Sondaggi politici elettorali: Pd primo partito, Renzi spinge per il premio alla lista

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Sondaggi politici elettorali: Pd primo partito, Renzi spinge per il premio alla lista

Sondaggi politici elettorali: secondo l’istituto SWG il Pd è il primo partito in Italia davanti al M5S e appaiato al centrodestra unito, ecco perché Renzi spinge per il premio alla lista.

Sondaggi politici elettorali: il Partito Democratico viene attestato come primo partito in Italia, superando il Movimento 5 Stelle in una percentuale pari a quella del centrodestra unito, dove cala in maniera netta Forza Italia.

Questo è l’esito del sondaggio politico elettorale condotto dall’istituto SWG nei giorni del 18 e 19 aprile, intervistando un campione di 2.000 cittadini italiani attraverso il metodo CATI/CAMI/CAWI.

Nelle intenzioni di voto degli elettori ci sarebbe stato un vero e proprio ribaltone, con il Partito Democratico che tornerebbe ad essere il primo partito in Italia, staccando un Movimento 5 Stelle che viene dato in difficoltà anche da altri sondaggi.

Solo il centrodestra unito al momento terrebbe testa al Partito Democratico, con questo che potrebbe essere uno dei motivi per cui Matteo Renzi starebbe spingendo per una nuova legge elettorale che preveda un premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione.

Sondaggi politici elettorali: Pd primo partito

I risultati del sondaggio politico elettorale pubblicato in data 20 aprile dall’istituto SWG, evidenzierebbe come la situazione politica italiana sia caratterizzata da una grande incertezza che muta di continuo gli scenari.

Fino a qualche settimana fa il Movimento 5 Stelle sembrava essere lanciato verso una irrefrenabile corsa verso Palazzo Chigi, mentre ora verrebbe dato in continua flessione tanto da perdere lo scettro di primo partito del paese.

Discorso inverso per il Partito Democratico, che assorbita la botta della scissione del Movimento Democratici e Progressisti ha ripreso a salire nei consensi, anche se Matteo Renzi e i suoi aspettano di vincere le primarie prima di piazzare l’allungo decisivo.

In calo il centrodestra soprattutto per demerito di Forza Italia, che fa registrare un autentico tonfo mitigato solo in parte dalla crescita della Lega Nord, ormai sempre più elemento trainante della coalizione.

A sinistra invece nuovo calo per un Movimento Democratici e Progressisti che non riesce ad imporsi, tutti voti questi intercettati sia dal Partito Democratico sia da Sinistra Italiana, che al momento sfiorerebbe il superamento della soglia di sbarramento.

Vediamo allora nel dettaglio le percentuali assegnate dal sondaggio politico elettorale realizzato da SWG a ciascun partito, mettendo tra parentesi la variazione rispetto alla medesima indagine condotta sette giorni prima.

  • Partito Democratico 28,8% (+0,7%)
  • Movimento 5 Stelle 27,5% (-0,5%)
  • Lega Nord 13,2% (+0,3%)
  • Forza Italia 11,8% (-0,8%)
  • Fratelli d’Italia 4,5% (-0,1%)
  • Alternativa Popolare 3,5% (/)
  • Movimento Democratici Progressisti 3,4% (-0,5%)
  • Sinistra Italiana 2,9% (+0,1%)

Dati questi del sondaggio che con ogni probabilità sono arrivati anche sulla scrivania di Matteo Renzi, che non a caso nelle ultime ore è tornato a spingere in materia di legge elettorale sul premio di maggioranza assegnato alla lista capace di raccogliere più voti.

Sondaggi politici elettorali: Renzi torna ad essere fiducioso

I risultati dei vari sondaggi elettorali che vengono condotti in questo periodo finiscono per condizionare il dibattito sulla legge elettorale. Anche se prima delle primarie Pd nessun accordo verrà stilato, tutti i partiti sono ben attenti a calcolare quale sistema di voto possa essere più favorevole ai propri interessi.

Dopo esser stato fiaccato dalle polemiche interne e da quelle relative al caso Consip, il Partito Democratico ha ripreso a marciare anche se il 40,8% raccolto alle ultime elezioni Europee ormai sembrerebbe essere un pallido ricordo.

L’essere comunque tornati ad essere secondo il sondaggio SWG il primo partito in Italia, è un’iniezione di fiducia per un Partito Democratico convinto di poter guadagnare ulteriore consenso una volta che Renzi sarà eletto di nuovo segretario.

Potrebbe essere questo il motivo per cui, negli ambienti renziani, adesso si è tornato a parlare di premio di maggioranza assegnato alla lista nella legge elettorale che prima o poi il Parlamento dovrà licenziare.

Il ragionamento può essere semplice: Matteo Renzi è convinto di poter superare il Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni e di poter raggiungere la soglia del premio che con ogni probabilità verrà abbassata, motivo per cui l’attuale Pd può anche pensare di correre da solo.

Anche senza il raggiungimento del premio di maggioranza, il Partito Democratico potrebbe contare comunque sul più cospicuo plotone di parlamentari, diventando così di fatto indispensabile per la creazione di un governo dalle larghe intese.

Il premio di maggioranza alla lista metterebbe in difficoltà anche il centrodestra. Difficile che Lega Nord e Forza Italia decidano di mettere da parte i loro simboli e di correre sotto le stesso tetto.

Più probabile nell’eventualità che ci sia una separazione, che renderebbe di fatto impossibile per entrambi una vittoria ma consentirebbe però di poter coltivare speranze di alleanze governative future.

Ipotizzando che nessuno tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle riesca a raggiungere la soglia del premio di maggioranza, a quel punto Forza Italia potrebbe strizzare l’occhio a Renzi mentre il carroccio guarderebbe con interesse ai pentastellati.

Chi invece sembrerebbero fortemente contrari a questa ipotesi di sistema elettorale sono i partiti più piccoli. Quelli di sinistra non ne farebbero troppo un dramma, visto che unendosi potrebbero ottenere un buon numero di parlamentari.

Discorso diverso invece per Alternativa Popolare di Angelino Alfano, che rischierebbe di non superare la soglia di sbarramento oppure di entrare in Parlamento in un numero troppo esiguo per poter poi essere utile in ottica di future alleanze di governo.

Non resta quindi che aspettare l’esito delle primarie del 30 aprile, con tutti i partiti che poi dovranno scoprire le loro carte per trovare un accordo, si spera, su questa agognata nuova legge elettorale.

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