Il 2026 ha già premiato molti titoli di Piazza Affari, con rialzi anche oltre il 50% da inizio anno.
Non questo. Nonostante fondamentali in miglioramento e ricavi attesi in crescita del 18%, continua a muoversi intorno alla parità, ignorato dal mercato.
È un’anomalia? Forse ancora per poco: nelle ultime settimane le azioni sono già salite di oltre il 25% e gli analisti vedono un potenziale ulteriore rialzo del 55% dai livelli attuali.
Qualcosa allora sta cambiando. Anche alla luce di un’operazione annunciata dal management che potrebbe segnare un punto di svolta.
Ecco di cosa si tratta e perché questo è il momento giusto per considerare questo titolo.
Buyback FILA. Ecco perché è un’operazione da seguire
Il catalyst che nelle ultime sedute ha riacceso l’attenzione sul titolo è l’annuncio di un programma di buyback, cioè il riacquisto di azioni proprie da parte della società.
Quando un’azienda decide di ricomprare le proprie azioni sul mercato sta, di fatto, dicendo che in questo momento il titolo è considerato sottovalutato. È una scelta di allocazione del capitale: se non ci sono alternative più redditizie, la società investe su se stessa.
Nel caso di FILA il timing non è casuale. Il buyback arriva in un momento di transizione strategica, in cui il gruppo è impegnato a migliorare la redditività e a ottimizzare la struttura operativa.
Operazioni di questo tipo piacciono al mercato e gli effetti in Borsa potrebbero vedersi all’improvviso: il buyback porta nuova domanda sul titolo e può contribuire a far salire il prezzo. C’è poi un vantaggio più diretto per gli azionisti: con meno azioni in circolazione l’utile viene distribuito su una base ridotta. In pratica, l’EPS tende a salire.
Ecco perché gli analisti di Intesa Sanpaolo hanno confermato il giudizio buy sul titolo, fissando un target price a 14,70 euro, con upside potenziale del +55%. Ma dietro a questa valutazione non c’è solo il buyback: i numeri si stanno muovendo nella direzione giusta.
Dopo un 2025 in calo, il 2026 può cambiare tutto per FILA
Il buyback arriva in una fase delicata per FILA, ma potenzialmente decisiva.
Il 2025 è stato un anno complicato: tra dazi e tagli ai budget scolastici negli Stati Uniti e nel Regno Unito, i ricavi sono scesi a 572,2 milioni di euro (da 612,6 milioni), mentre l’Ebitda adjusted si è fermato a 93,3 milioni, con una marginalità in calo al 18,4%. Anche l’utile netto ha registrato una flessione, a 33 milioni dai 40,9 milioni dell’anno precedente. Ci sono però dati positivi che confermano la stabilità del gruppo pur in un momento di rallentamento: la generazione di cassa si è confermata solida, con oltre 35 milioni di euro di free cash flow.
Le stime per il 2026 indicano infatti un ritorno alla crescita. I ricavi dovrebbero salire di circa il 18%, a 675 milioni di euro, con un Ebitda in risalita sopra i 109 milioni e un utile netto atteso a oltre 47 milioni.
Numeri che riporterebbero il gruppo su un percorso di espansione dopo il 2025. Ma che dipendono dalla ripresa della domanda in Europa e negli Stati Uniti, dalla stabilizzaizone sul mercato messicano e dalla capacità di generare valore dalle recenti acquisizioni (Seven e DOMS).
Proprio quest’ultimo è un elemento di forte interesse. Secondo gli analisti di Intesa, se si esclude la partecipazione del 26% nella società indiana, il core business di FILA viene valutato a circa 2,5 volte l’EV/Ebitda atteso per il 2026.
Un livello particolarmente contenuto, che suggerisce come una parte del valore non sia ancora riflessa nelle quotazioni.
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