Lo ha scritto Tobi Lütke commentando un post su X. La sua proposta ha acceso un dibattito internazionale.
Lavori una vita intera, ti guadagni la pensione e, una volta raggiunta, non dovresti più avere il diritto di voto. A sostenere questa tesi è stato il miliardario Tobi Lütke, CEO di Shopify. Il cofondatore e amministratore delegato dell’azienda canadese leader nel settore dell’e-commerce ha pubblicato domenica 26 luglio un post su X che, nel giro di poche ore, si è trasformato in una controversia internazionale.
Cosa ha scritto Lütke
«Nuovo accordo: quando ottieni la pensione, questa è bloccata e garantita. Ma a quel punto diventi un dipendente, e questo significa niente voto, proprio come i minorenni a carico. Godetevi l’accordo, lasciate decidere a chi ha davvero interesse nel futuro», ha scritto sul social di Elon Musk, intervenendo in una discussione online sul capitalismo e sullo sviluppo immobiliare a San Francisco. Il suo ragionamento è che chi vive di una pensione garantita diventa, di fatto, un soggetto economicamente dipendente, proprio come lo sono legalmente i minori, e per questo non dovrebbe più poter esercitare il diritto di voto.
Poco dopo, un altro utente, Eric Thor, ex vicepresidente bancario in pensione presso TD Bank, ha rilanciato l’idea proponendo un sistema di «voto ponderato in proporzione al livello di imposte sul reddito pagate». Lütke ha approvato pubblicamente la proposta, definendola «un buon sistema», aggiungendo in un commento successivo di essere favorevole a concedere fino a cinque voti a chi supera una determinata soglia di reddito o, quantomeno, a tornare a un sistema in cui solo chi paga un certo livello di tasse abbia diritto di voto.
L’impatto della proposta negli Stati Uniti e Canada
Se una proposta del genere venisse realmente approvata negli Stati Uniti, l’impatto sarebbe enorme. Riguarderebbe infatti i 53,8 milioni di pensionati censiti a gennaio 2026, ma il sistema ipotizzato andrebbe anche oltre, poiché escluderebbe dal voto circa il 40% delle famiglie americane che, secondo le stime, non paga imposte federali sul reddito. In Canada, dove Shopify ha sede a Ottawa, la proposta colpirebbe potenzialmente oltre 4 milioni di beneficiari della pensione pubblica. Qui, tuttavia, si scontrerebbe con un ostacolo costituzionale: la Sezione 3 della Carta canadese dei diritti e delle libertà garantisce infatti il diritto di voto a ogni cittadino, ed è una delle poche disposizioni che il Parlamento non può limitare neppure ricorrendo alle clausole di deroga previste dalla Costituzione.
Il dettaglio che ha attirato le critiche più dure riguarda però la coerenza della posizione di Lütke. Nel 2022 gli azionisti di Shopify hanno approvato una struttura di «Founder Share» che garantisce allo stesso imprenditore almeno il 40% del potere di voto in azienda, indipendentemente dalla quota di capitale effettivamente posseduta. Un meccanismo che la società di consulenza Glass Lewis aveva definito controverso già al momento della votazione, poiché separa il potere decisionale dalla reale partecipazione azionaria. In altre parole, Lütke si è assicurato un controllo stabile e sproporzionato sulla propria azienda, per poi sostenere pubblicamente un sistema che ridurrebbe il peso politico di milioni di cittadini.
Lütke, cittadino tedesco naturalizzato canadese, guida una delle società con la maggiore capitalizzazione della Borsa di Toronto, quotata anche al Nasdaq, con un valore di mercato vicino ai 154 miliardi di dollari. Nella classifica Forbes dei miliardari del 2026 occupa la 302ª posizione. Non è la prima volta che interviene su temi politici: nel 2017 aveva difeso la decisione di Shopify di continuare a fornire servizi di e-commerce al negozio online di Breitbart, definendola una questione di libertà di espressione.
Le reazioni non si sono fatte attendere e sono state in gran parte durissime. Molti utenti hanno definito la proposta un tentativo di garantire che siano soltanto i più ricchi a controllare il potere politico. Altri hanno accusato il cofondatore di Shopify di voler privare del diritto di voto proprio pensionati e lavoratori a basso reddito, mentre propone di moltiplicare il peso elettorale di chi guadagna di più.