Nella giornata di ieri, 10 aprile, una delle testate giornalistiche più conosciute in Germania, la Welt am Sonntag, lancia uno scoop incredibile: l’oleodotto TAL, è stato sabotato a Terzo di Tolmezzo in provincia di Udine, e per tre giorni ha lasciato a secco le principali raffinerie del sud della Germania come Bayernoil e MiRO.
L’articolo di Daniel Wetzel e Philipp Vetter cita direttamente un responsabile dell’amministrazione di quest’ultima azienda il quale riferisce di un’interruzione di tre giorni nella fornitura di greggio, fino al 30 marzo scorso, e per il periodo ha dovuto . Ma il pezzo forte deve ancora arrivare: secondo i due giornalisti ci sarebbero almeno due fonti attendibili ed indipendenti che avrebbero confermato alla testata che l’interruzione fosse stata causata da un sabotaggio e che le autorità tedesche sarebbero state informate da quelle italiane, un portavoce del Ministero dell’Interno tedesco confermerebbe che su questo fatto vi siano contatti con le autorità italiane.
Infine, si specifica nell’articolo che la società che gestisce il gasdotto TAL non ha rilasciato commenti sulle cause del guasto, e anche Terna, il gestore della rete elettrica di media ed alta tensione italiana, ha rifiutato di commentare.
Come si può leggere dal sito, la società TAL si compone di tre società che operano nei Paesi attraversati dall’Oleodotto: Società Italiana per l’Oleodotto Transalpino S.p.a. (S.I.O.T.) in Italia, Transalpine Ölleitung in Österreich Ges.m.b.H. in Austria, Deutsche Transalpine Oelleitung G.m.b.H. in Germania.
E qui la novità dell’ultimo minuto, sulla webpage di TAL per un breve periodo è comparso un comunicato di smentita: adesso la pagina risulta però cancellata. Tuttavia, alcune testate online locali hanno fatto in tempo a riprendere il comunicato che a quanto sembra parla di informazioni destituite di fondamento. Il fantomatico comunicato dell’azienda parla effettivamente di un rallentamento registrato, causato però da una serie di eventi tecnici, tra i quali la richiesta di Terna di scollegare l’impianto di pompaggio di Paluzza (Friuli Venezia Giulia) dalla rete elettrica per consentire la riparazione urgente di un traliccio danneggiato.
L’intervento, avvenuto su una linea che serve anche altri impianti e situata a oltre 12 chilometri dalle infrastrutture TAL, è stato completato in tre giorni. Al termine dei lavori, l’oleodotto ha ripreso la piena operatività. Il comunicato previsa che eventuali ipotesi di azioni esterne o atti dolosi non trovano riscontro nei fatti e restano prive di fondamento.
Dunque, siamo di fronte ad una plateale invenzione giornalistica? O alla riproposizione – in scala inferiore – di quanto accaduto per i gasdotti Nord Stream? Anche in quel caso inizialmente si parlò di guasto tecnico, incidente poi e, quando risultò impossibile negare il sabotaggio, di responsabilità russe. Di seguito le inchieste danesi e svedesi, chiuse senza responsabili, mentre quelle tedesche – guada un po’ il caso – portarono ad un mandato di cattura per tre cittadini ucraini, uno arrestato proprio in Italia, un altro, arrestato in Polonia è stato stranamente rilasciato qualche mese fa da un giudice di Varsavia, con plauso del Primo Ministro Tusk.
In ogni caso, che si tratti di sabotaggi o di ‘eventi tecnici’ e ‘tralicci danneggiati’, la notizia pare solo l’ennesimo tassello di una vera e propria guerra energetica che il nostro paese e l’Europa continentale stanno subendo da anni. In un momento in cui l’esaurimento del diesel alle pompe di rifornimento ed il cherosene negli aereoporti diventa un’ipotesi reale e non un delirio complottista quantomeno avere chiarezza su avvenimenti del genere sarebbe, come si suol dire, atto dovuto.