Siccità, scatta lo stato d’emergenza in 5 Regioni: cosa succede adesso

Claudia Mustillo

5 Luglio 2022 - 09:11

condividi

Deliberato lo stato di emergenza per la siccità in cinque Regioni. Ecco cosa succede ora e qual è il piano del governo.

Siccità, scatta lo stato d'emergenza in 5 Regioni: cosa succede adesso

Lo stato di emergenza a causa della siccità e della mancanza di acqua in Italia è già scattato, da tempo, in diverse Regioni del Nord Italia.

Il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Mario Draghi, ha deliberato lo stato di emergenza in cinque Regioni: Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. Lo stato di emergenza si estenderà fino al 31 dicembre 2022 ed è volto a fronteggiare con poteri straordinari la situazione in atto per ripristinare la funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche.

Dopo la prima bozza del decreto siccità che introduceva la figura del commissario straordinario per l’emergenza idrica in Italia oggi, spiega il presidente della regione Piemonte, Alberto Cirio, con lo stato emergenza “riceviamo risorse per coprire danni che oggi sono oltre 1 miliardo, ma abbiamo anche il dovere d’impedire che i danni siano ancora maggiori e quindi tutte le azioni che si possono fare nell’immediatezza con le risorse o gli sgravi della burocrazia vanno fatte e realizzate”.

Per far fronte ai primi interventi sono stati stanziati 36.500.000 euro a carico del Fondo per le emergenze nazionali, così ripartiti:

  • 10,9 milioni di euro alla Regione Emilia Romagna;
  • 4,2 milioni di euro alla Regione Friuli Venezia Giulia;
  • 9 milioni euro alla Regione Lombardia;
  • 7,6 milioni di euro alla Regione Piemonte;
  • 4,8 milioni di euro alla Regione Veneto.

Stato di emergenza siccità: le prossime tappe

L’adozione del provvedimento con cui viene dichiarato lo stato di emergenza nelle cinque Regioni è solamente un passaggio intermedio.

Già si ipotizza un secondo incontro che dovrebbe dare il via libera definitivo al nuovo decreto siccità per arginare l’emergenza idrica. Sul tavolo di questo secondo incontro, che si dovrebbe tenere nel giro dei prossimi giorni, ci sarà anche la nomina del commissario straordinario, chiamato a coordinare gli interventi strutturali già previsti nel decreto.

Allarme siccità: il ruolo del commissario straordinario

Lo stato di emergenza serve a garantire risorse per gestire la crisi e a sostenere le aziende agricole. Le dichiarazioni territoriali sono importanti per garantire poteri speciali, razionamenti in primis, e risorse economiche che permettano per esempio di inviare l’acqua dove è necessaria. Oltre alla dichiarazione dello stato di emergenza regionale c’è bisogno di strutturare un piano insieme al ministero delle Infrastrutture e della mobilità (competente per gli invasi), quello della Transizione ecologica (che si occupa tra l’altro di depurazione delle acque), quello delle Politiche agricole. Per esempio è necessario valutare il possibile svuotamento degli invasi.

Il ruolo del commissario straordinario per l’emergenza idrica è importante in questo momento perché avrà una struttura da 30 unità e potrà contare sullo strumento dell’ordinanza «in deroga a ogni disposizione di legge escluse quella penale, le leggi antimafia, il codice dei beni culturali e i vincoli legati all’appartenenza alla Ue» per realizzare con rapidità gli interventi volti alla riduzione delle perdite d’acqua nel sistema idrico. Il commissario, avrà anche il compito di verificare l’adozione da parte delle Regioni delle misure per razionalizzare i consumi ed eliminare gli sprechi della risorsa idrica.

La carenza delle infrastrutture è da tempo all’ordine del giorno. Il Governo ha messo, per il momento, 1,38 miliardi di risorse per ridurre le perdite di acqua nelle reti di distribuzione, con particolare attenzione al Sud Italia. Si tratta di progetti coordinati dal Mims e dal ministero per il Sud che prevedono interventi per 900 milioni e del programma React Eu per 482 milioni. Le risorse si aggiungono a quelle già stanziate all’interno del Pnrr e a quelle definite nella legge di bilancio, circa 400 milioni.

Per accelerare gli interventi strutturali l’esecutivo ha disposto, nel 2021, la riforma per la semplificazione normativa e il rafforzamento della governance per la realizzazione di investimenti nella struttura idrica, prevista all’interno del Pnrr per il 2022.