Spread BTP-Bund, le previsioni per il 2026

Laura Naka Antonelli

24 Dicembre 2025 - 15:38

Dopo aver bucato nel 2025 al ribasso soglie psicologiche importanti, affondando anche sotto 70 punti base, cosa accadrà allo spread BTP-Bund? Conviene ancora investire in BTP?

Spread BTP-Bund, le previsioni per il 2026

Spread BTP-Bund a 10 anni scivolato quest’anno fino a sotto quota 70, esattamente a 65 punti base nelle ultime sessioni, nuovi minimi dal 2009.

Nessun dubbio sul fatto che il 2025 sia un anno da incorniciare per i BTP e per lo spread Italia-Germania a 10 anni, che ha passato l’anno a bucare continuamente al ribasso soglie psicologiche importanti.

A riassumere l’impressionante traiettoria al ribasso del differenziale tra i rendimenti dei Titoli di Stato italiani e quelli dei Bund tedeschi sono stati a più riprese il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a fronte di chi ha minimizzato i traguardi raggiunti da questo parametro, mettendone in dubbio anche il valore. Detto questo, cosa accadrà allo spread BTP-Bund nel corso del 2026?

Cosa succederà allo spread BTP-Bund nel 2026

In evidenza le previsioni che sono state stilate dall’Investment Institute di UniCredit, con la pubblicazione del rapporto “ The Compass 2026 ”, l’outlook annuale che offre una prospettiva europea sulle tendenze macroeconomiche globali e sui mercati finanziari.

All’interno del rapporto, gli esperti di UniCredit hanno presentato le previsioni anche per il trend dello spread BTP-Bund a 10 anni a 10 anni per il prossimo anno.

La view è di un parametro che, a loro avviso, rimarrà sostanzialmente fermo nel primo, secondo, terzo e quarto trimestre del 2026 a quota 70 punti base, continuando dunque a confermare i valori più bassi dal 2009.

Rendimenti BTP e Bund a confronto: perché lo spread può restare basso

Occhio, però: un conto è lo spread, il cui restringimento non convince chi guarda con preoccupazione ai livelli ancora molto elevati del debito pubblico italiano e in particolare al rapporto debito-PIL, facendo notare che la riduzione è normale, in un quadro in cui sono in crescita anche i rendimenti dei Bund e di altri Paesi ex virtuosi. Un altro è il livello dei rendimenti.

E le previsioni di UniCredit sul trend futuro dei rendimenti dei BTP a 10 anni sono al rialzo: dal 3,40% circa del 25 novembre del 2025, le attese degli esperti di Piazza Gae Aulenti sono di rendimenti dei Titoli di Stato italiani decennali nel mercato secondario che saliranno nei primi tre mesi del 2026 al 3,45%, per poi aumentare nel secondo, terzo, quarto trimestre dell’anno prossimo rispettivamente al 3,50%, al 3,55% e al 3,6%.

Il motivo per cui lo spread BTP-Bund rimarrà stabile a 70 punti base nel corso dell’anno?

Semplice: a salire saranno anche i rendimenti dei Bund tedeschi a 10 anni che sono previsti avanzare dal 2,67% del 25 novembre scorso al 2,75% nel primo trimestre del 2026, al 2,80% nel secondo trimestre, al 2,85% nel terzo trimestre e al 2,90% nell’ultimo trimestre del 2026, come si legge nella tabella pubblicata all’interno dell’analisi di UniCredit.

Come si vede, la tabella presenta anche le previsioni sui rendimenti dei Bund e sui tassi sui depositi stabiliti dalla BCE, appena lasciati invariati dall’istituzione guidata da Christine Lagarde per la quarta volta consecutiva e, stando all’outlook di UniCredit, attesi rimanere fermi al 2% in tutto l’arco del 2026.

Le previsioni della divisione di ricerca di UniCredit per lo spread BTP-Bund nel 2026 Le previsioni della divisione di ricerca di UniCredit per lo spread BTP-Bund nel 2026 Non solo spread BTP-Bund a 10 anni. Nel suo rapporto «The Compass 2026», gli analisti di UniCredit presentano anche le loro previsioni per il 2026 dei rendimenti dei BTP a 2 e a 10 anni e dei tassi sui depositi fissati dalla BCE. (Fonte UniCredit).

