Il simposio di Jackson Hole si apre giovedì 27 agosto e il discorso del nuovo presidente della Fed è atteso venerdì alle 16:00 italiane. Ecco perché conta più del solito.
Da quasi mezzo secolo, nell’ultima settimana di agosto, circa 120 tra banchieri centrali, economisti, accademici e operatori dei mercati si riuniscono in un lodge del Wyoming per discutere di paper accademici. Non si decide nulla, non si vota nulla, e il programma di quest’anno (stablecoin, infrastrutture dei pagamenti, valute digitali) è tra i più tecnici di sempre. Ma Jackson Hole resta uno degli appuntamenti che i mercati temono di più, perché è lì che i presidenti della Fed, storicamente, hanno scelto di annunciare i cambi di rotta, dalle aperture di Bernanke sul quantitative easing nel 2010 alla revisione del quadro strategico di Powell nel 2020.
Quest’anno il motivo è un altro. Sul palco venerdì mattina, alle 16:00 ora italiana, salirà per la prima volta Kevin Warsh. In tre mesi alla guida della Fed ha accorciato il comunicato post-riunione, ha rinunciato a inserire il proprio punto nel dot plot di giugno e ha ripetuto ai mercati di guardare i dati, non la banca centrale. Del discorso in programma a Jackson Hole ha detto soltanto che vuole usarlo per inquadrare le domande di fondo, perché il ciclo continuo di riunioni e conferenze stampa spinge a discutere di quarti di punto invece che delle forze strutturali del prossimo decennio.
La data e il tema di Jackson Hole 2026
La Federal Reserve Bank di Kansas City ospita il simposio dal 27 al 29 agosto, sul tema «Financial Innovation: Implications for Payments and Policy». La selezione dei partecipanti avviene in base al tema dell’anno e in un anno tipo le presenze sono circa 120. La sede resta il Jackson Lake Lodge, in Wyoming, con banchieri centrali provenienti da oltre 70 Paesi.
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Il tema scelto (pagamenti digitali, stablecoin, valute digitali di banca centrale) è il primo nella storia dell’evento a mettere al centro dell’agenda i pagamenti digitali e la tecnologia finanziaria. Ma, come quasi sempre accade a Jackson Hole, il programma accademico e l’evento di mercato sono due cose distinte. Warsh parlerà alle 10 del mattino ora di New York di venerdì 28 agosto, ovvero le 16:00 italiane. E sono quei venti minuti che gli operatori stanno prezzando, non di certo i paper sulla programmabilità dei pagamenti.
L’intervento sarà trasmesso in diretta sul canale YouTube della Fed di Kansas City e pubblicato contemporaneamente su kansascityfed.org, mentre le principali agenzie diffonderanno il testo preparato non appena disponibile. La Kansas City Fed pubblica di norma il programma completo la sera prima dell’apertura del simposio.
Perché il mercato attende il discorso di Warsh (Fed)
Warsh ha giurato come presidente e governatore della Fed il 22 maggio 2026, con un voto del Senato di 54 a 45, con la conferma più risicata mai registrata per un presidente della Fed, mentre Jerome Powell ha scelto di restare nel Board dopo aver lasciato la presidenza.
Dopo la riunione del 29 luglio il nuovo presidente ha dichiarato di voler usare il discorso di agosto per inquadrare le domande di fondo, sostenendo che il ciclo continuo di riunioni e conferenze stampa spinge a discutere di quarti di punto invece che delle forze strutturali del prossimo decennio. Ha aggiunto che la Fed non è vincolata dai prezzi di mercato.
La verità è che oggi l’orientamento della Fed è meno leggibile di un anno fa e questo rende il discorso di venerdì assai atteso. Un sondaggio di Bank of America di metà agosto ha rilevato che il 69% dei gestori si attende un tono neutrale, né restrittivo né accomodante.
Attenzione al mercato obbligazionario
Il contesto in cui Warsh parlerà è fatto di un mercato caratterizzato da una certa tensione sui Treasury a lunga scadenza che dura da giugno. Il 19 agosto il Tesoro americano ha annunciato a sorpresa che avrebbe «almeno raddoppiato» i riacquisti di debito, comunicando contestualmente che il debito pubblico aveva superato per la prima volta i 40.000 miliardi di dollari. L’operazione, che parte il 9 settembre, porta l’ammontare delle operazioni di buyback da 2 a almeno 4 miliardi di dollari e riguarda i Treasury con scadenza tra 10 e 30 anni.
