A volte ci sono diciture, e opinioni più diffuse delle diciture, che possono trarre in inganno. Pensiamo ai bond sovrani che spesso insinuano nella mente dell’investitore il concetto di free risk. Ossia cedola certa a date prefissate più rimborso del capitale alla fine (o call, se prevista), salvo default emittente.
Nel periodo di maturazione tutto è in discussione e a volte le cose prendono strane pieghe. È il “bello” degli investimenti in bond, si direbbe, ma nei casi estremi la scelta al più brutto degli incubi. Per comprenderlo meglio, vediamo perché si avvicina una data importantissima sul BTP Futura 2030 oltre alla cedola di oggi, martedì 14 luglio.
Il timing giusto per investire sul reddito fisso
Con il senno del poi, ciò che più strappa sorrisi amari è lo slogan che lanciò la prima serie dei BTP Futura: “Perché l’Italia cresce con te”. Il Paese usciva dal Covid che aveva lasciato dietro di sé morte, sofferenza e un’economia in recessione. Per cui l’Esecutivo del tempo pensò di coinvolgere i piccoli risparmiatori e i loro capitali a sostegno della ripresa economica. Per un biennio il PIL registrò tassi di crescita roboanti prima di stabilizzarsi su valori standard, anzi normalissimi. Più o meno lo stesso avvenne per il Futura 30: i corsi sprofondarono sotto cento mentre i risparmiatori rimasero con cedole normalissime, anzi esigue.
Purtroppo le cose non mutarono con il lancio delle tre serie successive mentre, per fortuna, poi non fu più riproposto. In verità non era il titolo sbagliato in sé, quanto la struttura per quegli anni. Per comprenderlo vediamo cosa dicono i manuali di finanza sul “timing giusto” per investire sul reddito fisso. Ossia quando i tassi e/o l’inflazione e/o lo spread sono ai loro massimi di periodo.
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I BTP Futura: un complesso di scelte a dir poco “discutibili”
Al lancio dei Futura questi valori erano prossimi ai loro minimi, in più il MEF ebbe la brillante idea di concepirli a lungo termine. Un disastro, perché la formula step-up implica che si parte con cedole basse per poi salire. Difatti quando tassi e inflazione esplosero nel ’22-’23 il mercato li scaricò alla grande e i corsi sprofondarono.
È un prezzo da mettere in conto, si potrebbe dire, ma includerlo in emissioni pensate appositamente per famiglie e piccoli investitori, è diabolico. Oltretutto si presume che il grado di conoscenza, preparazione e previsione dei mercati di un emittente sovrano non sia pari livello di un investitore retail. Ci manca pure questo e stiamo a posto.
Un conto è se un BTP speciale scende a 90-95, per esempio, e ci può stare, ma un altro se va a 79 come fece il Futura ’30 nel 2023. Si rischia tranquillamente il trauma per chi cerca la tranquillità per i propri investimenti, anche tenendoli fino al termine. In quel caso sì che il BTP diventa “speciale”, ma in negativo.
Le alternative che aveva allora il MEF potevano essere due, anzi tre. Primo, offrire cedole più ricche, ma nessuno vuole pagare tanto per un prestito per cui l’idea non sarebbe mai andata in porto. Secondo, decisamente più fattibile, contrarne la vita fruttifera il più possibile tipo offrirli su durate al massimo dimezzate. E difatti le 7 serie dei BTP Valore “guarda caso” hanno durate da 4 a 8 anni in origine pur avendo cedole più robuste. Terzo, non emetterli proprio, o al più non prima del termine della fase ascendente degli yield.
Le caratteristiche del BTP Futura 2030
Dal 6 al 10 luglio 2020 il Tesoro lanciò la prima serie dei Futura, il BTP Lg30 (ISIN IT0005415291) con data godimento 14/07/’20 e scadenza allo stesso giorno del 2030. Dieci anni pieni di vita fruttifera di cui ne residuano altri 4, per un 60% di periodo di maturazione andato via.
