regge. Il debito netto è calato a 4,18 miliardi grazie a una generazione di cassa operativa di 256 milioni che ha finanziato integralmente gli investimenti tecnici (189 milioni). Il leverage è sotto controllo. E Iren ha reso pubblico il Piano Industriale al 2030, che prevede 6,4 miliardi di investimenti tecnici in sei anni, con target di EBITDA a 1,6 miliardi di euro (crescita annuale del 4%) e utile netto a 400 milioni (crescita annuale del 7%). Il rapporto indebitamento/EBITDA scenderà progressivamente a 3,1 volte. Soprattutto: il management ha annunciato una dividend policy esplicita con crescita del +8% annuale fino al 2027 e del +6% dal 2028 al 2030.