Sei stanco di cambiare i tuoi dispositivi dopo pochi anni? Ecco alcuni trucchi per evitare l’obsolescenza programmata e risparmiare centinaia di euro.
Tutti i principali marchi produttori di dispositivi tech da tempo adottano strategie per ridurre la vita dei prodotti e per incentivare così il consumatore ad acquistarne uno nuovo. I materiali si deteriorano prima, gli aggiornamenti software vengono interrotti, i costi di riparazione sono elevati e le caratteristiche tecniche diventano sempre più presto obsolete.
La buona notizia è che la situazione sta cambiando molto velocemente, anche grazie agli sforzi dell’Unione Europea. Sta infatti per arrivare l’indice di riparabilità obbligatorio per alcuni prodotti, che aiuterà gli utenti a capire quanto è facile e conveniente riparare un dispositivo ancor prima di acquistarlo. Ma non solo perché, dal 18 febbraio 2027, ogni device dovrà permettere la sostituzione della batteria con strumenti comuni.
Intanto, vediamo insieme alcuni trucchi efficaci per allungare la vita al tuo telefono e per evitare così il fastidioso stratagemma dell’obsolescenza programmata.
Cos’è l’obsolescenza programmata
L’obsolescenza programmata è una strategia adottata dai principali produttori di device tech, con l’obiettivo di invogliare i consumatori ad acquistare nuovi dispositivi ogni 3-4 anni.
Di base, questo modus operandi si manifesta attraverso alcune forme comuni. A partire dal deterioramento fisico accelerato, grazie all’uso di materiali fragili come il vetro. C’è poi l’interruzione degli aggiornamenti software per i modelli più vecchi, il marketing che invoglia a godere delle ultime novità e i costi di riparazione più elevati rispetto a quelli necessari per acquistare un nuovo device.
Pensiamo per esempio alla batteria di un iPhone, che presso un Apple Store ha un costo di 100-150 euro. Il costo elevato può spingere il consumatore a spendere di più per acquistare un telefono nuovo, oppure ad affidarsi a un ricondizionato. Discorso simile anche per laptop e tablet.
Come anticipato, nel 2027 le cose cambieranno all’interno dell’Unione Europea. Se si sceglierà di riparare un prodotto in garanzia anziché sostituirlo, la garanzia stessa verrà estesa per altri 12 mesi.
Inoltre, la normativa che entrerà in vigore imporrà ai produttori la disponibilità dei ricambi per almeno 7 anni. I produttori non potranno nemmeno utilizzare software o pratiche che impediscono la riparazione da parte di terzi.
Come allungare la vita del proprio telefono
Vediamo a questo punto cosa fare per evitare il fenomeno dell’obsolescenza programmata e per allungare dunque la vita del proprio smartphone.
Ci sono diversi aspetti a cui prestare attenzione, alcuni più importanti rispetto ad altri. Con queste accortezze, avrai la possibilità di far durare di più i tuoi dispositivi e di risparmiare così centinaia di euro in costi di riparazione o nuovo acquisto.
La batteria
Partiamo dalla batteria, uno dei pilastri dell’obsolescenza programmata. Le moderne batteri agli ioni di litio soffrono quando sono scariche allo 0% o cariche al 100%. Ecco perché gli esperti consigliano sempre di mantenere l’autonomia tra il 20 e l’80%. Non per forza quotidianamente, l’importante è dimenticarsi abitudini come il mantenere lo smartphone sotto carica tutta la notte.
Mille cicli di carica completa corrispondono infatti a cinque anni di utilizzo tipico, considerando una ricarica al giorno. Se perciò oggi carichi il telefono al 100% e lo scarichi al 5%, stai accelerando il degrado.
Riducendo questo range e stando attento a mantenere sempre la batteria tra l’80 e il 20%, potrai raggiungere facilmente i 5-7 anni di vita senza dover ricorrere a riparazioni o sostituzioni.
Un altro fattore che entra poi in gioco è quello dell’ottimizzazione software e hardware. Lo schermo è di solito la componente che più influisce sul consumo. Ecco perché dovresti per prima cosa gestire manualmente la luminosità, per esempio abbassandola al 50%.
Aiuta molto anche impostare la cosiddetta Dark Mode poiché, sia negli schermi LCD sia in quelli AMOLED, la riproduzione di colori chiari richiede molta più potenza. Ricordati anche, quando possibile, di impostare la modalità di risparmio energetico.
Infine tieni sempre conto delle temperature. Se troppo elevate, possono contribuire alla riduzione della vita di una batteria al litio fino al 50% più velocemente rispetto alle condizioni ottimali. Evita di caricare lo smartphone sotto al sole, non usarlo mentre è sotto carica e cerca di conservarlo in ambienti freschi. Secondo diversi studi, questi accorgimenti estendono la vita di una cella di 1-2 anni.
