Cosa comprano ogni mese le famiglie più ricche d’Italia?

Alberto De Pasquale

27/08/2026

Le famiglie con i livelli più alti di spesa consumano in media 5 mila euro al mese, le più povere meno di 1.400: per auto e vacanze il divario diventa estremo.

Cosa comprano ogni mese le famiglie più ricche d’Italia?

Mentre i poveri fanno i conti per arrivare a fine mese, i ricchi comprano gioielli. Analizzando la spesa per consumi degli italiani emerge chiaramente come avere a disposizione un budget mensile elevato consente di ottenere i servizi migliori e di accedere a beni e prestazioni, anche importanti, proibitivi per le fasce meno abbienti.

Dai dati Istat risulta (con aggiornamento al 2024) che le famiglie italiane spendono in media 2.755 euro al mese per provvedere a tutte le proprie necessità, dalla casa ai trasporti, dal cibo all’abbigliamento, passando dagli svaghi. Di questi, il 55% è speso in media per gli acquisti alimentari, ossia per cibo e bevande e per la casa, intesa come mutuo o affitto, gas, luce e acqua.

Nel caso degli italiani più poveri, invece, cibo e casa rappresentano quasi il 72% del budget mensile, mentre per quelli più ricchi solo il 46%. Già questi primi numeri aiutano a inquadrare il contesto e a capire quanto la capacità di spesa influenza non solo la possibilità di acquistare prodotti di prima necessità più costosi e in teoria di qualità superiore, ma anche alcuni lussi esclusivi.

Per comprendere quanto è ampia la forbice dei consumi in Italia bisogna suddividere le famiglie in cinque categorie, basate sui livelli di consumo. Si ottengono quindi cinque gruppi, ognuno dei quali rappresenta un 20% delle famiglie italiane (quindi circa 5,2 milioni per gruppo, dato che le famiglie in totale sono circa 26,3 milioni), ordinati per spesa equivalente (ossia la spesa corretta per la dimensione e la composizione del nucleo familiare). Il primo quinto esprime quindi livelli di spesa bassi, il secondo medio-bassi, il terzo medi, il quarto medio-alti e l’ultimo alti.

Confrontando la spesa del gruppo che spende meno e quella del gruppo che spende di più è possibile quindi stimare la «forbice» dei consumi. Se come dicevamo le famiglie italiane spendono in media 2.755 euro al mese, il gruppo con il più basso livello di consumo ne spende appena 1.386, mentre quello più ricco 5.032: significa che in Italia le famiglie più facoltose acquistano beni e servizi spendendo circa 3,6 volte di più rispetto a quelle più povere. Le differenze si riducono nel caso dei prodotti più semplici e generici, ma possono diventare abissali nel caso di quelli più sofisticati.

Chi spende per cosa Chi spende per cosa Spesa media mensile in euro (le famiglie povere sono il 20% con i livelli più bassi di spesa, le ricche il 20% con i livelli più alti)

La spesa alimentare

Nel caso dei prodotti alimentari, ossia del classico carrello della spesa, il quinto di famiglie italiane più povere spende in media 325 euro al mese, mentre il quinto che rappresenta le famiglie più ricche ne spende 685. In questo caso, la differenza consiste nella possibilità di fare acquisti nei supermercati più rinomati, invece che nei discount, oppure, all’interno dello stesso negozio, di privilegiare prodotti più costosi. Anche all’interno della sola categoria del cibo, però, la diversa capacità di spesa incide su aspetti non secondari.

Per i cibi pronti, naturalmente più costosi rispetto a quelli che è possibile preparare da sé, le famiglie più povere spendono in media 13 euro al mese, contro i 65 euro di quelle più ricche: in questo caso la differenza è di cinque volte. Lo stesso vale in fatto di vini: mentre le famiglie più povere spendono in media 4 euro mensili, quelle più ricche ne spendono 29, ossia oltre sette volte in più. Ma come anticipato, i divari più ampi non riguardano il cibo.

Le altre spese

Appena si va fuori dal perimetro delle spese strettamente necessarie la forbice si allarga parecchio, raccontando due fette di popolazione con possibilità radicalmente diverse. Il caso più eclatante è quello che riguarda gioielli e orologi. Le famiglie del primo quinto spendono per gli oggetti preziosi in media appena 26 centesimi al mese, ossia poco più di tre euro all’anno. Quelle del quinto più alto, invece, arrivano a 26,3 euro mensili, cioè oltre 316 euro all’anno. Il rapporto in questo caso è di più di 100 a 1: un segnale di quanto il reddito disponibile permetta (o meno) di accedere a beni di status.

Ancora più netto è il confronto sull’acquisto di automobili. Nel primo quinto la spesa media mensile si ferma a 2,4 euro (praticamente zero per la stragrande maggioranza delle famiglie), mentre nel quinto più alto sale a 271,5 euro. Significa che le famiglie abbienti possono permettersi di cambiare auto o di acquistare veicoli di fascia media-alta, mentre quelle a basso reddito restano spesso legate a mezzi usati o addirittura senza un mezzo di proprietà. Lo stesso schema si ripete con le vacanze: la spesa per i pacchetti vacanza risulta quasi assente tra le famiglie più povere (il dato è così basso da essere considerato statisticamente residuale), mentre tra quelle più ricche raggiunge i 53,3 euro al mese, cioè oltre 640 euro all’anno. Al ristorante, al bar o in locali simili le famiglie del primo quinto spendono in media 23 euro al mese, mentre quelle del quinto più alto arrivano a 317 euro.

Alcuni aspetti legati alla casa, che naturalmente è una voce “necessaria”, mostrano differenze qualitative enormi. Le famiglie più povere destinano appena tre euro al mese per quelli che Istat classifica come servizi per la manutenzione, la riparazione e la sicurezza dell’abitazione, contro i 57 euro mensili spesi da quelle più ricche. Lo stesso vale per gli interventi di ristrutturazione: le famiglie del quinto più facoltoso spendono 132 euro al mese per avere un’abitazione più efficiente e confortevole, contro appena un euro delle famiglie con i più bassi livelli di spesa. Non fa eccezione la salute, che risente pesantemente della capacità di spesa. I servizi dentistici ambulatoriali costano in media 4,2 euro al mese alle famiglie più povere e 65,6 euro a quelle più ricche. Le visite e le prestazioni sanitarie private, le diagnostiche e le cure specialistiche restano in larga misura prerogativa di chi può permettersi un elevato budget mensile.

Fonte

Istat