Il sistema di difesa aerea Michelangelo Dome sviluppato da Leonardo creerà una rete europea di difesa integrata capace di contrastare droni e missili. Primo test in Ucraina entro fine 2026.
L’industria della difesa europea accelera sul fronte delle tecnologie anti-missile e anti-drone. Tra i progetti più ambiziosi c’è il Michelangelo Dome, il sistema di difesa aerea sviluppato dal gruppo italiano Leonardo, che promette di generare un giro d’affari complessivo di circa 21 miliardi di euro entro il 2035.
Il progetto rappresenta uno dei pilastri della nuova strategia industriale dell’azienda guidata da Roberto Cingolani e sarà testato per la prima volta in Ucraina entro la fine del 2026, con la consegna del primo componente previsto probabilmente entro novembre.
L’annuncio è arrivato durante la presentazione del piano industriale 2026-2030 di Leonardo, che punta a rafforzare il ruolo del gruppo come protagonista globale nella sicurezza tecnologica avanzata.
“Abbiamo realizzato tutto quello che avevamo pianificato nel primo piano industriale, oltre ogni previsione”, ha dichiarato Cingolani, sottolineando la crescita registrata negli ultimi anni sia negli ordini sia nei ricavi.
In cosa consiste il progetto Michelangelo Dome
Il Michelangelo Dome nasce con l’obiettivo di creare una rete integrata di difesa aerea, capace di proteggere ampie aree da attacchi con droni, missili e altre minacce provenienti dal cielo. A differenza dei sistemi tradizionali, basati su una logica lineare tra sensore e arma, la piattaforma sviluppata da Leonardo utilizza un’architettura aperta e modulare che consente l’integrazione di tecnologie provenienti da diversi Paesi.
Il sistema può proteggere aree con un raggio indicativo tra 10 e 15 chilometri e sfrutta una combinazione di radar avanzati, satelliti, sensori e algoritmi di analisi dei dati per individuare le minacce in anticipo e coordinare la risposta più efficace. Al centro dell’infrastruttura c’è il modulo MC5, progettato per collegare i vari domini operativi e permettere lo scambio di informazioni in tempo reale tra piattaforme diverse.
Secondo Cingolani, il futuro della difesa non è più basato su una semplice “kill chain”, cioè un sensore collegato a un singolo sistema d’arma, ma su una “kill web”, una rete di sensori e sistemi di difesa distribuiti tra più Paesi alleati. In questo scenario, un radar di uno Stato potrebbe individuare una minaccia, un altro tracciarla e un terzo neutralizzarla, creando una sorta di orchestra tecnologica capace di ottimizzare la risposta agli attacchi.
Il test in Ucraina e l’interesse internazionale
Il primo banco di prova per la nuova tecnologia sarà l’Ucraina, dove il sistema verrà sperimentato in condizioni operative reali. Il primo componente della piattaforma è già in fase di costruzione e verrà consegnato alle autorità di Kiev entro la fine del 2026.
L’idea è quella di validare il sistema sul campo prima di procedere con test formali secondo gli standard NATO previsti per il 2027, che includeranno simulazioni di difesa contro attacchi missilistici e l’integrazione nella rete europea di comando e controllo della difesa aerea.
Nel frattempo il progetto sta attirando l’attenzione di diversi governi. Secondo quanto indicato dal management di Leonardo, circa venti Paesi hanno già manifestato interesse per la futura “cupola” difensiva italiana, considerata una possibile base per una difesa aerea europea condivisa.
Il mercato della difesa globale
Il Michelangelo Dome rappresenta anche una grande opportunità economica per l’industria della difesa italiana. Leonardo stima che il progetto possa generare circa 6 miliardi di euro di ricavi tra il 2026 e il 2030, destinati a crescere fino a 15 miliardi entro il 2035, per un totale di circa 21 miliardi.
Il contesto internazionale spinge in questa direzione. I conflitti degli ultimi anni hanno mostrato come gli attacchi con droni a basso costo possano mettere in difficoltà sistemi difensivi molto più costosi. In alcuni casi, droni dal valore di poche decine di migliaia di dollari vengono intercettati da missili che costano milioni.
Per questo, secondo Cingolani, le nuove difese devono essere non solo più precise ma anche più efficienti dal punto di vista operativo ed economico.
“Il problema non è solo l’alta precisione del sistema di difesa, ma anche la capacità di chi attacca di fare degli attacchi massivi”, ha spiegato l’amministratore delegato. Proprio per questo, sistemi come il Michelangelo Dome potrebbero diventare strumenti chiave per la sicurezza europea nei prossimi anni.
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