Superbonus 110%, la semplificazione non azzera le difficoltà burocratiche: in quali casi non basta la CILA

Rosaria Imparato

7 Giugno 2021 - 10:44

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Il decreto Semplificazioni non ha annullato le difficoltà con i documenti, anzi: il rischio in caso di abusi è perdere l’agevolazione del superbonus 110%. Vediamo in quali casi la CILA non basta.

Superbonus 110%, la semplificazione non azzera le difficoltà burocratiche: in quali casi non basta la CILA

Il decreto Semplificazioni ha introdotto importanti novità nella disciplina del superbonus 110%, andando a intervenire direttamente sul decreto Rilancio, prima tra tutte la CILA (Comunicazione di inizio lavori asseverata) che sostituisce l’attestazione dello stato legittimo dell’immobile.

In pratica, per fare iniziare i lavori del superbonus 110% (tranne quelli di demolizione e ricostruzione dell’edificio) serve solo la CILA; con un risparmio in termini di tempo quantificato in circa 3 mesi.

Ma è tutto oro quello che luccica? Chiaramente no, meno che mai per quanto riguarda la burocrazia: vediamo quali sono rischi e difficoltà che non vengono risolti col decreto Semplificazioni.

Superbonus 110% semplificato: pro e contro della CILA

Come anticipato, la CILA sostituisce l’attestazione dello stato legittimo dell’immobile. La comunicazione di inizio lavori asseverata è più semplice da ottenere rispetto alla SCIA, trattandosi di una ratta di una pratica amministrativa che va redatta dal tecnico abilitato prima dell’inizio dei lavori.

Lo stato legittimo invece risulta dal titolo abitativo Iniziale della costruzione, oppure da quello che ne ha pianificato l’ultimo intervento o ne ha consentito modifiche parziali. Il documento risulta più complicato da ottenere in alcuni casi, per esempio prima del 1942 non c’era l’obbligo di titolo abilitativo nei centri abitati (e prima del 1967 al di fuori dei centri abitati).

Con la CILA quindi si velocizza notevolmente questo passaggio, eppure a differenza della SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) rimangono in sospeso alcuni elementi.

Per esempio, la CILA non ammette varianti in corso d’opera: questo significa che se durante i lavori in cantiere viene cambiato qualche elemento sostanziale del progetto, va presentata una nuova comunicazione.

È dalla presentazione della CILA però che dipendono i finanziamenti da parte della banca, e la sostituzione della comunicazione in corso d’opera potrebbe trasformarsi, come fa notare il Sole 24 Ore, nel blocco del prestito.

Inoltre, la sostituzione della CILA potrebbe anche cancellare il beneficio fiscale degli interventi trainati (per esempio la sostituzione degli infissi), che per essere eseguiti necessitano non solo di essere collegati a uno dei lavori trainanti, ma anche che sia attivo il titolo abilitativo.

Superbonus 110% e le novità del decreto Semplificazioni: la responsabilità dei professionisti

Un’altra questione che si apre con i cambiamenti burocratici messi in atto dal decreto Semplificazioni riguarda la responsabilità dei professionisti.

L’articolo 33 del decreto, che va a sostituire il comma 13 ter dell’articolo 119 del decreto Rilancio, recita:

“resta impregiudicata ogni valutazione circa la legittimità dell’immobile oggetto di intervento”

Significa che in caso di abusi edilizi risultanti dai controlli si va incontro alla perdita del beneficio fiscale.

Qual è dunque la posizione dei professionisti? Per evitare di perdere l’agevolazione al 110% (non solo, ma anche il blocco del cantiere e la rimozione delle opere non autorizzate) i professionisti accorti dovranno comunque fare le verifiche sullo stato di legittimità dell’immobile, comunicando ai committenti eventuali difformità o abusi edilizi riscontrati (anche se poi al Comune si presenta solo la CILA).

Alla fine, insomma, soprattutto nel caso dei condomini o degli interventi più complicati, i professionisti dovranno comunque “affrontare” atti e documenti, a prescindere dalla (paradossale) semplificazione.

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