Se pensi che i mercati finanziari siano solo soldi, questo studio ti farà ricredere

Redazione Money Premium

14 Febbraio 2026 - 07:14

Come i mercati finanziari cambiano la nostra cultura (più di quanto pensi). Lo studio.

Se pensi che i mercati finanziari siano solo soldi, questo studio ti farà ricredere

I mercati suscitano reazioni contrastanti: da un lato, c’è chi li considera corrosivi per il tessuto sociale, accusandoli di minare i legami comunitari; dall’altro, c’è chi li celebra come promotori di onestà, collaborazione e apertura culturale. Il filosofo francese Montesquieu, ad esempio, definiva il commercio “una cura per i pregiudizi più distruttivi”, capace di rendere le relazioni tra individui più gentili e rispettose. Ma come incidono concretamente i mercati sulla cultura?

Secondo chi li difende, il funzionamento dei mercati incoraggia comportamenti che facilitano la collaborazione tra sconosciuti. Transazioni anonime e occasionali richiedono infatti atteggiamenti come il senso di appartenenza a una comunità più ampia (universalismo), la tolleranza verso le differenze e la fiducia che gli altri non cercheranno di ingannarti. Con l’espansione dei mercati, rispettare queste norme diventa anche più conveniente, e la cultura si adatta di conseguenza. In altre parole, la nostra percezione della correttezza nei confronti di estranei potrebbe non essere del tutto innata, ma in parte plasmata da dinamiche sociali che i mercati contribuiscono a rafforzare.

I ricercatori sospettavano da tempo questa connessione. Uno studio del 2010 analizzò esperimenti di condivisione di denaro in comunità eterogenee, comprese società che vivevano principalmente di raccolta o caccia. In questi contesti meno mercatizzati, le norme di equità verso gli estranei apparivano più deboli: le offerte economiche erano più basse e la punizione per chi proponeva importi ridotti meno sentita.

Un nuovo studio condotto da Max Posch dell’Università di Exeter e Itzchak Tzachi Raz dell’Hebrew University ha esplorato il cambiamento economico negli Stati Uniti tra il 1850 e il 1920. L’espansione delle ferrovie rese il commercio interno più accessibile, mentre i cataloghi per corrispondenza portavano beni di ogni tipo anche nelle comunità più isolate. I ricercatori hanno confrontato territori e persone con diverso grado di accesso ai mercati, considerando anche la massiccia migrazione interna del periodo. Nei luoghi più connessi, il lavoro richiedeva maggiore cooperazione con partner lontani.

Poiché non era possibile sondare direttamente le opinioni culturali degli americani dell’Ottocento, i ricercatori hanno utilizzato indicatori indiretti. I risultati mostrano tre effetti principali dei mercati sulla cultura. In primo luogo, le opportunità commerciali rendevano le persone più aperte: nelle zone più collegate, era più comune sposarsi al di fuori della propria comunità locale e scegliere per i figli nomi diffusi a livello nazionale. In secondo luogo, l’accesso ai mercati aumentava la tolleranza, misurata tramite maggiore diversità religiosa, variabilità delle dimensioni familiari e età più avanzata delle madri al primo parto, a indicare una maggiore libertà di scelta individuale. Infine, i mercati favorivano la fiducia negli altri, osservabile dal linguaggio dei giornali locali, coerente con dati più recenti e soggetto a cali durante i periodi di guerra.

Alcuni potrebbero sostenere che questi cambiamenti riflettessero semplicemente un aumento della ricchezza. Posch e Raz hanno affrontato la questione con numerosi test statistici, escludendo questa spiegazione e proponendo invece una storia di rapida adattamento culturale tra chi era coinvolto in scambi anonimi e impersonali. I cambiamenti nei nomi dei figli, ad esempio, erano concentrati tra i migranti che lavoravano in settori legati al commercio interregionale, mentre nei lavoratori dell’edilizia o dello spettacolo non si osservavano effetti significativi.

Tuttavia, i ricercatori hanno anche rilevato un effetto collaterale: l’aumento dell’accesso ai mercati sembrava ridurre la cooperazione familiare, con una diminuzione della quota di persone vulnerabili – orfani, disabili ed anziani – assistite dai parenti in casa.

In sintesi, lo studio evidenzia un quadro complesso: i mercati facilitano la collaborazione con estranei e promuovono apertura e fiducia, ma possono indebolire i legami più prossimi e tradizionali. Il loro impatto non è univoco, ma plasma la cultura adattandola alle nuove forme di interazione sociale.