Stop all’alcol agli aeroporti o rischi una multa. La proposta di Ryanair

Money.it Guide

27 Maggio 2026 - 14:03

Troppi ubriachi a bordo dei voli, soprattutto quelli low cost. Ed è così che Ryanair vuole limitare disagi e dirottamenti sulle proprie tratte

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Il problema dell’alcol tocca anche un mezzo di trasporto che, fino ad oggi, non sembrava potesse essere intaccato. Stiamo parlando dell’aereo, e ovviamente la questione dell’uso di alcolici non riguarda solo piloti e personale di volo, per i quali vigono regole strettissime, ma anche gli stessi passeggeri. Sì, perché un viaggiatore ubriaco e molesto è pure un problema economico, oltre ad essere un rischio e un disagio al tempo stesso.

Il motivo? I dirottamenti e gli atterraggi di emergenza, che influiscono a catena sui trasporti globali. E, stando alle statistiche di Ryanair, non sono nemmeno così rari, dato che si parla addirittura di un volo colpito al giorno in media. Insomma, non è un caso che il CEO della compagnia low cost più famosa al mondo, Michael O’Leary, abbia avanzato una proposta shock: basta alcolici, non solo a bordo ma in tutti gli aeroporti. E chi non rispetta le direttive potrebbe rischiare multe salate.

Ubriachi sui voli di linea, una piaga di cui non sapevamo di aver bisogno

Il dato che colpisce di più è quello temporale: dieci anni fa Ryanair registrava circa un episodio critico a settimana, oggi siamo arrivati a quasi uno al giorno. Un’escalation difficile da ignorare, soprattutto se si considera che parliamo di deviazioni di rotta, atterraggi di emergenza e sbarchi forzati. Tutti eventi che non disturbano solo il volo coinvolto, ma mettono in moto una reazione a catena sull’intero traffico aereo europeo: slot persi, ritardi a cascata, costi operativi fuori controllo.

Le rotte più colpite sono quelle che collegano gli aeroporti britannici e irlandesi alle mete del divertimento estivo: Ibiza, Tenerife, Alicante, Palma di Maiorca, le isole greche.

Il copione si ripete sempre uguale: passeggeri che salgono a bordo già alterati, dopo aver approfittato dei bar airside, quegli esercizi all’interno dei terminal che, a differenza dei pub in città, non hanno restrizioni sugli orari e continuano a servire alcolici anche in caso di lunghi ritardi. Nel post-pandemia, compagnie e associazioni di categoria segnalano un aumento netto di aggressioni verbali, atteggiamenti violenti e comportamenti pericolosi in quota: un trend che non riguarda solo Ryanair, ma l’intero settore del trasporto aereo europeo.

Le proposte del CEO di Ryanair e le multe per chi non si adegua

O’Leary non si è limitato a protestare: ha portato sul tavolo una proposta articolata, che punta a ridisegnare le regole della vendita di alcolici negli scali.

  • Il primo punto è uno stop alla vendita prima delle 10:00 nei bar degli aeroporti, almeno nelle ore di punta delle partenze mattutine. “Non capisco perché si serva birra alle cinque o alle sei di mattina”, ha dichiarato il manager al Times.
  • Il secondo punto è un tetto massimo di due consumazioni alcoliche a passeggero, da monitorare attraverso la scansione della carta d’imbarco: il personale dei bar dovrebbe verificare in tempo reale quanti drink ha già acquistato quel passeggero, prima di servirne un altro. Una soluzione tecnicamente possibile, ma che richiederebbe un coordinamento tra compagnie aeree e gestori aeroportuali oggi ancora tutto da costruire.

Sul fronte delle conseguenze per chi non rispetta i limiti, Ryanair ha già mosso le prime pedine: lo scorso anno la compagnia ha annunciato una multa da 500 euro per i passeggeri il cui comportamento porti allo sbarco forzato o a un atterraggio di emergenza.

Ma i rischi reali per un passeggero molesto vanno ben oltre: nel Regno Unito, ubriacarsi su un aereo può costare fino a 5.000 sterline e comportare fino a due anni di reclusione. E i precedenti giudiziari non mancano: in un caso recente, Ryanair ha chiesto 15.000 euro di risarcimento danni a un passeggero accusato di comportamento aggressivo su un volo Dublino-Lanzarote. Misure che, fin qui, si applicano caso per caso perché la proposta di O’Leary non è ancora legge, né a livello europeo né globale, e il dibattito tra compagnie aeree, gestori degli scali e operatori commerciali è tutt’altro che chiuso.

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# Aereo