L’hardware
Vale davvero la pena effettuare un upgrade dell’hardware e sostituire componenti obsolete con altre più recenti? Dipende. Molti pensano per esempio che aumentare la memoria RAM possa aiutare, per esempio passando da 8 GB a 32 GB. Nei PC, una scelta di questo tipo garantisce il 40% della velocità in più.
Lo stesso vale per la memoria. Passare da un hard disk a un SSD migliora notevolmente le prestazioni. Ti basta avere un case per HHD, così da poter attaccare il nuovo SSD al notebook e clonare il sistema operativo.
La manutenzione preventiva
La cosa più importante da fare per evitare invecchiamenti precoci dei propri dispositivi tech è la manutenzione preventiva. Si tratta di piccoli gesti quotidiani che contribuiscono ad aumentare la vita dei device e a risparmiare soldi.
Partiamo dalla polvere, uno dei più grandi nemici dei computer. Può accumularsi sulle ventole o nei dissipatori, impedendo così la circolazione dell’aria e provocando rallentamenti improvvisi o blocchi completi.
Per i PC portatili, la pulizia andrebbe fatta ogni 3-6 mesi, a seconda dell’ambiente in cui è posizionato. Aiutati con dell’aria compressa e soffia all’interno verso le griglie di uscita per una pulizia completa.
Ogni 2-3 anni, sarebbe opportuno anche sostituire la pasta termica tra la CPU e il dissipatore. Abbassi così la temperatura di 5-10 gradi, riducendo notevolmente il rischio di surriscaldamento.
Lato software, invece, una buona manutenzione prevede l’eliminazione delle app inutilizzate, la pulizia dei file temporanei e la disattivazione di programmi che non ti servono all’avvio. Impiegherai qualche minuto ma potrai prolungare la vita dei dispositivi di 1-2 anni.
Quando e come riparare i dispositivi
Un’altra domanda che spesso gli utenti si pongono è: quando conviene riparare un dispositivo in autonomia e quando affidarsi a un tecnico? Dipende molto dal tipo di operazione che si ha bisogno di fare.
Ci sono alcune riparazioni che sono molto semplici, anche grazie alle tante guide e agli strumenti acquistabili ovunque. Pensiamo per esempio alla sostituzione di una batteria esterna, alla pulizia dello schermo, al cambio di custodia o vetro protettivo e alla rimozione di malware.
Salendo di “livello”, esistono alcune riparazioni considerabili intermedie e che rimangono possibili col fai da te, ma solo per utenti esperti o che hanno a disposizione guide complete.
Rientrano in questa categoria la sostituzione della batteria interna, l’upgrade della memoria RAM o dell’hard disk, il cambio di pasta termica o la pulizia interna tramite aria compressa.
Quali sono invece le riparazioni più complesse, che richiedono l’intervento di professionisti? Parliamo di tutte quelle pratiche per le quali servono strumenti tecnici o conoscenze informatiche avanzate.
E quindi per esempio sostituzione dello schermo, riparazione della scheda madre, sostituzione della CPU o recupero di dati da uno spazio di archiviazione guasto.
Come scegliere quale dispositivo acquistare
Se sei arrivato a un punto in cui il tuo dispositivo tech è ormai inutilizzabile e devi dunque acquistarne uno nuovo, è importante essere a conoscenza di tutte le informazioni necessarie per poter scegliere un device da cui poter partire per evitare una futura obsolescenza programmata.
Un elemento che ti può dare una grossa mano nella scelta è l’indice di riparabilità. Di cosa si tratta? Di un punteggio che va da 0 a 10 e che indica quanto un prodotto può venire riparato facilmente. Questo numerino aiuta il consumatore a fare una scelta più consapevole.
Ti consigliamo di privilegiare sempre device con un punteggio di almeno 7 su 10, evitando invece gli ultrabook sottili che non dispongono di facile accesso ai componenti.
Se effettui l’acquisto in un negozio, rivolgiti a un commesso e ponigli alcune domande comuni ma potenzialmente decisive. Per esempio se la batteria è rimovibile, se le memorie RAM ed SSD sono migliorabili, se si trovano ricambi ufficiali e se esistono guide di riparazioni pubbliche.
E se vuoi risparmiare ulteriormente, oggi è sempre più consigliabile tenere in considerazione i dispositivi ricondizionati certificati. Fai attenzione in particolare a quelli con 2-3 anni di vita alle spalle ma con batteria e schermi nuovi.
Di solito, sono i prodotti col miglior rapporto qualità-prezzo e con la garanzia che durino nel tempo. In particolare, applicando da subito i consigli dei capitoli precedenti potrai assicurarti device che non ti abbandoneranno per i prossimi 5-7 anni.
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