Shopify vieta la vendita di sigarette elettroniche attraverso la piattaforma. Cosa cambia per commercianti e siti web?

P. F.

23 Giugno 2026 - 17:17

Dalle pressioni USA sui prodotti senza licenza nasce la stretta di Shopify sulle e-cig: una scelta che può cambiare vendita online, controlli sui rivenditori e ruolo dei pagamenti digitali.

Shopify vieta la vendita di sigarette elettroniche attraverso la piattaforma. Cosa cambia per commercianti e siti web?

Shopify è pronta a mettere al bando le sigarette elettroniche. Il gruppo canadese, che fornisce l’ossatura tecnologica a milioni di negozi sul web, vieterà la vendita dei dispositivi sull’intera piattaforma forse già questa settimana, come riferiscono due fonti vicine al dossier.

A spingere il colosso dell’e-commerce verso lo stop sono le pressioni da parte delle autorità statunitensi, da mesi al lavoro per chiudere i canali dell’e-commerce alle e-cig prive delle licenze richieste dalla legge.

Cosa cambia per i negozi online che vendono sigarette elettroniche

La stretta cade su un’azienda che è di fatto la spina dorsale di moltissime attività commerciali in rete. Per i commercianti il messaggio è univoco: i prodotti dovranno sparire dalle vetrine digitali aperte grazie al servizio, altrimenti scatteranno le sanzioni previste dal regolamento.

Negli Stati Uniti il divieto non farà distinzioni e colpirà ogni tipo di e-cig, comprese quelle che hanno già ottenuto il via libera federale. Tra i commercianti è forte il timore di un contraccolpo sulla vendita online e un “effetto dissuasivo” capace di raffreddare le vendite sulla piattaforma.

Shopify ha preferito inquadrare la decisione nelle sue politiche aziendali. “Abbiamo sempre vietato le attività illegali e interveniamo quando scopriamo commercianti che violano le nostre regole”, ha fatto sapere un portavoce, secondo cui scelte di questo tipo nascono dal confronto con le normative dei diversi Paesi, al di là delle sollecitazioni di un singolo interlocutore. “Cambiamo il nostro modo di agire quando lo impone l’evoluzione delle norme”, ha aggiunto.

La spinta dei procuratori e il giro d’affari del mercato illegale

Il pressing va avanti dallo scorso anno, da quando venticinque procuratori generali statunitensi hanno aperto un tavolo con l’azienda per chiederle un impegno più netto contro un settore in piena crescita. Le e-cig senza licenza arrivano quasi sempre dalla Cina e si trovano ovunque sul mercato americano dove, tuttavia, importarle e venderle sarebbe proibito. Per gli inquirenti lo stop di Shopify è il colpo più pesante messo a segno finora nella linea che punta a soffocare il fenomeno alla radice, attaccandone le infrastrutture per ragioni di salute pubblica.

I numeri spiegano la posta in gioco. Secondo le stime del British American Tobacco, il mercato illegale delle e-cig oltreoceano vale intorno ai 9 miliardi di dollari. A pesare, sostengono i colossi del tabacco, è anche la rigidità del regolatore: l’agenzia governativa Food and Drug Administration (FDA) ha dato il via libera ad appena 45 articoli di e-cig nel territorio statunitense, quasi tutti al gusto di tabacco, una strettoia che ad avviso dei produttori ha finito per ingrossare il canale irregolare anziché frenarlo.

Quanto al raggio d’azione del divieto, l’azienda non ha chiarito se varcherà i confini americani. Sul fronte internazionale gli approcci restano lontani fra loro: l’India ha cancellato del tutto i dispositivi per lo svapo, l’Australia ne ammette la vendita solo dietro il bancone delle farmacie. Per i marchi regolari come Juul il contraccolpo dovrebbe comunque essere limitato, visto che sul web transita solo una fetta marginale delle vendite autorizzate.

Il fronte dei pagamenti: la mossa di Mastercard

A muoversi non è soltanto chi gestisce le piattaforme. Anche Mastercard ha infatti alzato la soglia di attenzione sul versante dei pagamenti: in una nota di maggio visionata da Reuters, il circuito ha messo in guardia gli istituti che introducono nuovi esercenti nella sua rete, ricordando che commercializzare e-cig senza licenza infrange le sue regole. A prestare particolare attenzione devono essere i cosiddetti “acquirer”, gli intermediari finanziari che permettono di chiudere le operazioni con carte di credito e che ad aprile i procuratori avevano già sollecitato, insieme agli altri circuiti, a vigilare con più rigore.

Registrando un negoziante, ricorda la nota di MasterCard, questi soggetti certificano di aver predisposto “tutti i controlli necessari” a non infrangere la legge. Il circuito suggerisce loro di passare al setaccio i cataloghi dei venditori e seguire da vicino fatture e movimenti. Chi userà i suoi servizi per vendere e-cig illegali andrà incontro ad accertamenti e possibili multe, esercenti e intermediari compresi. “Non tolleriamo in alcun modo le attività illecite sulla nostra rete”, ha tagliato corto Mastercard.