Dichiarazione dei redditi 2026 e intelligenza artificiale: vantaggi, rischi e il pericolo delle “allucinazioni”. Scopri perché l’occhio umano resta fondamentale.
Si può fare la dichiarazione dei redditi con l’intelligenza artificiale? Come ogni anno moltissime sono le famiglie che a breve dovranno presentare la dichiarazione dei redditi. L’Agenzia delle Entrate il 30 aprile, infatti, metterà a disposizione dei contribuenti i modelli precompilati che potranno essere visionati, modificati, integrati e trasmessi all’amministrazione tributaria.
Anche se il modello precompilato è il modo più semplice di presentare la dichiarazione annuale, ricordiamo che è possibile utilizzare anche il modello 730 o Redditi ordinario, da compilare interamente in autonomia o tramite l’ausilio di Caf o professionisti abilitati.
La difficoltà di presentare la dichiarazione dei redditi
Per chi ogni anno ha una situazione fiscale relativamente semplice è sufficiente accertarsi che i redditi e le spese detraibili inserite nella dichiarazione precompilata siano esatti prima di procedere alla trasmissione del modello.
I problemi si presentano per chi, pur utilizzando il modello precompilato deve mettere mano alla dichiarazione per integrare dati mancanti o per correggere quelli inseriti. Basta una variazione che comporta la variazione del numero di familiari a carico, avere più di una CU, o ricevere redditi imponibili di cui il Fisco non è a conoscenza per dover rettificare il modello.
La tentazione, in questi casi, potrebbe essere quella di fare quello che abitualmente fa un contribuente su cinque: chiedere aiuto all’intelligenza artificiale per eventuali calcoli da effettuare e per le istruzioni che guidino alla compilazione del modello.
Dichiarazione dei redditi con AI
Affidarsi all’intelligenza artificiale per la compilazione della dichiarazione dei redditi ha pro e contro. Se il contribuente possiede la necessaria comprensione della materia e dei documenti che sta visionando può, eventualmente correggere eventuali errori commessi dall’intelligenza artificiale. Ma molti dei contribuenti non hanno le giuste competenze per farlo.
Si leggono moltissime storie sulle “allucinazioni” dell’AI ( allucinazioni è il termine tecnico utilizzato per indicare gli errori dei chatbot) e il rischio che possano essere commessi errori nella compilazione della dichiarazione non è così remoto.
Da tenere presente, inoltre, che le politiche di utilizzo di ChatGPT (il modello maggiormente utilizzato) sconsigliano l’uso del chatbot per le strategie fiscali e in generale per “decisioni ad alto rischio in aree sensibili senza revisione umana”.
Il problema principale è che a occhi non esperti le informazioni rese dall’IA possono sembrare non solo chiare su una materia ostica, ma anche plausibili.
Quello di cui tenere conto, prima di utilizzare un modello di intelligenza artificiale per le proprie questioni fiscali, è che le risposte che si ottengono possono essere anche formalmente corrette, ma possono essere allo stesso tempo anche incomplete.
leggi anche
Modello 730/2026, istruzioni, scadenze e novità
La trappola dell’AI nella compilazione della dichiarazione dei redditi
Alle volte le informazioni che l’intelligenza artificiale fornisce sono talmente convincenti da sembrare valide. Per chi non ha almeno un’infarinatura di norme tributarie questo potrebbe essere un grosso problema quando ci si trova di fronte a una risposta del chatbot basato sull’intelligenza artificiale che sembra corretta (sembrare corretto non significa che realmente lo sia).
Per impostazione predefinita i chatbot sono addestrati per essere assistenti utili, ma molto spesso, quando non sono in grado di fornire una risposta sfociano nelle cosiddette allucinazioni. Commettere un errore nella compilazione della dichiarazione dei redditi, soprattutto se comporta il pagamento di meno imposte di quelle dovute, potrebbe mettere in seri guai con l’Agenzia delle Entrate.
