Siamo stati sull’orlo di un disastro planetario e non ce ne siamo resi conto

Ilena D’Errico

15 Aprile 2024 - 18:41

Un disastro planetario poteva compromettere la vita dell’umanità e nessuno se ne è reso conto, tranne gli esperti della NASA. Ecco cosa è accaduto e perché.

Siamo stati sull’orlo di un disastro planetario e non ce ne siamo resi conto

Siamo stati sull’orlo di un disastro planetario e non ce ne siamo resi conto. Non poteva essere altrimenti, dato che il tutto si è svolto nello spazio e precisamente nell’orbita bassa terrestre. Si tratta di un’area compresa tra l’atmosfera e le fasce di van Allen, con un’altitudine tra 300 e 1.000 km, che ormai è diventata quasi un’estensione del nostro pianeta. È proprio l’orbita bassa della Terra che ospita un elevato numero di satelliti, i quali garantiscono molti servizi diventati essenziali, come il posizionamento e il tracciamento ma anche le connessioni internet.

Ed è soprattutto in quest’ultimo campo che, con l’apprensione della NASA, continuano a moltiplicarsi. Proprio l’elevato numero di satelliti ha contribuito a mettere al pericolo, dato che è stato per poco evitato un incidente planetario che avrebbe potuto non solo compromettere moltissimi servizi e infrastrutture fondamentali, ma anche diverse vite umane. È quindi su questo problema di sovraffollamento, insieme al rinnovamento delle caratteristiche tecniche dei satelliti, che la NASA intende concentrare i suoi sforzi per evitare possibili disastri.

Cosa è successo

Pam Melroy, ex astronauta vice-amministratrice della NASA dal 2021, ha annunciato che il 28 febbraio 2024 è stato per poco evitato lo scontro tra due satelliti che avrebbe potuto avere terribili conseguenze, fino a trasformarsi in un vero e proprio disastro planetario. In particolare, il satellite russo Cosmos 221 alla deriva stava per collidere con il satellite della NASA Times.

Nessuna delle due infrastrutture è manovrabile, così quando la distanza fra loro è diminuita sensibilmente ci sono stati attimi di panico. In particolare, da quanto si è appreso dall’intervento di Pam Melroy al Simposio “Space Foundation’s Space”, la distanza fra i due satelliti è arrivata a meno di 10 metri.

La collisione avrebbe provocato una grande quantità di detriti minuscoli (più piccoli della gomma alla base delle matite, come definiti dalla stessa Melroy) che viaggiando a oltre 10.000 miglia all’ora (più di 16.000 chilometri orari) avrebbero potuto danneggiare molte altre infrastrutture spaziali e potenzialmente mettere a rischio molte vite umane.

Nel dettaglio, è stata richiamata la sindrome di Kessler, enunciata nel 1978 dall’omonimo ingegnere della NASA. In modo molto semplice, questa teoria considera che gli urti tra oggetti in orbita, a seconda della loro densità, possono innescare una reazione a catena capace di colpire molte infrastrutture spaziali. Così, il rischio di una sorta di blackout delle comunicazioni e di altri servizi essenziali basati sui satelliti.

La strategia di sostenibilità spaziale della NASA

Per puro caso è stato evitato l’incidente, una situazione che gli esperti hanno attribuito a due problemi principali: il sovraffollamento dell’orbita bassa terrestre e l’impossibilità di manovrare i satelliti, tantoché la NASA ha invitato tutte le agenzie spaziali a intervenire per favorire il controllo internazionale delle infrastrutture e liberare lo spazio.

È dunque fondamentale, secondo la strategia di sostenibilità spaziale recentemente annunciata, concentrarsi sul monitoraggio e la gestione dei satelliti, eliminando quelli non funzionanti e i rifiuti spaziali. Oltre alla NASA, molte imprese si stanno occupando del problema, ma lo sforzo potrebbe rivelarsi insufficiente.

Al momento, infatti, oltre 10.000 satelliti affollano l’orbita bassa - il quadruplo rispetto al 2019 - e circa altri 400.000 sono prossimi al lancio. Secondo gli esperti è necessario mettere immediatamente un limite, prima che lo il traffico spaziale sia completamente ingestibile.

“Un problema monumentale”, per metà dovuto a Elon Musk. L’imprenditore e SpaceX detengono infatti la metà dei satelliti in orbita, al solo scopo di profitto, e intendono lanciarne altri 42.000. Ma sono comunque tanti i soggetti in procinto di invadere l’orbita bassa, tra cui Boeing, Starlink e Astra Space. Urge quindi un intervento immediato, oltre alla maggiore sicurezza dei satelliti lanciati che dovranno essere manovrabili.

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