Cosa prevede il 90% dei partecipanti al sondaggio condotto da Assiom Forex tra i propri associati, in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor. Spread a minimi da 2008.
Le previsioni sullo spread tra i rendimenti dei BTP e dei Bund restano positive all’inizio del nuovo anno.
Secondo il sondaggio di dicembre condotto da Assiom Forex tra i propri associati, in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor, il 90% degli intervistati prevede uno spread BTP-Bund a 10 anni compreso tra 50 e 100 punti base nei prossimi sei mesi.
I 100 punti base sono una soglia chiave che il differenziale ha già bucato più volte nel corso del 2025, fino a scendere anche sotto quota 70 punti base.
Oggi, 8 gennaio 2026, lo spread BTP-Bund a 10 anni ha chiuso la seduta sotto la soglia 65, a 64,6 punti, ai minimi del 2008.
Il rendimento dei BTP a 10 anni è sceso al 3,5%.
Spread BTP-Bund a 10 anni non supererà quota 100 nei primi 6 mesi del 2026 per 90% intervistati
La percentuale di analisti ottimisti sul trend dello spread - che ritiene che lo spread non supererà a soglia di 100 punti base nei prossimi 6 mesi - è cresciuta in modo significativo rispetto all’ultimo sondaggio di novembre, quando era pari al 73%.
Contemporaneamente, è scesa al 10% la quota di chi prevede uno spread BTP-Bund a 10 anni tra 100 e 150 punti, rispetto al 26% del mese precedente.
Assiom Forex, nessuno degli interpellati prevede spread oltre 150 punti base
Un elemento positivo è che nessuno degli intervistati ritiene probabile un aumento dello spread sopra i 150 punti, mentre il differenziale BTP-Bund a 10 anni rimane intanto stabile attorno ai 70 punti base.
Così Massimo Mocio, presidente di Assiom Forex:
“In un contesto di tassi relativamente stabili in Europa, lo spread BTP-Bund ha raggiunto i livelli più bassi dal 2008. Il lieve calo rispetto ai 115 punti di inizio 2025 è stato sostenuto anche dalla ridotta attività di emissione del Tesoro a dicembre”.
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Centro studi di Unimpresa, con calo spread tesoretto di 7-8 miliardi di euro solo nel 2026
Di miglioramento dello spread tra BTP e Bund ha parlato anche il Centro studi di Unimpresa, che ha rielaborato dati ufficiali fotografando con precisione la struttura temporale del debito pubblico italiano.
Gi analisti hanno menzionato “ il miglioramento strutturale dello spread tra BTP e Bund”, facendo notare che il differenziale “nelle ultime settimane si è stabilmente attestato su livelli sensibilmente più bassi rispetto agli anni precedenti, attorno ai 70 punti base, segnalando una maggiore fiducia dei mercati nella solidità dei conti pubblici italiani e nella credibilità della politica economica”.
“Il calo del differenziale e dei rendimenti sui titoli di Stato sta già producendo un alleggerimento del costo medio del debito, destinato a riflettersi in modo più evidente nei prossimi”, hanno scritto ancora gli esperti di Unimpresa, aggiungendo che “tale dinamica potrebbe generare un margine finanziario cumulato – un vero e proprio ’tesoretto’ – di 7-8 miliardi di euro solo nel 2026, grazie alla riduzione della spesa per interessi sulle nuove emissioni e sul rifinanziamento del debito in scadenza”.
Ma attenti alla montagna di debito pubblico che il MEF dovrà rifinanziare
Così il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, commentando l’analisi che, pur riferendosi alll’orgoglio dello spread BTP-Bund, ha avvertito che nel solo 2026 ill MEF fa fronte a quasi 385 miliardi di euro di titoli di Stato in scadenza, indicando la“ prima imponente, montagna di debito pubblico che il Tesoro dovrà rifinanziare nei prossimi anni e che rappresenta uno dei principali banchi di prova per il governo guidato da Giorgia Meloni”.
“I dati sul debito e sull’andamento dei mercati finanziari confermano che l’Italia ha ritrovato una traiettoria di credibilità nella gestione dei conti pubblici. L’azione del governo si è contraddistinta per un approccio prudente e responsabile, capace di tenere insieme rigore, stabilità e attenzione alla crescita. La riduzione dello spread, il calo del costo del debito e la fiducia mostrata dagli investitori internazionali non sono frutto del caso, ma il risultato di una gestione attenta e coerente della finanza pubblica. Oggi l’Italia non è più la Cenerentola d’Europa sul fronte dei conti: è un Paese che, pur partendo da un’eredità complessa, dimostra di saper affrontare le proprie scadenze con serietà e affidabilità. Questo patrimonio di credibilità va preservato e rafforzato, perché rappresenta la condizione essenziale per sostenere imprese, lavoro e sviluppo nei prossimi anni. I risparmi ottenuti sul fronte della spesa per interessi dovranno essere destinati in via prioritaria alla riduzione della pressione fiscale, per restituire ossigeno a famiglie e imprese e sostenere in modo strutturale la crescita dell’economia italiana”
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