Spread BTP-Bund rivede quota 100, ma il vero spread che spaventa i mercati è un altro

Laura Naka Antonelli

30/09/2026

Spread Italia-Germania torna alla soglia psicologica di 100 punti base. Ma non è questo lo spread che spaventa davvero i mercati.

Spread BTP-Bund rivede quota 100, ma il vero spread che spaventa i mercati è un altro

Lo spread BTP-Bund si riprende la scena tra le principali notizie di cronaca finanziaria, dopo aver toccato la soglia psicologica di 100 punti base, per la prima volta dalla primavera dell’anno scorso.

Il differenziale tra i rendimenti dei BTP e quelli dei Bund con scadenza a 10 anni è tornato a testare quota 100 nella giornata di ieri, martedì 29 settembre 2026, sulla scia dell’ennesimo balzo dei rendimenti dei BTP, che sono saliti al 4,61%, al valore più alto da novembre del 2023.

Così il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, rispondendo a una domanda sul trend dello spread, risalito a 100 punti base.

“Come ho sempre detto, bisogna stare molto attenti al debito, per fortuna che siamo stati attenti al debito. Per fortuna che siamo stati attenti al debito nei quattro anni precedenti, per fortuna. Per fortuna”.

Proprio il calo dello spread BTP-Bund al di sotto dei 100 pb aveva fatto fare alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni una grande gaffe:

“Sapete che non ho mai reputato lo spread un totem ma oggi è sotto i 100 punti. I Titoli di Stato italiani vengono considerati più sicuri dei titoli di Stato tedeschi, penso che una riforma importante che ha fatto questo governo sia stata quella della serietà, della fine delle politiche dei bonus utili per il consenso ma dannose per economia e lavoratori”.

Spread BTP-Bund a quota 100 punti base con corsa rendimenti BTP

Lo spread Italia-Germania a 10 anni, tra i grandi motivi di orgoglio del governo Meloni per la continua discesa degli ultimi anni, che lo ha portato a scivolare fino a quota 60 punti base prima dell’inizio della guerra USA-Iran, torna dunque sotto i riflettori.

L’ampliamento del differenziale si spiega con il fatto che, pur in un contesto in cui le vendite hanno colpito in generale tutti i principali Titoli di Stato delle economie avanzate, l’avversione al rischio ha portato gli investitori a vendere in misura più massiccia i bond sovrani, tra quelli dell’area euro, dei Paesi più indebitati, dunque a concentrare i sell più sui BTP che sui Bund.

L’effetto, a causa della relazione inversamente proporzionale che esiste tra prezzi e rendimenti dei Titoli di Stato, è che i rendimenti italiani hanno riportato rialzi più forti rispetto a quelli segnati dai rendimenti tedeschi.

Spread Francia-Germania fa peggio, vola a quota 120. Record da crisi debiti sovrani

A preoccupare gli investitori che guardano al mercato del reddito fisso non è tuttavia in questo momento tanto lo spread BTP-Bund, quanto lo spread Francia-Germania, ovvero lo spread OAT-Bund a 10 anni che è salito fino a quota 120 punti base, toccando i massimi dal 2012, anno in cui infuriava in Eurozona la crisi dei debiti sovrani.

La Francia continua a fare più paura dell’Italia, a causa dell’erosione dei suoi conti pubblici e delle preoccupazioni che i mercati continuano a manifestare per la traiettoria del rapporto deficit-PIL: un rapporto molto più alto di quello italiano, che nel 2025 è stato del 3,1%.

Secondo le previsioni, Parigi non riuscirà inoltre a concludere il 2026 con un rapporto deficit-PIL al target inizialmente prefissato (e già decisamente elevato, in quanto molto superiore rispetto alla soglia massima del 3% stabilita dall’Unione europea), pari al 5%. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze francese ha reso noto infatti che il deficit pubblico della Francia dovrebbe aumentare nel 2026 fino al 5,4% del prodotto interno lordo.