L’effetto è durato meno di 24 ore. Il giorno successivo il rendimento del trentennale era già risalito oltre il 5,24%, cancellando il calo successivo all’annuncio, dopo aver toccato il massimo da circa diciannove anni. Venerdì 21 agosto il long bond viaggiava intorno al 5,27%, contro il 5,21% di una settimana prima, e al momento si trova a quota 5,251%.
Le ragioni della pressione sono strutturali e vanno dal deficit in allargamento, all’inflazione sopra il 2%, dal dollaro più debole alla valanga di emissioni obbligazionarie corporate delle società tecnologiche per finanziare intelligenza artificiale e data center. A questo si aggiunge il conflitto in Iran, che tiene il premio al rischio sull’energia in tensione.
Ed è per questo che il discorso di venerdì incrocia il mestiere del presidente della Fed. Secondo Paul Stanley di Arca, il rialzo dei rendimenti e gli interventi del Tesoro preparano il terreno per un discorso di Jackson Hole molto importante, in cui Warsh può parlare a un mercato che ha bisogno di maggiore chiarezza.
Cosa prezzano oggi i mercati sui tassi Fed
Il ciclo restrittivo è formalmente in pausa. Il 29 luglio il FOMC ha votato 9 a 3 per lasciare i tassi nell’intervallo 3,50%-3,75%, quinta riunione consecutiva senza modifiche e con il dissenso restrittivo più ampio dal settembre 2016. I tre dissenzienti chiedevano un rialzo immediato.
Poi sono arrivati i dati, con i payroll di luglio che hanno registrato un calo di 23.000 unità contro attese di un aumento di 85.000, una delle letture peggiori dalla pandemia, e questo ha fatto scendere le probabilità di rialzo a settembre da quasi il 60% a circa un terzo. Il CPI di luglio si è comunque attestato al 3,4%, ben sopra l’obiettivo del 2%. Le vendite al dettaglio sono calate per la prima volta in nove mesi. Oggi il quadro implicito vede circa il 36% di probabilità di rialzo alla riunione di settembre e circa il 68% di almeno un rialzo entro fine anno. Le scommesse si spostano più avanti nel tempo: 67,6% per dicembre 2026 e 79,5% per marzo 2027, segnale che il mercato ritiene la stretta rinviata, non archiviata.
I tre scenari possibili e cosa significano per chi investe dall’Italia
Se Warsh ribadisce con forza l’impegno sul 2% e lascia settembre aperto, i rendimenti potrebbero salire, l’azionario arretrare e l’oro perdere terreno; se invece riconosce il raffreddamento di lavoro e consumi, il movimento si inverte. Il suo curriculum renderebbe plausibile il primo caso, ma i primi tre mesi di mandato non l’hanno confermato. Il terzo scenario è forse il più probabile: Warsh parla di bilancio della Fed, indipendenza e credibilità verso il mercato obbligazionario, senza toccare il sentiero dei tassi a breve. Settembre resterebbe interamente dipendente dai dati, e la volatilità nascerebbe proprio da come il mercato interpreta il silenzio.
Per il risparmiatore italiano il canale di trasmissione è indiretto e passa soprattutto dalla duration. La BCE si muove già su un binario diverso da quello americano: il 23 luglio ha lasciato i tassi su depositi, rifinanziamento principale e marginale al 2,25%, 2,40% e 2,65%, confermando di decidere riunione per riunione, dopo il primo rialzo dal settembre 2023 annunciato l’11 giugno. I BTP arrivano all’appuntamento in condizioni ordinate (decennale intorno al 4,04% e spread sul Bund vicino agli 80 punti base) ma un ampliamento dei rendimenti globali sulle scadenze lunghe tende a propagarsi anche alla parte lunga della curva italiana. Così, chi detiene il titolo fino a scadenza non vede cambiare le cedole, ma chi opera sul secondario o tramite ETF obbligazionari lunghi sì.
Occhio anche al cambio euro dollaro. Un tono restrittivo rafforza il dollaro, uno più morbido lo indebolisce, con effetti su ETF azionari globali non coperti dal rischio valutario e sulle materie prime denominate in dollari. Oro compreso, che ha da poco superato la media mobile a 100 giorni per la prima volta in oltre due mesi.