Il mercato obbligazionario globale vive oggi una delle sedute più tese degli ultimi anni. Il rendimento del Treasury Usa a 10 anni è salito al 5,34%, il livello più alto dal 2002, mentre il trentennale americano è arrivato a sfiorare il 5,65%, anch’esso su livelli record da oltre vent’anni.
Il sell-off si è esteso anche al Regno Unito, con il rendimento del Gilt a 30 anni che ha superato per la prima volta dal 1998 la soglia psicologica del 6% e quello a 10 anni arrivato al 5,51%, massimo dal 2007.
Lo spread tra BTP e Bund tedeschi si è allargato fino a 109 punti base (ore 12:33, dato di Borsa Italiana), con il rendimento del decennale italiano salito al 4,7%, nuovo massimo dal 2023.
I rendimenti globali ai massimi pluriennali
Il movimento non riguarda solo Italia e Stati Uniti. Anche il Bund tedesco a 10 anni è salito al 3,63% e l’OAT francese ha toccato il 4,91% (+7 punti base nella seduta), avvicinandosi alla soglia psicologica del 5%.
Secondo l’agenzia Reuters, il rialzo odierno del rendimento francese è il secondo più marcato tra i principali Paesi europei, superato solo da quello italiano. La pressione sui titoli francesi è legata alla delicata sessione di bilancio in corso a Parigi, mentre quella sui BTP si somma a un fattore specificamente italiano.
L’Italia sotto una doppia pressione
Sui titoli di Stato italiani pesa infatti anche il dato sull’inflazione diffuso dall’Istat. A settembre i prezzi al consumo sono saliti del 4,2% su base annua (dal 3,3% di agosto), con una variazione mensile dello 0,7%.
Secondo il comunicato ufficiale dell’istituto di statistica, l’accelerazione è dovuta soprattutto agli energetici, sia regolamentati (dal 18,6% al 25,9% annuo) sia non regolamentati (dal 17% al 22,2%), e agli alimentari non lavorati (dal 3,8% al 5,5%). Anche l’inflazione di fondo, al netto di energia e alimentari freschi, è salita dall’1,5% all’1,7%. Un dato che riduce ulteriormente il margine di manovra percepito sui conti pubblici italiani, proprio mentre i mercati globali chiedono rendimenti più alti per finanziare il debito sovrano.
Le cause, secondo gli operatori di mercato
Interpellato da Reuters, Timothy Graf, responsabile della strategia macro per l’Europa di State Street, ha dichiarato:
«Non credo ci sia un innesco specifico. Movimenti come quello di oggi sembrano chiusure forzate di posizioni. Ma il motivo per cui siamo a questi livelli è chiaro: i tassi delle banche centrali continuano a salire»,
aggiungendo che
«gli OAT francesi vengono penalizzati perché è il periodo del bilancio ed è una fase complicata. Anche i BTP italiani vengono colpiti duramente».
Sulla stessa linea Fred Neumann, capo economista per l’Asia di HSBC, secondo cui «c’è più dell’inflazione a preoccupare chi investe in obbligazioni in questo momento» e «rendimenti più alti potrebbero essere la nuova normalità», in un mercato che grandi deficit pubblici e l’enorme fabbisogno di finanziamento legato agli investimenti sull’intelligenza artificiale stanno mettendo sotto pressione.
Per Fiona Cincotta di City Index, «l’unico modo per calmare davvero il mercato è vedere i governi prendere decisioni difficili sul taglio della spesa», mentre Rory McPherson di Wren Sterling osserva che il sell-off obbligazionario, «prolungato», resta correlato ai prezzi del petrolio, saliti nelle ultime settimane per le tensioni in Medio Oriente, come segnalato nei giorni scorsi dal capo economista Bce Philip Lane->https://www.money.it/lane-bce-lo-shock-energetico-durera-piu-a-lungo-del-previsto-inflazione-alta-fino-a-meta-2027], in un mercato che secondo l’analista «non ha abbastanza compratori» disposti ad assorbire le nuove emissioni.