Il motivo è la crescita del PIL inferiore alle attese, che potrebbe tra l’altro indebolirsi ulteriormente a causa dello shock energetico innescato dall’escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

OAT penalizzati più dei BTP per difficoltà Francia a rimettere in sesto i propri conti. Pesa anche paura esito elezioni

Gli investitori stanno continuando a smobilizzare gli OAT più dei BTP in quanto scontano la difficoltà di Parigi a rimettere in riga i propri conti.

Difficoltà che potrebbe accentuarsi, se le elezioni presidenziali in Francia dell’anno prossimo finissero con il dar vita a un governo meno determinato a migliorare le finanze pubbliche del Paese.

In queste ultime sessioni, gli investitori sono stati colpiti negativamente dall’appello con cui il leader dell’estrema sinistra Jean-Luc Melenchon ha chiesto alla Banca di Francia di cancellare il debito di Parigi.

Dall’altro lato, con la campagna elettorale che è già iniziata in vista del voto del prossimo anno, la leader dell’estrema destra Marine Le Pen - data in vantaggio dai sondaggi - ha proposto di abbassare l’età pensionabile per alcune categorie di cittadini francesi: una iniziativa che, se diventasse realtà, eserciterebbe ulteriori pressioni sui conti della Francia.

Titoli di Stato Francia prezzano anche aumento inflazione e altri rialzi tassi BCE

I rendimenti dei bond sovrani francesi, da tempo ormai al primo posto nella classifica dei rendimenti più alti dei Titoli di Stato dell’area euro, continuano a salire prezzando anche, così come tutti gli altri bond del blocco, la prospettiva di altri rialzi dei tassi da parte della BCE.

Prospettiva ulteriormente rafforzata proprio da un dato che è arrivato oggi dal fronte macroeconomico della Francia: l’indice dei prezzi al consumo armonizzato relativo al mese di settembre, che ha segnato un balzo del 3,4%, a causa dell’impennata dei prezzi energetici.

Oggi i rendimenti degli OAT francesi segnano un ribasso di 3 punti base, scendendo a un livello che rimane comunque decisamente elevato, pari al 4,78%, rispetto al 3,56% dei rendimenti dei Bund tedeschi.

Lo spread OAT-Bund continua dunque a viaggiare così ai massimi dal 2012, a quota 120 punti base.

BTP battono OAT. Cosa dicono gli esperti

In questa situazione, gli investitori e gli analisti continuano a privilegiare i BTP.

A confermarlo, tra gli altri, Mauro Valle, Head of Fixed Income di Generali Asset Management, che ha ribadito “la preferenza per i titoli governativi italiani, europei e spagnoli rispetto a quelli francesi”.

Occhio anche al commento di Anthony Willis, Senior Economist di Columbia Threadneedle Investments, che ha sottolineato che “la Francia si trova ad affrontare una combinazione altrettanto complessa, caratterizzata da un ampio deficit di bilancio e da una forte frammentazione politica”.

Willis ha menzionato proprio la spina del deficit francese, che “rimane superiore al 5% del PIL, mentre i tentativi di ridurlo incontrano resistenze sia a sinistra sia a destra”.

Di conseguenza, “per gli investitori, la principale preoccupazione nell’immediato è che il limitato consenso politico e la necessità di un impegnativo aggiustamento fiscale possano continuare ad esercitare pressione sui Titoli di Stato francesi”.

L’economista ha concluso, osservando che “l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali francesi aggiunge un ulteriore elemento di incertezza oltre il quarto trimestre”, in quanto “potenziali cambiamenti nel panorama politico potrebbero complicare gli sforzi per definire un percorso fiscale credibile nel medio termine”.

Il risultato è che, sebbene anche lo spread BTP-Bund sia salito, il suo rialzo è stato decisamente inferiore all’aumento di 40 punti base riportato dallo spread OAT-Bund dal mese di giugno, pari a 40 punti base. Lo spread OAT-Bund fa dunque più notizia, anche dello spread BTP-Bund tornato a quota 100. Detto questo, anche i BTP tornano inevitabilmente a essere messi sotto osservazione, anche a causa delle indicazioni che continuano a emergere dalle aste del Tesoro.

Argomenti

# Bund
# Spread
# Italia
# Btp