Consensus analisti sullo spread BTP-Bund 2026

A presentare le previsioni per la dinamica dello spread BTP-Bund a 10 anni sono state anche le divisioni di ricerca di
Barclays e Commerzbank
, secondo le quali il differenziale dovrebbe collocarsi nel 2026 all’interno di un range compreso tra 60 e 90 punti base, riflettendo aspettative di mercati stabili e una visione contenuta del rischio dei Paesi periferici.

In generale, anche alla luce dell’outlook di UniCredit, è questa la forchetta in cui si riassume l’outlook stilato dal consensus degli analisti.

Il fatto che il differenziale rimarrà sotto controllo non avrà tuttavia grande valore per l’Italia se, nel frattempo, i rendimenti dei BTP saliranno, in quanto è il valore di questi ultimi che condiziona il costo che il Tesoro dovrà sostenere nell’emettere nuovi Titoli di Stato, dunque per rifinanziare il debito in scadenza.

Nel complesso, la view è di uno spread che non dovrebbe subire grandi oscillazioni - ’grazie’ al trend dei rendimenti dei Bund a 10 anni che, nel riflettere la politica fiscale espansiva adottata dal governo tedesco di Merz con il noto bazooka fiscale - sono previsti anch’essi al rialzo.

Il punto degli asset manager: la view di Generali Investments sui BTP

Su cosa fare con i BTP, la view di Gianluca Bergamaschi, Head of Fixed Income - Mandates presso Generali Asset Management, si conferma intanto positiva, come è emerso da un commento pubblicato dopo l’annuncio relativo alla decisione sui tassi della BCE.

Bergamaschi ha sottolineato che, “dopo il recente aumento dei rendimenti, riteniamo che lo spazio per ulteriori pressioni al rialzo dei tassi sia limitato”.

La posizione di Generali Investments è di conseguenza, “ costruttiva sul reddito fisso europeo, in particolare sulla parte medio-termine della curva”, al punto che l’esperto scrive che “considereremmo un rialzo del rendimento del Bund decennale oltre il 3% come un’opportunità tattica di acquisto ”.

In generale, “ gli spread dei titoli periferici restano sostenuti da fattori tecnici e fondamentali solidi” e il contesto è tale da continuare a “vedere margini per una sovraperformance dei BTP, grazie al carry interessante e al momentum positivo in termini di rating, mantenendo invece un approccio prudente sugli OAT francesi”.

Investire ancora sui BTP? I tedeschi di Commerzbank sono più prudenti

Commerzbank si è mostrata invece più prudente, mettendo in evidenza i seguenti aspetti relativi ai BTP e ai titoli sovrani periferici in vista del 2026:

  • L’impulso alla crescita derivante dal programma europeo Next Generation EU (NGEU), che ha beneficiato in modo sproporzionato i Paesi periferici come Italia e Spagna, (vedi PNRR) è destinato a ridursi progressivamente fino ad esaurirsi entro il 2026.
  • La crescita economica dell’Italia non è attesa in accelerazione nel 2026 (stimata intorno allo 0,5%), a differenza della Germania, ed è prevista in sensibile rallentamento, anche a causa della fine degli incentivi legati al settore delle costruzioni.
  • Alla luce del raffreddamento della crescita nelle economie periferiche e della crescita più robusta attesa per la Germania, Commerzbank adotta una posizione più prudente rispetto al consenso medio sulle prospettive di Italia e Spagna per il 2026.
  • Il recente riassetto dei mercati obbligazionari sovrani europei, che ha visto i Paesi periferici sovraperformare quelli core, potrebbe incontrare ostacoli nel 2026.

In sintesi, nel 2026 lo spread BTP-Bund potrebbe restare su livelli storicamente bassi non perché il rischio Italia scompaia, ma perché anche i rendimenti tedeschi sono destinati a salire.

Per il Tesoro italiano, quindi, il vero nodo non sarà tanto lo spread, quanto il livello assoluto dei rendimenti a cui rifinanziare il debito.

Insomma, sebbene si sia confermato motivo di grande orgoglio per il governo Meloni, portando la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a fare anche una gaffe che rimarrà nella storia, lo spread non può essere considerato più, secondo diversi economisti, il vero parametro verità per misurare il rischio dell’Italia.