Cosa succede agli animali domestici in caso di decesso del proprietario? Come funziona l’eredità dei pet e come tutelarli con il legato modale.
Se viene a mancare una persona cara che fine fanno gli animali domestici che lascia? Quando si affronta un lutto al dolore della perdita si devono sommare anche gli adempimenti burocratici e la cura dei beni del defunto, prima dell’apertura della successione. Una situazione che riguarda sempre più eredi è quella di dover decidere chi si prenderà cura degli eventuali cani e gatti del defunto.
La relazione con gli animali da compagnia negli ultimi anni è profondamente cambiata. Si tratta di presenze quotidiane per le quali si prova affetto e che, per molti anziani, rappresentano un punto di riferimento importante. La presenza dell’animale in casa, infatti, molto spesso oltre a rappresentare un sostengo emotivo, è anche una responsabilità che spinge l’anziano a uscire e ad accudire il cane o il gatto.
Quando, però, il proprietario viene a mancare anche l’animale subisce un lutto: cambiano le abitudini e le persone a cui fare riferimento, viene a mancare la compagnia dell’umano su cui si faceva conto e proprio per questo motivo nelle decisioni prese va messo al primo posto il benessere del pet.
L’animale è al centro
Con il lutto, purtroppo, non tutto si ferma. Gli eredi devono provvedere a una serie di adempimenti burocratici (comunicare la morte, organizzare il funerale, bloccare la pensione, ad esempio). Tra le cose che non possono essere rimandate rientra anche la cura dell’animale domestico del defunto: bisogna farlo mangiare regolarmente, è necessario fare uscire il cane per i suoi bisogni, si deve provvedere a somministrare farmaci se il quattrozampe è in terapia.
Nel momento del decesso, quindi, è necessario che uno dei familiari si faccia carico, anche provvisoriamente, dell’animale. Questa è una situazione temporanea che serve soltanto a superare i momenti più struggenti del lutto. Poi è necessario trovare una sistemazione stabile al pet.
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Si eredita anche l’animale
Prendersi cura di un «pelosetto» ha un costo, soprattutto se il cane o il gatto è malato e anziano. Cibo, visite dal veterinario, cure farmacologiche, toelettatura e vaccinazioni sono spese che si ripetono a intervalli fissi. Bisogna decidere in fretta chi sarà il familiare che si occuperà dell’amico a quattro zampe valutando tempo a disposizione, spazio e presenza di altri animali.
In Italia gli animali domestici sono considerati legalmente come beni mobili. Alla morte del proprietario, quindi, entrano nell’asse ereditario. Solitamente vengono affidati agli eredi legittimi o a una persona designata dal defunto.
Se il caro estinto non ha lasciato disposizioni scritte l’amico a quattro zampe viene ereditato da coniuge, figli o altri parenti. L’animale è ereditato da tutti gli eredi in comunione, insieme a tutti gli altri beni dello scomparso.
Poiché l’eredità non può essere accettata parzialmente, se si accetta l’eredità patrimoniale si diventa a tutti gli effetti anche proprietari dell’animale da compagnia rimasto orfano. Se gli eredi non trovano un accordo per la cura del cane o del gatto, possono affidarlo anche alla cura di strutture o di terze persone.
Il legato modale
Se il deceduto ha lasciato un legato modale per tutelare l’amico a quattro zampe ha nominato una persona di fiducia come erede legatario. Con lo scritto si impone l’onere di prendersi cura dell’animale e molto spesso viene destinata anche una somma di denaro (o anche un immobile o una rendita) destinata al mantenimento dell’amico a quattro zampe.
Se il defunto non individua parenti o persone di fiducia, potrebbe nominare come erede legatario anche un’associazione per la tutela degli animali. In questo caso l’ente è vincolato a mantenere l’animale per il resto della sua vita accettando, di contro, il patrimonio destinato a questo scopo.
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