Prosegue la carrellata di notizie negative per i Titoli di Stato francesi, ovvero per gli OAT, i cui rendimenti decennali sono arrivati a superare anche la soglia del 4,80%.
Oggi, 30 settembre 2026, nonostante l’allarme sulla crescita dell’inflazione in tutta l’Europa - quella dell’Italia è balzata a settembre del 4,2% su base annua, mentre quella della Francia è salita del 3,4% - i rendimenti degli OAT segnano un lieve ribasso, rimanendo tuttavia inchiodati al 4,80%.
Alcuni segnali indicano tuttavia che il peggio, per i Titoli di debito della Francia, non è certo alle spalle: anzi, deve ancora arrivare.
I motivi dei sell sugli OAT. Dalla paura di nuovi rialzi tassi BCE ai timori per il deficit della Francia
I motivi per temere nuovi scatti al rialzo dei rendimenti degli OAT vanno dalle preoccupazioni per nuovi rialzi dei tassi da parte della BCE, a causa del balzo delle pressioni inflazionistiche, al deterioramento dei conti pubblici di Parigi, che ha già annunciato che, quest’anno, non riuscirà a centrare il target del deficit-PIL fissato inizialmente, al 5%.
Target di per sé già alto, visto che la soglia massima consentita dall’UE, con il Patto di Stabilità e crescita, è pari al 3%.
Altro elemento che sta pesando sul debito francese è il timore per l’esito delle elezioni presidenziali del 2027 che, in caso di vittoria dei partiti più populisti, potrebbe inaugurare una fase di minore impegno, da parte di Parigi, a migliorare le casse dello Stato.
A queste notizie già pessime, se n’è appena aggiunta un’altra, arrivata con un articolo di Bloomberg.
Valanga di emissioni di OAT nel 2027, emissioni nette record per 340 miliardi di euro
Bloomberg ha citato una nota diramata ieri, martedì 29 settembre 2026, dall’agenzia responsabile della gestione del debito pubblico francese, l’Agence France Trésor (AFT), secondo cui Parigi stima di emettere l’anno prossimo una quantità record di Titoli di Stato.
Le emissioni nette di OAT a medio e lungo termine, si legge nella nota, ammonteranno secondo le previsioni al record di 340 miliardi di euro circa, un valore superiore rispetto a quello di quest’anno del 10% circa.
Una valanga di bond francesi è dunque in arrivo nel mercato dell’area euro proprio dalla Francia, Paese che fa i conti con un rapporto deficit-PIL atteso in ulteriore crescita quest’anno, dal 5,1% stimato per il 2025 al 5,4%.
A confermare il valore delle emissioni nette di OAT atteso per il 2027 è stato l’amministratore delegato dell’AFT, Antoine Deruennes, che ha sottolineato allo stesso tempo che, se i costi di rifinanziamento del debito della Francia stanno salendo, è a causa del trend di tassi più elevati che si sta manifestando in tutto il mondo, alle prese con l’incubo dell’inflazione causato dagli effetti della guerra USA-Iran.
Così Deruennes:
“In generale, in una fase del genere, quando i tassi salgono, chi già si finanzia a tassi più alti vede potenzialmente aumentare i propri costi di indebitamento un po’ più degli altri. È sostanzialmente ciò che stiamo osservando nell’andamento dei tassi di interesse”.
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In Francia costi servizio debito sono diventati la principale voce di spesa del bilancio
L’impennata dei rendimenti degli OAT sul mercato secondario è destinata insomma a rendere più costoso il nuovo debito, finendo per aumentare i costi per il servizio del debito. Costi che, ha fatto notare un articolo di Reuters, sono “già diventati la principale voce di spesa del bilancio francese, mentre il Paese rifinanzia centinaia di miliardi di euro di debito contratto durante la pandemia a tassi ultra-bassi”.
Le previsioni per quest’anno sono già da pelle d’oca: il governo prevede che i costi per il servizio del debito saranno più alti di 4,5 miliardi di euro rispetto alle attese, a causa dei tassi di interesse più elevati.
Nel 2027, i costi potrebbero battere al rialzo le stime di ben 10 miliardi di euro.
In una fase di crescita debole e tassi di interesse in aumento, la Francia potrebbe trovarsi così di fronte al cosiddetto “effetto palla di neve”, in cui i costi di finanziamento continuano a salire, a meno che il governo non riesca a registrare un avanzo primario, obiettivo dal quale è ancora molto lontano.
Diversi sono di conseguenza gli investitori che ammettono di essere riluttanti a privilegiare i titoli di Stato francesi nei loro portafogli. La grande offerta in arrivo complicherà ulteriormente la situazione, in quanto tenderà a esercitare una pressione ulteriormente ribassista sui prezzi dei Titoli di Stato.
Tutti problemi che si sono già manifestati in queste ore con il balzo dello spread Francia-Germania a 10 anni fino a 120 punti base, al record dal 2012, ovvero dalla crisi dei debiti sovrani.