Addio stipendio nel primo giorno di malattia, lo chiedono i datori di lavoro

Ilena D’Errico

6 Marzo 2026 - 20:25

Addio allo stipendio nel primo giorno di malattia? La proposta divisiva è già realtà per molti lavoratori italiani e ancora motivo di polemica.

Addio stipendio nel primo giorno di malattia, lo chiedono i datori di lavoro

Una dura polemica sulla retribuzione delle assenze per malattia sta dividendo la Germania, come fa da tempo anche con l’Italia. Nonostante la differenza di normativa tra i due Stati, infatti, il tema del pagamento delle prime giornate di malattia è assai delicato. Da una parte ci sono i datori che vogliono scoraggiare le assenze ingiuste, dall’altra i lavoratori che devono essere tutelati anche per malattie brevi. Ecco cosa sta succedendo.

Addio stipendio nel primo giorno di malattia: la polemica in Germania

La Confederazione delle associazioni dei datori di lavoro tedesche (Bda), una delle principali associazioni sindacali della Germania, è tornata a ribadire una proposta divisiva. Smettere di pagare ai lavoratori dipendenti il primo giorno di assenza per malattia, così da limitare i danni a carico dei lavoratori in caso di assenze abusive. Il sindacato lamenta infatti un numero eccessivo di congedi per malattia, di cui parecchi di un solo giorno. La breve durata è un ostacolo per l’esecuzione dei controlli fiscali ed è più facilmente giustificabile, pertanto esiste il rischio che alcuni lavoratori sfruttino impropriamente la malattia per un’assenza retribuita.

Come per ogni assenza retribuita dal datore, l’azienda viene danneggiata perché deve sopportare il costo e anche il danno del mancato impiego. Naturalmente è un boccone da mandare giù per rispettare i diritti dei lavoratori, ma le condotte illecite possono essere scoraggiate. Dire addio allo stipendio nel primo giorno di malattia, però, non significa solo disincentivare i furbetti. Il rischio è che lavoratori con reali problemi di salute siano portati a lavorare lo stesso per non perdere la retribuzione. L’alternativa sarebbe un’assenza più lunga, magari non compatibile con la causa della malattia o comunque temuta dal personale che non vuole dispiacere all’azienda.

Ecco perché molti esponenti politici tedeschi si sono opposti fermamente alla proposta sindacale, ribadendo il diritto dei dipendenti ad assentarsi per malattia senza timori sulla retribuzione. La discussione è aperta e con una polemica accesa, visto che gli interessi da bilanciare sono parecchi. L’esempio italiano, e la nostra simile polemica, evidenziano bene quanto sia spinosa la vicenda.

Come funziona (la polemica) in Italia

L’Italia, seppur con regole diverse dalla Germania, non è esente da una grande polemica sulla retribuzione dei primi giorni di malattia. Qui, in particolare, le assenze per malattia sono retribuite dall’Inps soltanto dal 4° giorno consecutivo. L’importo viene calcolato in percentuale crescente sulla base della retribuzione media giornaliera, integrata dal datore di lavoro se occorre per raggiungere la percentuale richiesta dalla contrattazione collettiva e/o individuale. I primi 3 giorni, il cosiddetto “periodo di carenza”, non hanno di fatto una copertura retributiva garantita. La legge, infatti, non prevede a livello nazionale l’obbligo retributivo riferito ai primi 3 giorni di assenza per malattia.

Nella prassi, una buona parte dei lavoratori riceve lo stipendio grazie ai Ccnl che impongono l’obbligo a carico del datore di lavoro. Di norma, quindi, è comunque l’azienda che paga per le assenze dovute alla malattia, peraltro in misura intera nelle prime 3 giornate. Le criticità non mancano, perché i dipendenti privi di Ccnl o comunque di clausole con tutele specificamente riconosciute sono privi di pagamento e non possono contare su alcuna tutela. La stessa Corte Costituzionale ha confermato la legittimità di questa prassi, un equo bilanciamento tra i diritti dei dipendenti malati e quelli dell’azienda.

Qualsiasi sia l’opinione personale o la propria posizione, la questione non è semplice come sembra. Il tema è il numero elevato di assenze giornaliere, peraltro tante posizionate in modo (anche solo apparentemente) strategico: lunedì, venerdì, giorni prima o dopo altre assenze e così via. Come già detto i controlli non sono facili da attuare, inoltre l’Inps non riuscirebbe a gestire anche queste assenze, pertanto il problema resta. D’altra parte, i lavoratori dovrebbero avere diritto a tutte le tutele della salute del caso, compito a cui provvedono molti Ccnl. Non mancano quindi i datori di lavoro che vorrebbero un obbligo meno stringente, mentre la previsione di addirittura 3 giorni può risultare compromettente per i lavoratori malati. Lasciando spazio alla contrattazione collettiva si ottengono regole misurate e specifiche, per esempio obbligo a carico del datore soltanto in alcuni casi, ma mancano riferimenti nazionali generali.

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