L’economia moderna si fonda su dati e statistiche affidabili, molti dei quali sono forniti dal governo statunitense.
Tuttavia, le recenti rimozioni e manipolazioni di dati ufficiali sotto l’amministrazione di Donald Trump stanno destando grande preoccupazione, con possibili ripercussioni su vari settori economici.
Numerosi settori industriali si affidano alle statistiche prodotte dalle agenzie federali.
Le previsioni della U.S. Energy Information Administration (EIA) sono fondamentali per le strategie di produzione delle compagnie petrolifere come Exxon Mobil. Gli investitori basano le loro decisioni sui rapporti mensili dell’occupazione rilasciati dal Bureau of Labor Statistics (BLS), mentre gli inserzionisti strutturano le campagne di marketing sui dati forniti dal censimento.
Il valore economico dei dati governativi è immenso. Secondo un’analisi del Dipartimento del Commercio, nel 2022 le imprese maggiormente dipendenti da queste statistiche, come società di consulenza e istituti di ricerca, hanno generato un fatturato di circa 750 miliardi di dollari, il doppio rispetto a dieci anni prima. La crescita di queste aziende ha superato di gran lunga l’espansione dell’economia generale, indicando che contribuiscono per almeno il 3% al PIL nazionale.
L’accesso limitato ai dati governativi non è solo una questione di trasparenza politica, ma ha impatti concreti sull’economia. Quando dati cruciali, come le informazioni climatiche della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), vengono rimossi o oscurati, le aziende del settore assicurativo faticano a modellare i rischi legati agli incendi o ai disastri naturali. Questo porta a coperture assicurative ridotte o premi più elevati per cittadini e imprese.
Un altro esempio significativo è la scomparsa di pagine governative su argomenti sanitari sensibili, come i diritti LGBTQ+ e l’HIV, che complica il lavoro di ricercatori e operatori sanitari. Inoltre, se dati fondamentali sull’occupazione vengono compromessi, gli investitori e le aziende si troveranno a prendere decisioni basate su informazioni distorte o incomplete.
Uno degli aspetti più preoccupanti di questa tendenza è che il settore privato potrebbe sostituirsi al governo nella raccolta e distribuzione di dati, ma con accesso limitato e finalità commerciali. Aziende tecnologiche e società di consulenza già raccolgono dati simili a quelli pubblici, ma ne restringono la fruizione per ottenere vantaggi competitivi. Questo riduce il beneficio collettivo e genera un costo economico per la società nel suo complesso.
Ad esempio, gran parte delle previsioni meteorologiche negli Stati Uniti si basa su dati NOAA, accessibili gratuitamente a tutti. Se questi venissero progressivamente privatizzati, i costi per accedere a previsioni affidabili potrebbero aumentare, penalizzando settori come l’agricoltura, i trasporti e il turismo.
Il dibattito sull’accesso ai dati ha assunto una dimensione politica. Dopo che sotto l’amministrazione Trump sono state cancellate pagine web su tematiche sanitarie e sociali, il partito Democratico ha avviato un’indagine per verificare potenziali violazioni della sicurezza nazionale da parte del Dipartimento dell’Efficienza Governativa (DOGE), un organismo guidato da Elon Musk con l’obiettivo di ridurre le spese federali.
Le preoccupazioni si estendono anche al settore del lavoro: il sindacato AFL-CIO ha intentato una causa per impedire al DOGE di accedere ai sistemi informatici del Dipartimento del Lavoro, temendo interferenze nelle indagini sulle aziende di Musk e compromissioni dell’indipendenza del BLS.
Il principio “garbage in, garbage out” è ben noto nell’informatica: se i dati di ingresso sono di scarsa qualità o manipolati, anche le analisi e le decisioni che ne derivano saranno errate. Un’erosione della trasparenza e dell’accessibilità delle statistiche governative potrebbe portare a una società in cui le informazioni affidabili diventano sempre più rare, con danni enormi per l’economia, la ricerca e la democrazia.
A dimostrazione dell’importanza della conservazione dei dati pubblici, l’Università di Harvard ha annunciato il rilascio di un archivio contenente 311.000 dataset governativi raccolti tra il 2024 e il 2025, per preservare queste informazioni in un’epoca di crescente oscuramento istituzionale.
La disponibilità di dati precisi e accessibili è un pilastro della crescita economica e dell’innovazione. La loro protezione dovrebbe essere una priorità per garantire un futuro basato su decisioni informate e sulla fiducia nelle istituzioni.