«Settimane fa ho appreso che la comunità dell’intelligence americana era a conoscenza del fatto che alcuni funzionari dell’Europa occidentale e degli Stati baltici vogliono che la guerra tra Ucraina e Russia finisca. Questi funzionari hanno concluso che è tempo che Zelensky “venga in giro” e cerchi un accordo. Un esperto funzionario americano mi ha detto che alcuni dirigenti in Ungheria e Polonia erano tra quelli che lavoravano insieme per coinvolgere l’Ucraina in colloqui seri con Mosca».
In un nuovo articolo, il giornalista americano Seymour Hersh scrive, citando fonti dell’intelligence USA, che un gruppo di Paesi europei, capitanati dalla Polonia, starebbe esortando il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a porre fine alla guerra e a iniziare il processo di ricostruzione dell’Ucraina:
«Così, mentre Zelensky esulta per il successo della cosiddetta “coalizione dei jet” insieme a Gran Bretagna, Paesi Bassi e Francia, i paesi dell’Est Europa - quelli più prossimi al teatro di guerra, compresa la bellicosa Polonia - starebbero segretamente cercando di salvare il salvabile. Forse perché consapevoli che sarebbero tra i primi ad essere interessati dalle conseguenze catastrofiche di un’escalation di stampo occidentale».
Basandosi su propri contatti tra i servizi americani, il premio Pulitzer sostiene che alcuni Paesi dell’Europa orientale avrebbero cominciato ad averne abbastanza del conflitto in Ucraina e cercano tacitamente di convincere Kiev ad aprirsi ai negoziati.
Complice l’ondata di profughi ucraini che si sta riversando in Europa e la minaccia sempre più concreta di un allargamento del conflitto, il gruppo di Paesi che comprenderebbe, secondo Hersh, Ungheria, Repubblica Ceca, Lituania, Estonia e Lettonia (tutti paesi alleati di Kiev e nemici del Cremlino), avrebbe addirittura suggerito le dimissioni di Zelensky, qualora ciò potesse contribuire alla fine del conflitto.
Sarebbe la stessa CIA a essere al corrente di questo calo di popolarità del leader ucraino presso alcuni dei suoi più stretti alleati europei. Scrive Hersh:
«Una delle forze trainanti per i silenziosi colloqui europei con Zelensky sono stati gli oltre cinque milioni di ucraini in fuga dalla guerra che hanno attraversato i confini del paese e si sono registrati con i suoi vicini in base a un accordo dell’UE per la protezione temporanea che include diritti di residenza, accesso al mercato del lavoro, l’alloggio, l’assistenza sociale e l’assistenza medica».
Secondo la fonte interpellata da Hersh, Zelensky sembra non avere, però, alcun interesse a porre fine al conflitto, ma sembra al contrario proiettato verso la sua escalation, pianificando addirittura attacchi diretti sul territorio russo:
«Sabato scorso il Washington Post ha pubblicato una denuncia di documenti riservati dell’intelligence americana che mostrano che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, lavorando alle spalle della Casa Bianca di Biden, ha spinto con forza all’inizio di quest’anno per una serie estesa di attacchi missilistici all’interno della Russia».
E ancora: «Finora, ha detto il funzionario, Zelensky ha rifiutato tale consiglio e ignorato le offerte di ingenti somme di denaro per facilitare il suo ritiro in una tenuta che possiede in Italia».
Le indiscrezioni rivelate dal Premio Pulitzer dimostrano come nessuno, tantomeno il presidente ucraino, sia indispensabile sullo scacchiere geopolitico, e che anzi tutti siano pedine sacrificabili, in base agli interessi collettivi:
«C’è una realtà che alcuni elementi della comunità dell’intelligence americana non possono ignorare, ha detto il funzionario, anche se la Casa Bianca la sta ignorando: «L’Ucraina sta finendo i soldi ed è noto che i prossimi quattro o mesi saranno critici. E gli europei dell’Est stanno parlando di un accordo»».