S&P 500 sull’orlo della rottura? L’Iran può far saltare tutto

Redazione Money Premium

15 Marzo 2026 - 07:20

Allerta S&P 500: supporti a rischio dopo l’escalation in Medio Oriente. Ecco cosa aspettarsi.

S&P 500 sull’orlo della rottura? L’Iran può far saltare tutto

L’indice S&P 500 ha chiuso il mese di febbraio in calo di circa 50 punti, rispettando una stagionalità storicamente sfavorevole ma senza offrire segnali di rottura decisiva.

La chiusura in area 6878 si è infatti mantenuta comodamente all’interno di un intervallo laterale ormai ben definito. Il mercato continua a muoversi in una fase di consolidamento che dura da settimane e la vera domanda è se marzo riuscirà finalmente a imprimere una direzione chiara. L’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran nel fine settimana potrebbe rappresentare un catalizzatore, ma sarà l’analisi tecnica a fornire le indicazioni più affidabili sulla natura di un eventuale movimento.

Sul grafico mensile, febbraio si conferma come uno dei mesi più deboli per lo S&P 500, avendo registrato un massimo, un minimo e una chiusura inferiori rispetto al mese precedente. Tuttavia, l’ampiezza della variazione è stata contenuta e la candela formatasi non evidenzia pattern di inversione netti. Marzo, storicamente sesto per performance media con un guadagno intorno all’1%, è spesso caratterizzato da movimenti ampi e talvolta violenti, come accaduto nel 2020 e nel 2025. Una chiusura sotto il minimo di febbraio in area 6775 potrebbe iniziare a delineare una struttura di inversione più credibile.

Dal punto di vista tecnico di lungo periodo, il mercato sta consolidando in prossimità di una resistenza chiave situata sui massimi del canale ascendente e poco sopra il target di 6958, livello che corrisponde all’estensione Fibonacci al 161% del precedente movimento ribassista. Oltre tale soglia, il prossimo obiettivo teorico si colloca in area 7490, proiezione calcolata su un movimento di ampiezza simile ai rally 2020-2022 e 2022-2025. Tuttavia, considerando la fase avanzata del ciclo nel 2026, un’estensione così ampia appare meno probabile nel breve termine. Sul lato dei supporti, il minimo di gennaio a 6789 rappresenta il primo argine, seguito da 6720 e dalla fascia 6521-6550, che coincide con i minimi di ottobre e novembre.

Un elemento di attenzione proviene dall’indicatore DeMARK, che ha completato un conteggio di esaurimento a febbraio. Nelle ultime tre occasioni un segnale simile ha preceduto ribassi superiori al 10%, anche se con una tempistica non sempre immediata. Questo aumenta la vulnerabilità strutturale dell’indice, pur non offrendo certezze sull’imminenza del movimento.

Sul grafico settimanale emerge un comportamento tecnicamente delicato: la media mobile semplice a 20 periodi, la SMA 20, è stata testata ripetutamente nelle ultime settimane, fungendo da supporto per ben cinque volte su sei. Questo tipo di insistenza tende a indebolire il livello, poiché i rimbalzi diventano progressivamente meno vigorosi. Un esempio analogo si osserva nel Nasdaq 100, spesso rappresentato dall’ETF Invesco QQQ Trust, dove un supporto reiteratamente testato è stato infine violato e successivamente trasformato in resistenza. Una rottura della SMA 20 sullo S&P 500 indicherebbe un cambio di tono ribassista, anche se non necessariamente un crollo rapido, ma piuttosto una fase di oscillazione sotto la media stessa.

Sul timeframe giornaliero, l’indice ha mostrato una dipendenza simile dalla SMA 100, testata più volte nell’ultima settimana. Una chiusura sotto 6831 romperebbe questo equilibrio, ma il livello decisivo rimane l’area 6764-6775. Finora ogni nuovo minimo registrato a febbraio è stato riassorbito con un recupero, sebbene gli ultimi rimbalzi abbiano prodotto massimi decrescenti, un segnale sottile ma significativo di indebolimento progressivo. Il profilo dei volumi evidenzia due macro-aree di scambio, 6521-6764 e 6764-7002, entrambe di ampiezza simile. Una chiusura sotto 6764 potrebbe favorire una rotazione verso il range inferiore, aprendo spazio a un movimento più ampio verso 6550.

Nel brevissimo termine, il grafico a 24 ore mostra la formazione di una figura a diamante, tipicamente associata a un pattern distributivo di massimo. Una rottura sotto i minimi recenti confermerebbe la valenza ribassista della struttura, mentre un superamento deciso di 6950 aprirebbe la strada a nuovi massimi.

Sul fronte dei fattori macro e settoriali, la stagione delle trimestrali ha mostrato segnali di debolezza nei titoli tecnologici. Nvidia ha visto vendite successive alla pubblicazione dei risultati, in linea con il comportamento recente dei cosiddetti “Magnificent 7”. Il settore tecnologico, rappresentato dall’ETF Technology Select Sector SPDR Fund, e quello finanziario, tramite il Financial Select Sector SPDR Fund, restano sotto pressione. Al contrario, energia, utility, beni di consumo primari e sanità, attraverso strumenti come l’Energy Select Sector SPDR Fund, lo Utilities Select Sector SPDR Fund, il Consumer Staples Select Sector SPDR Fund e l’Health Care Select Sector SPDR Fund, hanno mostrato maggiore solidità. Questa rotazione settoriale, in atto da mesi, si avvicina però a livelli estremi e potrebbe parzialmente invertirsi nel corso di marzo.

L’elemento geopolitico rappresentato dall’escalation con l’Iran aggiunge incertezza. La morte dell’Ayatollah Ali Khamenei potrebbe essere interpretata inizialmente come un fattore di stabilizzazione, ma restano interrogativi sulla successione e sull’evoluzione del conflitto. Inoltre, mercati e investitori dovranno adattarsi a un possibile aumento dei prezzi del petrolio, con effetti trasversali sull’inflazione e sulle aspettative di politica monetaria.

La domanda se l’Iran possa essere il detonatore di una rottura strutturale trova per ora una risposta prudente. L’area 6764 rappresenta il vero spartiacque tecnico. Una discesa sotto tale soglia con chiusura giornaliera confermata segnerebbe un cambiamento ribassista potenzialmente rapido verso 6550. In assenza di questa rottura, anche eventuali sell-off iniziali potrebbero rivelarsi l’ennesimo episodio di volatilità temporanea all’interno di un ampio movimento laterale. Come spesso accade, non sarà l’evento in sé a determinare la direzione definitiva, ma la reazione del prezzo sui livelli chiave.