Giovedì 4 dicembre la nota banca universale britannica Barclays, con sede a Londra, ha emesso una dual tranche rivolta al mercato retail. I due prodotti condividono più caratteristiche mentre divergono nella valuta di denominazione e nei coupon nominali annui. Per non esporci al rischio di cambio, e quindi contenere le potenziali minacce dell’investimento, presentiamo il titolo in euro. Anticipiamo che paga un tasso di interesse al 5% per 16 anni il bond cumulative e callable di Barclays.
Investire a lungo termine ma con possibile call
Tecnicamente si tratta di un Callable Fixed Rate bond senior unsecured, cioè un debito non tutelato da garanzie reali, da beni specifici, ma coperto e garantito dalla solvibilità emittente. In caso di default Barclays il bond avrebbe priorità di rimborso rispetto ad azioni e debiti subordinati, ma seguirebbe quello effettuato a favore dei creditori senior garantiti. In pratica il Callable Fixed Rate Barclays ha un profilo di rischio intermedio tra le varie categorie di “pretendenti” in caso di fallimento del debitore.
È emessa a 100, ha ISIN XS3189138111 e al pari del bond gemello in valuta è ideato da Websim by Intermonte ed emesso da Barclays. È negoziato sull’EuroTLX di Borsa Italiana con taglio minimo di negoziazione di mille euro e relativi multipli. Ha data emissione 04/12/’25 e scadenza massima alla stessa data tra 16 anni, il 04/12/’41. Il titolo impegna quindi il capitale per più di tre lustri salvo in due circostanze:
- rivendita anticipata da parte dell’investitore ai prezzi di mercato (che riguardano il solo capitale) al tempo dell’uscita dall’investimento. Ovviamente anche i prezzi buy e/o sell incidono sul ritorno, per cui andrebbero “ottimizzati”. Ancora, al tempo della rivendita si ottiene anche il rateo della cedola sino ad allora accumulata (c.d. rateo pro-rata temporis), o da pagare in caso di acquisto;
- richiamo e rimborso anticipato del prestito da parte dell’emittente già dalla fine del 1° anno e a seguire a cadenza annuale fino al dicembre 2040. Il notice period è di 5 giorni antecedenti ad ogni potenziale data di richiamo.
La struttura dei tassi cedolari annui
Su questo Callable Fixed Rate 16y Barclays paga un coupon fisso e costante del 5% annuo lordo, il 3,7% al netto della ritenuta fiscale del 26%. Tuttavia, la cedola è del tipo cumulative e quindi pagata tutta in un’unica soluzione o a naturale scadenza o a una delle date di call. In entrambi i casi con il rimborso la banca pagherà il capitale nominale sottoscritto e tutte le cedole nel frattempo maturate, dando vita al c.d. maxi-cedolone.
Immaginiamo ora che il richiamo avvenisse al termine dell’8° anno, ossia a dicembre del 2033. Bene, per ogni titolo posseduto l’accredito sarebbe di 1.000 € nominali più 37 € di interessi da moltiplicare per gli 8 anni da emissione a rimborso. Gli stessi calcoli andrebbero fatti in caso di richiamo ad altra, distinta data di call. Se giungesse a naturale scadenza, nel 2041, il maxi-cedolone sarebbe di 592 € netti (di sola ritenuta) per ogni mille investiti.
Tuttavia, un conto è il rendimento lordo, un altro quello netto di ritenuta, un altro il reale (cioè al netto dell’inflazione) e altro ancora è quello effettivo che si determina tramite il tasso composto. Una cedola pagata a distanza di anni vale meno di una pagata al termine esatto del suo periodo di maturazione. Detta diversamente, il rendimento effettivo decresce man mano che passa il tempo poiché € 37 a dicembre 2026 valgono di più di € 37 corrisposti tra 8 o 16 anni, per esempio.
Ottimizzare il rendimento o puntare alla maxi cedola?
Data la natura cumulative e callable del prodotto, una sua possibile spendibilità potrebbe essere quella di “completamento” di un portafoglio bond già diversificato. L’emittente infatti non paga interessi fino a estinzione del debito, per cui non si hanno flussi cedolari “in corso d’opera”. La circostanza rende più volatile il bond sul secondario, per cui il rischio di mercato non è proprio sfumato vista la data scadenza tra 16 anni. Di contro il rischio di possibile callability del prestito non farà decollare i corsi più di tanto perché nessuno vorrebbe correre il rischio del richiamo anticipato a 100.
In compenso, se in futuro la discesa degli yield dovesse proseguire c’è che il bond potrebbe garantire un ritorno effettivo più alto della media di mercato. In quel caso, però, potrebbe scapparci la call che andrebbe “a tutela” dei rendimenti, tanto più alti quanto meno nel tempo è rimandata l’estinzione del debito. Di converso esporrebbe il risparmiatore al c.d. rischio di reinvestimento.
Tasso di interesse al 5% per 16 anni sul bond in euro cumulative e callable di Barclays
Provando a sintetizzare, il bond presenta rischi e opportunità da saper cogliere. Forse la chiave di volta del successo potrebbe essere nel “giusto” prezzo di ingresso sul bond durante la sua vita di maturazione. Qui le due principali variabili che avranno più impatto sui corsi sono da un lato lo stato di salute dell’emittente, cioè le variazioni di rating, oggi pari ad A1 per Moody’s e ad A+ per Fitch ed S&P. Dall’altro il futuro trend dei tassi di interesse di mercato: se dovessero risalire allora i prezzi di mercato dell’obbligazione si deprezzeranno, e viceversa.
Forse, ma è solo una nostra idea, l’ideale potrebbe essere una call a medio termine per due motivi:
- tutelare lo yield effettivo e non indebolirlo più di tanto man mano che passa il tempo, visto che l’incasso della cedola è postdatata;
- guadagnare una discreta maxi cedola, più il capitale nominale, da reinvestire a piacimento molto prima del 2041.
Ad ogni modo la call sì/no sarà una decisione tutta interna alla banca emittente, mentre il singolo investitore potrà fare del suo meglio per ottimizzare il suo trade.