Le azioni Telecom Italia tornano sui massimi da 6 anni alla vigilia dei conti e tutto si gioca su questa resistenza. Dopo un +30% da inizio anno, il titolo si muove in area 0,66-0,67 euro, sostenuto dal dossier Poste Italiane. Con la trimestrale del 6 maggio attesa senza particolari sorprese, è probabile che una parte rilevante delle buone notizie sia già incorporata nei prezzi.
Anche per questo le valutazioni degli analisti restano divise: Barclays indica un target a 0,63 euro, sotto le quotazioni attuali, mentre Equita conferma una visione più costruttiva con prezzo obiettivo a 0,73 euro. Più ottimiste Beremberg e Kepler Cheuvreux, che fissano i target rispettivamente a 0,76 e 0,80 euro.
Una conferma dell’outlook può spingere ancora il titolo, mentre segnali meno convincenti rischiano di innescare prese di profitto. Anche nello scenario più favorevole, però, l’upside resta intorno al 20%, mentre per tornare sopra 1,30 euro (record 2015) servirebbe ancora un recupero nell’ordine del +96%.
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Cosa si aspettano gli analisti dalla trimestrale di Telecom Italia
Sul primo trimestre le aspettative restano caute. Banca Akros stima ricavi in crescita dell’1%, ma un EBITDA in calo di circa il 3%.
A pesare è soprattutto l’uscita di alcuni contratti MVNO (Mobile Virtual Network Operator), come Fastweb e Coop Voce, che nel 2025 avevano sostenuto i conti. Pur trattandosi di un effetto temporaneo, la transizione verso i nuovi accordi richiede tempo e nel frattempo i margini ne risentono.
Il focus, però, è già oltre il trimestre. La debolezza del primo semestre era stata anticipata dal management e il mercato guarda alla tenuta della guidance. Le indicazioni per il 2026 restano quelle di una crescita dei ricavi tra l’1% e il 3% e di un EBITDA in aumento tra il +4% e il +6%. Il recupero è atteso nella seconda metà dell’anno, quando inizierà a vedersi in modo più evidente il contributo dei nuovi accordi, a partire da quello con Poste Italiane.
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Cosa può cambiare la valutazione del titolo (e passare dal +20% al -16%)
Se il margine di upside indicato dagli analisti più ottimisti si ferma intorno al +20%, il rischio al ribasso non è molto distante. Una forchetta di prezzo piuttosto ampia che dipende da alcuni punti ancora aperti nella storia industriale di Telecom Italia.
Primo tra tutti, quello dei costi della rete. Le tariffe wholesale di Fibercop restano sotto osservazione: secondo l’ad Pietro Labriola, per gli operatori retail è sempre più difficile scaricare gli aumenti sui clienti finali. Questo si traduce in margini più compressi, soprattutto in un mercato dove la leva prezzo è limitata dal quadro normativo, che riduce la flessibilità commerciale e rende complesso il tentativo di limare i costi.
Anche la partita sulla fibra può incidere direttamente sulla valutazione di TIM. FiberCop e Open Fiber stanno lavorando a un possibile accordo commerciale per coordinare gli investimenti. Se l’intesa dovesse concretizzarsi, oltre alle sinergie sulla rete potrebbe scattare anche un earn-out da 2,5 miliardi a favore di TIM. Un elemento che oggi il mercato sconta solo in parte e che potrebbe invece dare nuovo slancio al titolo.
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