I consigli degli esperti per utilizzare l’IA
Quando si decide di approcciare a temi importanti come quelli fiscali è sempre bene affidarsi a modelli “razionali” di intelligenza artificiale, quelli, cioè, che sono in grado di scomporre temi difficili generando soluzioni illustrate step by step. Non tutti i modelli, soprattutto le versioni gratuite, potrebbero essere calibrati per affrontare argomenti complessi.
L’intelligenza artificiale su questi argomenti potrebbe giungere a conclusioni errate perché, magari, si basa su dati obsoleti che risalgono ad anni prima e che non tengono conto delle informazioni fiscali più aggiornate. In un ambito in continuo aggiornamento come quello fiscale, se l’intelligenza artificiale reperisce online le informazioni e si basa su dati relativi al 2024: al di là di quale strumento si stia utilizzando, questo influenzerà notevolmente i risultati che verranno restituiti.
Il nostro esperimento
Per testare l’accuratezza di Gemini nel dare una risposta su temi fiscali ho chiesto: “Le detrazioni figlio a carico per mio figlio di 21 anni le può chiedere mio marito che non è suo padre al posto mio?”.
La risposta di Gemini è stata:
La risposta breve è no, tuo marito (non essendo il padre biologico o adottivo) non può richiedere le detrazioni per «figlio a carico» in senso stretto, ma esiste una soluzione alternativa legata alla definizione di «altri familiari a carico». Per il Fisco italiano, le detrazioni per figli a carico spettano esclusivamente ai genitori (naturali, adottivi, affidatari o preadottivi). Anche se convivete e lui contribuisce al mantenimento, per lo Stato non c’è un legame di parentela tale da permettergli di dichiararlo come «figlio».
Tuo marito può però portare il ragazzo in detrazione come «altro familiare», ma solo se sono rispettate contemporaneamente queste tre condizioni:
1. Convivenza: Tuo figlio deve avere la stessa residenza e abitare stabilmente con tuo marito.
2. Limite di Reddito: Tuo figlio deve avere un reddito complessivo annuo inferiore a 2.840,51 € (attenzione: avendo 21 anni, la soglia di 4.000 € valida per i minori di 24 anni si applica solo ai figli, per gli «altri familiari» la soglia è più bassa).
3. Mancanza di detrazione del genitore: Tu, come genitore, non devi (o non puoi) usufruire della detrazione.La detrazione per «altri familiari» è generalmente meno vantaggiosa di quella per i figli (è una cifra fissa teorica di 750 € che decresce all’aumentare del reddito di tuo marito), ma è l’unico modo per non perdere totalmente il beneficio fiscale visto che tu non puoi o non vuoi richiederle.
La risposta di Gemini è in parte giusta e in parte sbagliata: il marito non può avere diritto alle detrazioni figli a carico per un figlio della moglie (parte giusta), ma non può avere diritto neanche alla detrazione per altri familiari a carico perché queste ultime, attualmente, sono riconosciute soltanto per gli ascendenti (genitori e nonni conviventi). L’errore più comune dell’IA è considerare altro familiare chiunque conviva e sia senza reddito.
Neanche in base alla normativa precedente avrebbe avuto diritto alla detrazione per altro familiare a carico, visto che fino al 2024 questa era riconosciuta per genitori (in loro mancanza ascendenti prossimi), generi, nuore, suocero, suocera, fratelli e sorelle. Il figlio della moglie (il gradastro) non rientra tra questi, a meno che non ci sia stato un provvedimento di adozione anche se la Legge di Bilancio 2025 prevede che spettino le detrazioni per il figlio convivente del coniuge deceduto.
L’assiste virtuale specifico sul Fisco
La fondazione Aidr – Italian Digital Revolution ha predisposto sul proprio sito un assistente virtuale gratuito specifico per il Fisco. Attraverso l’assistente è possibile “ottenere risposte immediate affidabili per la compilazione delle dichiarazioni fiscali, riducendo il rischio di errori e velocizzando l’intero processo”.
La Fondazione, però, specifica che anche questo chatbot può commettere errori a causa della selva di norma tributarie, cavilli e commi. Proprio per questo è sempre meglio verificare la correttezza delle risposte utilizzando i canali istituzionali forniti dall’Agenzia delle Entrate.
© RIPRODUZIONE RISERVATA