Petrolio: risultato storico per gli Stati Uniti

Era dagli anni ’40 che gli Stati Uniti non potevano fregiarsi dell’appartenenza al club dei Paesi esportatori netti di petrolio.

Petrolio: risultato storico per gli Stati Uniti

Risultato storico per il comparto energetico a stelle e strisce. A certificarlo è stata l’Eia (Energy information administration), la divisione statistica del Dipartimento dell’Energia statunitense.

Secondo i numeri elaborati dall’Eia, a settembre 2019, per la prima volta dagli anni ’40, gli Stati Uniti sono diventati esportatori netti di petrolio.

Petrolio Usa: da enorme deficit a surplus in pochi anni

Il risultato raggiunto dagli Stati Uniti è particolarmente importante alla luce di un saldo che, solo qualche anno fa, registrava un rosso di oltre 12 milioni di barili.

La crescita esponenziale della produzione di “shale oil”, che ha consentito agli Stati Uniti di salire in seconda posizione a livello mondiale nel 2012 (superando la Russia) e di guadagnare il gradino più alto del podio nel giro di un anno a spese dell’Arabia Saudita, ha lentamente permesso alla prima economia di ridurre la dipendenza del petrolio importato.

Anche se secondo alcuni il picco per il greggio “made in Usa” sarebbe già stato raggiunto (Petrolio: shale oil statunitense in difficoltà, l’Opec festeggia), la prima economia si gode un surplus che non si registrava da decenni.

Petrolio Usa: primo surplus dagli anni ‘40

Nel mese di settembre 2019, il saldo tra esportazioni e importazioni di petrolio negli Stati Uniti è stato, per la prima volta dagli anni ’40 del secolo scorso, positivo e pari ad 89 mila barili. Fino a 10 anni fa, il deficit si attestava a 12 milioni di barili.

Nel dettaglio, a settembre l’export si è attestato a 8,668 milioni di barili giornalieri mentre le importazioni sono risultate pari a 8,757 milioni.

Una quota importante del petrolio acquistato all’estero potrebbe definirsi “fisiologica”, visto che parte degli impianti di raffinazione statunitensi sono stati costruiti per lavorare qualità di petrolio più “pesanti” di quelli domestici.

Di conseguenza, a meno di interventi di conversione laboriosi e costosi, c’è una quota delle importazioni che non è destinata a scendere.

Da petrolio un aiuto alla bilancia commerciale

Il trend è destinato ad influenzare tutta l’economia statunitense visto che nel 2018 il deficit commerciale riconducibile al petrolio si è attestato a 62 miliardi di dollari, pari a circa il 10% del disavanzo complessivo.

Quello che era un deficit, hanno rilevato gli analisti della società di consulenza Rystad Energy, è destinato a diventare un surplus strutturale “grazie al gigantesco aumento della produzione di scisto”.

Secondo i dati dell’Eia, a settembre la produzione domestica ha fatto registrare un nuovo record salendo a 12,5 milioni di barili.

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