Il grande bluff di Henry Ford. Come nel 1919 riuscì a riprendersi l’azienda creando un falso concorrente

Andrea Fabbri

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All’inizio del secolo scorso Henry Ford creò un finto concorrente per spaventare mercati e azionisti e riprendere il controllo totale sulla sua azienda

Il grande bluff di Henry Ford. Come nel 1919 riuscì a riprendersi l'azienda creando un falso concorrente

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Henry Ford è stato uno dei personaggi più importanti dello scorso secolo. È a lui che si devono l’introduzione della produzione in serie e della catena di montaggio e la trasformazione dell’automobile in bene di consumo di massa.
In pochi, però, sanno che l’imprenditore americano viene citato ancora oggi nelle facoltà di giurisprudenza anche per un altro motivo: il geniale bluff del 1919 che gli permise di riprendere il controllo totale sull’azienda che aveva fondato.

Il progetto River Rouge e l’opposizione degli azionisti

Ford non era un amante dei prestiti e nel 1916 aveva accumulato una riserva di capitale di oltre 60 milioni di dollari in contanti (circa 51 milioni di euro al cambio attuale). Il suo obiettivo era quello di creare una nuova fabbrica a River Rouge e di munirla di una fonderia per produrre acciaio in autonomia.

Il progetto espansivo portò a un taglio dei dividendi straordinari e a un’ulteriore riduzione del prezzo della Ford T per aumentare le vendite. Nel frattempo i fratelli John e Horace Dodge avevano messo le mani sul 10% delle azioni Ford, ma producevano già le proprie auto. Henry stava finanziando direttamente la concorrenza.

Come se non bastasse i Dodge lo portarono in tribunale nel 1916 e la Corte Suprema del Michigan lo obbligò a distribuire 19,2 milioni di dollari in dividendi. Fu lì che Ford decise che non sarebbe mai più successo e iniziò a elaborare il suo epico bluff.

Un trucco già testato

Per riprendere il controllo totale Ford mise in campo una versione rielaborata di un trucco che aveva usato nel 1905 con il suo socio Alexander Malcomson. Malcomsom, commerciante di carbone, aveva fornito i capitali per avviare l’azienda, ma la sua idea era che producesse auto di lusso. Henry, invece, voleva iniziare la produzione di massa e creare veicoli alla portata di tutti.

Lo scontro era inevitabile e Ford lo vinse creando insieme al braccio destro James Couzens una società secondaria, la Ford Manufacturing Company che produceva pezzi e li vendeva alla sede centrale a un prezzo gonfiato. Spaventato dalle perdite e da una possibile crisi, Malcomson vendette la sua partecipazione per 175.000 dollari nel 1906 e Ford riprese il controllo totale della sua creatura.

Nel 1919 la truffa ebbe lo stesso meccanismo ma una portata ben maggiore. Il 30 dicembre 1918 Henry si dimise dalla presidenza, lasciò il posto al figlio Edsel e andò in vacanza in California. Dal sole della West Coast, però, riuscì a far trapelare una notizia al New York Times: il progetto di creare una nuova società per realizzare un auto più efficiente e meno costosa da vendere a cifre comprese tra i 250 e i 350 dollari.

La paura fece il resto. L’annuncio spaventò così tanto gli azionisti, che senza Ford alla guida temevano il crac totale, da spingerli alla vendita delle proprie azioni. E nel frattempo il fondatore aveva reclutato alcuni gestori di investimenti sotto copertura per rivolgersi discretamente ad alcuni di loro e chiedergli di vendere prima che iniziasse la psicosi generale.

Quasi tutti gli investitori abbandonarono la barca, tranne James Couzens che aveva imparato il trucco dal 1905.

Ford aveva ripreso quasi tutto il suo potere sull’azienda e nel 1919, grazie a un prestito di 75 milioni di dollari da Wall Street, tornò l’unico proprietario della più grande azienda industriale del mondo. Ovviamente l’auto da 250 dollari non venne mai realizzata.

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