Slack sta collaborando con Amazon

Marco Ciotola

06/06/2020

30/07/2021 - 11:20

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Slack collabora con Amazon e mira a vincere la battaglia contro Microsoft

Slack sta collaborando con Amazon, nel tentativo di diventare il più utilizzato strumento di comunicazione da remoto sul lavoro, spodestando così Microsoft.

Un impegno che è entrato nel vivo nel corso della pandemia di coronavirus, che sta costringendo un numero sempre più alto di lavoratori a casa, a praticare il cosiddetto smart working.

Le due società hanno annunciato l’intesa solo ieri, e reso noto che tutti i dipendenti Amazon comunicheranno con Slack. A sua volta Slack si servirà di Chime, piattaforma di comunicazione sviluppata da Amazon Web Services, per supportare le funzioni di chiamate vocali e video.

Slack è solo una delle diverse realtà del comparto tech - tra cui spiccano Zoom, Cisco e Google - che hanno registrato una notevole crescita di utilizzo, specie per quel che riguarda i loro strumenti di collaborazione lavorativa a distanza.

Slack e Amazon vs Microsoft

La rivalità tra Slack e la piattaforma Teams di Microsoft è venuta alla ribalta nelle ultime settimane. Il CEO di Slack, Stewart Butterfield, ha dichiarato in un’intervista al quotidiano di settore The Verge che “la preoccupazione principale di Microsoft è quella di ucciderci”.

Dalla sua, Slack ha segnato +12.000 alla voce nuovi utenti paganti nei tre mesi terminati il 30 aprile, e più di 90.000 nuove organizzazioni hanno avviato un piano d’utilizzo della piattaforma, a pagamento o gratuitamente.

I dati sono stati diffusi giovedì nel rapporto sugli utili, che ha indicato ricavi per 201,7 milioni di dollari nel trimestre, con un aumento del 50% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Ma né questi numeri né l’accordo con Amazon sono bastati a rassicurare gli investitori: le azioni della società sono crollate del 16% nel trading after-hour successivo alla pubblicazione dei conti.

Nel suo discorso, il CEO Butterfield ha anche parlato a sostegno delle proteste in corso a livello nazionale dopo l’uccisione di George Floyd, riferendosi al movimento come nato da una crisi derivante da “generazioni di razzismo sistemico e supremazia bianca”:

“È una crisi che noi stessi abbiamo generato, non l’ha fatto la natura o qualcos’altro. Ora dovremmo agire tutti insieme sistemare le cose. Il silenzio è un lusso che non possiamo permetterci”.

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