Secondo questo indicatore, la vera ondata rialzista dell’oro deve ancora arrivare

Tommaso Scarpellini

10 Dicembre 2025 - 15:06

Un rapporto storico rivela che il vero ciclo dell’oro potrebbe non essere ancora iniziato, nonostante i massimi recenti e la forza delle azioni USA.

Secondo questo indicatore, la vera ondata rialzista dell’oro deve ancora arrivare

Negli ultimi anni il prezzo dell’oro è salito tanto. Ma è salito anche troppo? Una domanda che molti investitori si pongono, specie in una fase storica in cui ogni asset sembra vivere cicli accelerati e non sempre razionali. Il punto chiave, però, resta uno: anche se esistono diversi modelli per stimare un presunto valore “fair” del metallo giallo, la verità è semplice e cruda. Il prezzo dell’oro è determinato solo dall’incontro tra domanda e offerta. Solo questo. Non c’è un flusso di cassa da attualizzare, non c’è un tasso di sconto, non c’è un business da valutare. Questa apparente fragilità, paradossalmente, è ciò che rende l’oro unico: imprevedibile nel breve, ma straordinariamente coerente nel lungo termine.

Ed è proprio qui che nasce la domanda più intrigante. Se il futuro del metallo dipende dalla domanda, allora ha senso chiedersi: come si misura, in modo relativo, se oggi l’oro è davvero “pesante” o “leggero” rispetto al resto del mercato? Esiste un ancoraggio, un riferimento empirico che ci consenta di capire se il rally degli ultimi anni è già maturo oppure se, al contrario, siamo solo all’inizio? Un’evidenza d’oro esiste eccome. E la risposta viene da uno dei rapporti più sottovalutati dell’intera macrofinanza.

Il rapporto oro-equity USA: l’indicatore che inquadra 100 anni di storia

Lo si fa misurando il rapporto tra la market cap dell’oro e quella dell’equity USA dal 1925 al 2025. Un secolo intero di dati, un campione statistico che abbraccia guerre mondiali, inflazione galoppante, recessioni, boom economici, bull market storici e crolli epocali. In pratica, questo indicatore risponde a una domanda semplicissima, ma potentissima: quanto pesa finanziariamente l’oro rispetto alle azioni americane?

La metrica è intuitiva: quando il rapporto sale, significa che l’oro sta diventando relativamente più importante; quando scende, sono le azioni a dominare. Ma la chiave interpretativa sta in un solo numero: la mediana secolare del rapporto, pari al 37,9%.

Questa mediana non rappresenta un valore qualsiasi, ma il baricentro di lungo periodo verso cui il rapporto tende a convergere o rimbalzare, secondo logiche di mean reversion che molti studi di analisi ciclica confermano da decenni.

Il messaggio implicito dei cicli storici

Osservando il grafico, emerge una narrativa estremamente chiara, quasi scolpita nella storia:

  • nei periodi di crisi finanziarie, geopolitiche o inflattive, l’oro tende a salire ben sopra la mediana
  • nelle fasi di espansione economica brillante o di euforia azionaria, il rapporto tende invece a comprimersi

Il rapporto oggi: oro sottopesato, azioni iper-dominanti

Al 2025, il rapporto oro/equity USA si trova ancora molto sotto la mediana storica, in una zona che in passato ha anticipato alcuni importanti rialzi del metallo giallo.

A prima vista potrebbe sembrare controintuitivo: negli ultimi anni l’oro è salito con decisione, aggiornando anche i massimi storici. Eppure, questa forza apparente non gli ha permesso di recuperare terreno rispetto all’enorme espansione valutativa del mercato azionario USA, trainato da Big Tech, intelligenza artificiale, multipli crescenti e un sentiment strutturalmente ottimista.

Risultato: l’oro oggi rimane, in termini relativi, sottopesato rispetto all’S&P 500 e al complesso dell’equity americano. Non è una previsione, ma un’osservazione statistica. E la statistica, quando abbraccia un secolo di dati, assume un peso significativo.

Significato macro: cosa ci sta dicendo davvero questo indicatore?

L’indicatore suggerisce una cosa semplice: l’oro, oggi, non è affatto in una zona di “eccesso”, ma al contrario in una di potenziale energia inespressa. Il rally degli ultimi anni potrebbe essere solo la prima gamba di un movimento molto più ampio, che potrebbe manifestarsi se il ciclo economico globale dovesse rallentare o se il mercato dovesse vivere una fase di repricing del rischio.
In un contesto di:

  • debiti pubblici elevati
  • geopolitica instabile
  • inflazione che fatica a rientrare
  • tassi reali incerti
  • una crescente analisi di sentiment che rivela fragilità nel comparto azionario

Il mean reversion a favore dell’oro è uno scenario lontano? Una domanda che merita sicuramente una risposta.

Niente FOMO, solo consapevolezza

La vera ondata rialzista dell’oro deve davvero ancora arrivare? Nessuno può dirlo con certezza. Ma i dati storici, quando osservati con freddezza, mostrano un quadro limpido: il metallo giallo, nel lungo termine, tende a recuperare terreno quando il mercato azionario diventa troppo dominante.

Questa non è una chiamata all’acquisto, non è un invito a stravolgere un portafoglio, non è una previsione millimetrica del futuro. È semplicemente una riflessione empirica su un indicatore che, per un secolo, ha raccontato con coerenza la danza fra oro e azioni.

L’oro non scappa. I cicli nemmeno. È l’investitore che deve imparare a leggerli.