La società dietro Ethereum ha licenziato il 20% della sua forza lavoro

Alessandro Nuzzo

25 Giugno 2026 - 19:46

Lo scorso 23 giugno l’organizzazione no profit che gestisce Ethereum ha licenziato 54 persone avviando un riassetto organizzativo aziendale.

La società dietro Ethereum ha licenziato il 20% della sua forza lavoro

La Ethereum Foundation, l’organizzazione no profit con sede in Svizzera che finanzia lo sviluppo di Ethereum, la seconda blockchain al mondo per capitalizzazione, ha licenziato 54 persone il 23 giugno, circa il 20% dell’intera forza lavoro. Si tratta della ristrutturazione più profonda nella storia dell’organizzazione e arriva in un momento di significativa turbolenza interna.

I licenziamenti sono soltanto una parte di una più ampia riorganizzazione aziendale. Il co-fondatore di Ethereum, Vitalik Buterin, ha infatti annunciato anche una riduzione del budget 2026 di circa il 40%. L’obiettivo è passare da un modello che consumava ogni anno circa il 15% del patrimonio della fondazione a uno stile di gestione in cui si spende soltanto il rendimento degli asset detenuti in tesoreria, puntando quindi a un tasso annuo del 5% entro il 2030.

Come si legge nel comunicato ufficiale pubblicato sul blog della Ethereum Foundation, «usciamo da questo processo con la struttura, le attività e le persone necessarie per portare a termine i compiti cruciali che ci attendono, ma anche con 54 colleghi in meno». Buterin ha aggiunto: «Non cercherò di fingere che non ci sia molto che si perde. Sono ingegneri brillanti, alcuni dei quali hanno lavorato sul protocollo Ethereum per quasi un decennio».

I licenziamenti arrivano in un momento di forte instabilità ai vertici dell’organizzazione. Dall’inizio del 2026 la fondazione ha registrato l’uscita di diverse figure senior. Il direttore esecutivo ha lasciato l’incarico a febbraio, mentre il 18 giugno, pochi giorni prima dell’annuncio dei tagli, si è dimessa anche la direttrice esecutiva. Entrambi i posti sono rimasti vacanti e a gestire le operazioni quotidiane è ora il membro del consiglio d’amministrazione Bastian Aue. Tra le uscite precedenti figurano anche i ricercatori Dankrad Feist, passato a lavorare sulla blockchain stablecoin di Stripe, e i team lead del protocollo Tim Beiko e Barnabé Monnot.

La riorganizzazione aziendale di Ethereum

La fondazione, come riportato nell’articolo pubblicato sul blog ufficiale, ha ridisegnato la propria organizzazione attorno a cinque aree di lavoro: livello di protocollo, livello di accesso, livello utente, livello di comunità e livello istituzionale, più un cluster dedicato alle operazioni. L’obiettivo dichiarato è concentrarsi su ciò che soltanto la fondazione può fare: rafforzare la resistenza alla censura, tutelare la privacy, mantenere l’apertura del protocollo e garantire la sicurezza della rete.

Alcune attività sono state ridimensionate o chiuse. Tra queste figurano il laboratorio Privacy and Scaling Explorations, che si occupava di crittografia avanzata. Anche le Devcon, le conferenze globali di Ethereum, diventeranno eventi più piccoli.

Il giorno prima dell’annuncio dei tagli, cinque ex ricercatori della Ethereum Foundation hanno fondato Ethlabs, un nuovo laboratorio no profit indipendente focalizzato sullo sviluppo istituzionale di Ethereum. Il progetto è sostenuto dal co-fondatore Joe Lubin, da Bitmine Immersion Technologies, SharpLink Gaming e da oltre 50 partner della community. La nascita di Ethlabs segna un cambio strutturale nel modo in cui l’ecosistema Ethereum si organizza: sempre meno centralizzato attorno alla fondazione, sempre più distribuito tra organizzazioni indipendenti.

Il paradosso, segnalato da più analisti, è che la rete Ethereum non è in crisi tecnica. Nel primo trimestre del 2026 ha registrato livelli record di traffico e transazioni. Tuttavia, i ricavi da commissioni e il valore di ETH hanno continuato a scendere: la criptovaluta ha perso circa il 44% dall’inizio dell’anno, rendendo ancora più urgente la revisione dei costi della fondazione.