Come i mercati finanziari cambiano la nostra cultura (più di quanto pensi). Lo studio.
I mercati suscitano reazioni contrastanti: da un lato, c’è chi li considera corrosivi per il tessuto sociale, accusandoli di minare i legami comunitari; dall’altro, c’è chi li celebra come promotori di onestà, collaborazione e apertura culturale. Il filosofo francese Montesquieu, ad esempio, definiva il commercio “una cura per i pregiudizi più distruttivi”, capace di rendere le relazioni tra individui più gentili e rispettose. Ma come incidono concretamente i mercati sulla cultura?
Secondo chi li difende, il funzionamento dei mercati incoraggia comportamenti che facilitano la collaborazione tra sconosciuti. Transazioni anonime e occasionali richiedono infatti atteggiamenti come il senso di appartenenza a una comunità più ampia (universalismo), la tolleranza verso le differenze e la fiducia che gli altri non cercheranno di ingannarti. Con l’espansione dei mercati, rispettare queste norme diventa anche più conveniente, e la cultura si adatta di conseguenza. In altre parole, la nostra percezione della correttezza nei confronti di estranei potrebbe non essere del tutto innata, ma in parte plasmata da dinamiche sociali che i mercati contribuiscono a rafforzare.
I ricercatori sospettavano da tempo questa connessione. Uno studio del 2010 analizzò esperimenti di condivisione di denaro in comunità eterogenee, comprese società che vivevano principalmente di raccolta o caccia. In questi contesti meno mercatizzati, le norme di equità verso gli estranei apparivano più deboli: le offerte economiche erano più basse e la punizione per chi proponeva importi ridotti meno sentita. [...]
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