Gli Stati Uniti cambiano ancora i requisiti di viaggio e le condizioni per l’ingresso. Ora ai turisti è chiesto un anticipo fino a 13.000 euro.
È ormai innegabile che l’amministrazione Trump sta rendendo gli Stati Uniti sempre più chiusi rispetto agli arrivi di stranieri, non soltanto per quanto riguarda l’immigrazione ma anche per il semplice turismo. Si è passati dal sogno americano a una fortezza inespugnabile, visto che un passo alla volta il tycoon sta inasprendo le regole per entrare nel Paese. In nome della sicurezza e della tutela della cittadinanza, i cambiamenti a mano a mano introdotti stanno alzando confini netti con gran parte del mondo circostante.
Il risultato potrebbe essere una nazione più protetta, ma anche più isolata, con tutto ciò che ne comporta. Quando gli ostacoli non sono legali o burocratici diventano economici, come il nuovo deposito da 13.000 euro per entrare nel Paese. Una misura di garanzia che di fatto impedisce a tantissime persone di viaggiare negli USA, visto le cifre proibitive e nient’affatto simboliche di questa sorta di cauzione.
Nuove regole per (non) entrare negli Stati Uniti
Al netto delle diverse linee politiche sull’immigrazione, peraltro con standard variabili a seconda degli Stati di provenienza, a stragrande maggioranza dei Paesi si impegna per incentivare il turismo, soprattutto in occasioni di grande interesse pubblico. Ma non gli Stati Uniti sotto la guida di Donald Trump, che a un passo dai Mondiali 2026 (e forse proprio per questo) inasprisce i requisiti di ingresso nel Paese. Le regole si fanno più stringenti e arriva anche un deposito cauzionale per i turisti provenienti da alcune nazioni.
In particolare, il governo statunitense sta selezionando 50 Stati di provenienza considerati a rischio, in base alle percentuali di permanenza nella nazione dopo la scadenza del visto nei vari anni di turismo. Così, Washington vuole scoraggiare i soggiorni illeciti nel Paese ed evitare disagi e costi per i cittadini, ma sta di fatto colpendo duramente un settore turistico che ancora rincorre i livelli pre-pandemia. Sulla carta, la logica di questa norma è ferrea.
Si riducono o si finanziano le costose procedure di rimpatrio forzato, permettendo comunque ai turisti di visitare gli States nei tempi previsti dal proprio visto. È però facile capire che l’applicazione di queste disposizioni è ben più complessa e per molti versi controproducente. Un progetto pilota di questo genere è stato avviato già nell’agosto 2025 e secondo la Casa Bianca ha ridotto sensibilmente il numero di turisti rimasti illegalmente sul suolo americano, ma è evidente che la statistica è influenzata fortemente dalla diminuzione degli ingressi.
I turisti negli Stati Uniti devono pagare 13.000 euro
Le cifre di questo deposito sono abbastanza da scoraggiare o impedire a tutti gli effetti l’ingresso di moltissimi turisti, indipendentemente dalla volontà di rispettare le regole o meno. Si parla di una cauzione da 5.000 a 15.000 dollari, con un massimo corrispondente appunto ai costi stimati per i rimpatri forzati, restituiti al turista al momento del rientro secondo i termini previsti, come pure in caso di rientro anticipato. Come per tutti i depositi cauzionali, tuttavia, bisogna privarsi di una consistente somma di denaro per un tempo prolungato, condizione proibitiva per tanti viaggiatori.
Come se non bastasse, gli Stati Uniti stanno ampliando l’elenco di Paesi di provenienza a rischio, originariamente limitato a:
- Etiopia;
- Georgia;
- Grenada;
- Cambogia;
- Lesotho;
- Mauritius;
- Mongolia;
- Mozambico;
- Nicaragua;
- Papua Nuova Guinea;
- Seychelles.
Ora Washington sta includendo anche Stati coinvolti nella Coppa mondiale come la Tunisia. Come anticipato, si arriverà alla fine a un totale di 50 Stati, di cui non sono ancora disponibili i dettagli. La misura, ancora in fase sperimentale (e c’è chi non perde le speranze di una linea più morbida in vista del turismo calcistico), riguarda in ogni caso i turisti che hanno bisogno di un visto per l’ingresso negli Stati Uniti, che sia per svago o per lavoro.
Dovrebbero quindi essere al sicuro, almeno per ora, gli Stati membri dell’Unione europea, la maggior parte dei quali aderisce al Visa Waiver Program. Gli italiani stessi possono soggiornare negli Stati Uniti fino a 90 giorni con l’Esta, ma sono comunque interessati dalle modifiche introdotte sulla stessa autorizzazione di viaggio, che presto richiederà dati più completi, funzioni digitali e persino il controllo dei social.
© RIPRODUZIONE RISERVATA