I 10 anni furono scissi in un quadriennio iniziale e due trienni successivi, ad ognuno dei quali fu associato un tasso nominale annuo. Nello specifico, l’1,15% p.a. dal 1° al 4°, l’1,30% dal 5° al 7° e l’1,45% dall’8° al 10°. Martedì 14 si conclude quindi il 2° anno del 2° step, mentre tra 12 mesi si entrerà nel 3° e ultimo step triennale. Le date di stacco cedola sono semestrali, al pari della stragrande maggioranza dei BTP, e in data 14 luglio e 14 gennaio.
A naturale scadenza, ai titolari dell’ISIN speciale di collocamento IT0005415283 arriverà il premio fedeltà. Sarà pari al tasso medio di crescita annua del PIL nazionale registrato dall’Istat durante la vita del titolo, ma entro un range. Il minimo garantito è dell’1%, mentre il massimo oltre il quale non si andrà è del 3%, sempre lordo.
Un primo bilancio: una delusione
Contrariamente alle attese della vigilia, la raccolta in casa MEF fu una mezza delusione. I contratti chiusi furono 174.318 per un flottante definitivo di 6.132,260 mln di €, cioè un 35.179 € di taglio medio.
È stata intera, invece, la delusione per i sottoscrittori della prima ora. In 6 anni di attesa hanno maturato il 4,6% lordo nel 1° quadriennio e il 2,60% nei due anni del 2°. Messi assieme fanno un risicato 7,20% (6,3% netto), un ipotetico 1,20% p.a. lordo che scende tranquillamente sotto l’1% al netto del bollo e delle spese di gestione.
Senza giri di parole, e con il massimo rispetto per chi ancora lo detiene, una delusione enorme anche alla luce di altre 5 considerazioni:
- il tempo entro cui è maturato quel guadagno, la bellezza di 6 anni, mica noccioline;
- gli yield delle emissioni successive si sono rivelati maggiori man mano che i tassi BCE salivano. Nel ’22-’23 sono arrivati nuovi BTP con cedole doppie o triple anche su medie durate. Il Valore ’28, per esempio, emesso nell’ottobre del ’23 ha una durata di 5 anni in origine e paga il 4,10% nel 1° step e il 4,5% nel 2°;
- l’attuale quotazione a 93,75 centesimi del BTP Futura Lg30, da cui ne discende uno yield a scadenza del 3,1% annuo lordo;
- l’inflazione cumulata da luglio 2030 ai giorni nostri si attesta sul 15-16%, più del doppio del guadagno lordo del Futura ’30. Pertanto il ritorno reale e netto di chi lo comprò in origine è semplicemente negativo. L’averlo sottoscritto è servito solo ad attutire le ingenti perdite che si sarebbero ottenute rispetto alla liquidità pura;
- la beffa di quello slogan iniziale, “Perché l’Italia cresce con te”, di cui ancora oggi se ne fatica a capire il senso.
Si avvicina una data importantissima sul BTP Futura 2030 oltre alla cedola di martedì 14
Alla luce di tutto ciò s’intuisce come la data importantissima che si avvicina sempre più, relativamente parlando, è quella del suo rimborso, della sua fine. L’esperienza è stata e resterà deludente per almeno un altro paio di anni, ma probabilmente di più. C’è, infatti, il rischio di dover attendere il 2030 per rivedere quota 100. Ad esempio il BTP Tf 1,25% Dc26 prezza ancora a 99,55 per cui inutile illudersi che il Futura ’30 possa recuperare a breve la parità.
Probabilmente la più grande lezione di tutti e quattro i BTP Futura è di analizzare fino in fondo il contesto del mercato e dello specifico prodotto. Questo dovrebbe essere il “guadagno” più importante di investimenti come questi, la formazione. Cioè non basta la cedola fissa, la garanzia del capitale a scadenza e la dicitura “sovrano” per comprare a occhi chiusi. Perché poi le conseguenze ci sono sempre, e a volte possono rivelarsi più dolorose e devastanti di qualunque aspettativa iniziale.