Stipendi della Pubblica Amministrazione: la classifica pubblicata dall’Aran

Pubblica Amministrazione: in quali comparti operativi le retribuzioni sono più alte? Ecco la classifica stilata dall’Aran.

Stipendi della Pubblica Amministrazione: la classifica pubblicata dall'Aran

L’Aran, l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni, ha pubblicato una tabella nella quale sono stati resi noti i livelli di retribuzione dei vari settori della Pubblica Amministrazione.

Le cifre degli stipendi della Pubblica Amministrazione, tra cui sono compresi quelli degli insegnanti, sono il risultato della somma delle varie voci della retribuzione, dall’anzianità alla tredicesima fino all’indennità integrativa. Alla componente fissa poi è aggiunto il salario accessorio, ovvero quella parte di retribuzione che non è fissa in busta paga poiché il suo importo dipende da diversi fattori. Ad esempio, rientrano tra le voci accessorie le indennità fisse, gli straordinari, i premi di produttività, le indennità di turno e i buoni pasto.

Una tabella che conferma la situazione di disparità che c’è tra il personale della scuola e quello operante in altri settori della pubblica amministrazione. Infatti, insegnanti e personale ATA si trovano in fondo a questa particolare classifica a causa della poca incidenza del salario accessorio che rappresenta solamente il 12% del totale.

Prima di fare qualsiasi considerazione su questo aspetto, però, vediamo nel dettaglio qual è la differenza tra lo stipendio degli insegnanti, che secondo l’Ocse è tra i più bassi in Europa, e quello degli altri dipendenti della Pubblica Amministrazione.

Stipendi della Pubblica Amministrazione, la classifica

In questa tabella sono indicati gli stipendi, su base annua, dei dipendenti del pubblico impiego. Come abbiamo già avuto modo di accennare, il totale della retribuzione è dato dalla somma della componente fissa dello stipendio e quella variabile, chiamata anche salario accessorio.

CategoriaComponente fissa Salario accessorio Totale
Autorità indipendenti €66.875 €18.075 (21%) €84.950
Presidenza Cdm €30.708 €26.904 (47%) €57.621
Università €36.662 €6.423 (15%) €43.085
Enti non economici €26.211 €16.081 (38%) €42.292
Enti di ricerca €35.119 €6.016 (15%) €41.135
Sanità €29.951 €8.670 (22%) €38.621
Accademie €32.050 €4.386 (12%) €36.436
Agenzie fiscali €24.128 €11.322 (32%) €35.449
Ministeri €22.972 €6.816 (23%) €29.788
Regioni – enti locali €23.744 €5.313 (18%) €29.057
Scuola €25.077 €3.266 (12%) €28.343

Stipendi della Pubblica Amministrazione: il personale della scuola è il meno pagato

In cima alla classifica ci sono le autorità amministrative indipendenti, cioè quei soggetti pubblici che esercitano in ambiti sensibili, o di alto contenuto tecnico, per i quali è necessaria una indipendenza nei confronti del Governo al fine di garantire una maggiore imparzialità. Ad esempio, sono delle autorità amministrative indipendenti la Banca d’Italia, l’Antitrust, la Consob (Commissione nazionale per le società e la borsa) e l’ISVAP (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo).

Al secondo posto si collocano i dipendenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con una retribuzione annua che supera i 57 mila euro. Ma d’altronde non potevamo aspettarci diversamente da un organo per cui ogni anno vengono spesi più di 3 miliardi di euro.

In terza posizione troviamo i dipendenti nelle Università che a quanto pare se la passano molto meglio rispetto ai “cugini” della scuola i quali, invece, sono in ultima posizione. Infatti, in media insegnanti e personale ATA hanno uno stipendio annuo di 28 mila euro, un terzo di quello percepito dai dipendenti delle Autorità indipendenti. Questa differenza di retribuzione è data principalmente dal salario accessorio che per il comparto scuola incide troppo poco sulla componente totale, solamente il 12%.

Adesso, con il rinnovo del contratto e con il relativo aumento di stipendio che sarà legato al merito, le retribuzioni del personale scolastico aumenteranno, così come quelle degli altri dipendenti del pubblico impiego.

I fondi stanziati però sono troppo pochi per garantire un aumento soddisfacente per tutto il pubblico impiego, tant’è che si parla di 85 euro lordi e medi al mese. A questo punto viene da chiederci: alla luce di queste cifre non conveniva concentrarsi sulle categorie svantaggiate, come ad esempio gli insegnanti e il personale ATA, piuttosto che dare “poco” a “tutti”?

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