Dopo l’inchiesta di Seymour Hersh sul sabotaggio dei gasdotti Nord Stream nel mar Baltico, in cui il decano del giornalismo puntava il dito contro la CIA e l’amministrazione Biden, i quotidiani statunitensi ed europei sono corsi a pubblicare una serie di controinchieste, volte a spostare l’attenzione dalle presunte responsabilità della Casa Bianca.
Cosa diceva l’inchiesta di Hersh
Secondo l’inchiesta curata dal più volte Premio Pulitzer, pubblicata sul suo blog, ripresa anche dal Times, lo scorso giugno sommozzatori della Marina USA, utilizzando un’esercitazione militare della NATO come copertura, nota come Baltops 22, avrebbero piazzato degli ordigni esplosivi lungo gli oleodotti che sono stati fatti detonare tre mesi dopo.
A dicembre 2022, il Washington Post aveva pubblicato un lungo articolo in cui spiegava che non c’erano prove che la Russia fosse in qualche modo coinvolta nelle esplosioni ai gasdotti Nord Stream1 e 2.
La stampa internazionale aveva da subito insinuato che la responsabilità delle perdite dai due gasdotti Nord Stream fosse russa, sebbene tale pista fosse poco logica e semplicistica e a giovare dell’attacco fossero semmai altri Paesi (Polonia, Norvegia, Danimarca, Gran Bretagna e Stati Uniti). Se in precedenza Mosca aveva puntato il dito contro la marina britannica, la scorsa settimana, il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, aveva accusato Washington di essere responsabile dell’attacco.
Secondo Hersh, il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, avrebbe deciso di realizzare questo atto di sabotaggio dopo nove mesi di operazioni top secret con la sua squadra di sicurezza nazionale. Il problema principale «non era se portare a termine la missione», ma come sbarazzarsi delle prove, scrive Hersh, in modo che non si individuasse il colpevole. La segretezza era essenziale per Washington, per evitare l’ira del Cremlino e rischiare di peggiorare i già delicati rapporti, deterioratisi dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina.
Le inchiesta successive
Dopo la pubblicazione dell’inchiesta bomba di Hersh, si sono così susseguiti una serie di scoop volti a spostare l’attenzione in una direzione opposta, culminati a sorpresa nella possibilità che dietro l’attacco ci possa essere stata la mano di Kiev.
Ora, il Wall Street Journal ha riportato che la CIA avrebbe messo in guardia il governo ucraino dal non attaccare il Nord Stream. Secondo il quotidiano, l’avvertimento è stato recapitato lo scorso giugno dopo che la CIA aveva ricevuto informazioni dall’intelligence olandese riguardo a un presunto piano ucraino per distruggere i gasdotti.
Lo scoop del WSJ
Citando fonti anonime, il Wall Street Journal sostiene che l’intelligence olandese avrebbe informato la CIA dell’esistenza di un piano da parte di Kiev per utilizzare sabotatori ucraini. Questi avrebbero cercato di affittare una barca lungo la costa del Mar Baltico e avrebbero pianificato di utilizzare subacquei per mettere esplosivi lungo i gasdotti, al fine di danneggiarli gravemente o distruggerli.
La notizia è di particolare rilievo considerando il contesto geopolitico e le questioni energetiche tra la Russia, l’Ucraina e l’Europa.
L’avvertimento della CIA al governo ucraino, se fosse vero, potrebbe essere interpretato come un tentativo di evitare un’escalation delle tensioni e di preservare la stabilità nell’area. Se il presunto piano di attacco ai gasdotti fosse stato portato a termine,ciò avrebbe potuto innescare una serie di conseguenze negative, inclusa la potenziale interruzione dell’approvvigionamento di gas naturale in Europa e un ulteriore deterioramento delle relazioni tra Russia e Ucraina.