Solo l’1,6% dei consumi degli italiani è per la cultura

Alberto De Pasquale

08/03/2024

Per musei, teatri e cinema le famiglie spendono molto meno di quanto fanno francesi e tedeschi. Ma è record europeo per l’acquisto di libri.

Solo l’1,6% dei consumi degli italiani è per la cultura

La cultura ha il suo proverbiale peso e anche un più materialista costo che bisogna sostenere per fruire di arte, informazione e intrattenimento. Una spesa che, nel caso dell’Italia, è pari in media all’1,6% dei consumi annui delle famiglie.

Ciò significa che ogni 100 euro pagati dagli italiani per mutui e affitti, cibo, abbigliamento, trasporti e altri beni e servizi, appena un euro e sessanta centesimi sono investiti nella cultura.

Secondo i dati Eurostat (aggiornati al 2020), in media le famiglie dei paesi dell’Unione Europea investono nella cultura il 2,6% delle proprie spese annue. L’Italia è quindi ben sotto il livello medio europeo, anche se in linea con altri paesi del Sud e dell’Est del Continente.

Da questo punto di vista, infatti, l’Europa risulta abbastanza spaccata. Solo le famiglie di Spagna, Lituania, Bulgaria e Grecia spendono per la cultura, in proporzione, meno dell’Italia (anche se non sono disponibili dati recenti per Finlandia, Irlanda, Portogallo e Romania). I paesi del nord risultano molto più inclini a spendere per informazione e intrattenimento: le famiglie tedesche riservano il 3,7% dei propri consumi annui per la cultura, la vicina Austria il 3,6%, la Repubblica Ceca il 3,4% e la Francia il 3,3%. Caso particolare quello di Malta che, nonostante la collocazione geografica, si è distinta nel 2020 per un valore di spesa per la cultura pari al 3,3% del Pil: ben superiore a quello di Italia, Grecia (1,3%) e Cipro (1,7%) e più simile a quelli rilevati nell’Europa Centrale.

Bisogna tenere presente che sotto la voce “cultura” rientrano naturalmente le spese per l’acquisto di libri, giornali e riviste, biglietti per musei, cinema, teatri e concerti. Ma anche quelle per strumenti musicali, macchine fotografiche e videocamere, articoli da disegno e altri prodotti legati all’arte e all’audiovisivo.

Nel caso italiano, spendere per la cultura significa soprattutto acquistare libri, che rappresentano quasi il 25% della spesa culturale totale: un record a livello europeo. Bassa, invece, la quota per l’acquisto di strumenti musicali, appena lo 0,7% contro una media europea del 4,2%. La nozione di cultura è ampia ma la spesa delle famiglie, come visto, risulta più bassa della media e in un certo senso può essere considerata il riflesso dell’attenzione riservata alle attività culturali da parte dei governi italiani. I governi dei paesi dell’Unione Europea spendono in media l’1,1% del proprio Pil per cultura e attività ricreative; nel 2022 la Francia è arrivata all’1,4%, mentre l’Italia non ha superato lo 0,8%.

I dati citati fin qui si riferiscono a un periodo in cui la spesa per la cultura è stata naturalmente influenzata dalla situazione sanitaria, anche se sono molto indicativi sul quadro europeo. In ogni caso, di recente la spesa degli italiani per la cultura sembra tornata a crescere. Secondo il Rapporto Annuale Federculture 2023, nel 2022 la spesa delle famiglie per ricreazione, sport e cultura è cresciuta del 15,9% rispetto al 2021, anche se non è ancora tornata sui livelli toccati nel 2019.

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