Per la giornata di venerdì 17 aprile è indetto uno sciopero della sanità privata. La protesta nasce dal blocco dei contratti e dai salari rimasti fermi da anni.
Anche il settore sanitario privato incrocia le braccia: nella giornata di venerdì 17 aprile 2026 si fermano oltre 300mila professionisti sanitari privati tra medici, infermieri, operatori sociosanitari, tecnici e personale amministrativo, oltre ai lavoratori delle Rsa e dei centri di riabilitazione. I motivi dello sciopero riguardano il blocco dei contratti collettivi nazionali e i salari fermi da anni.
Parallelamente allo sciopero si svolgerà una manifestazione a Roma, dalle ore 9 alle ore 13, per dare visibilità alle richieste dei lavoratori. Si attendono delegazioni provenienti da tutta Italia.
Lo sciopero è stato proclamato da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl e durerà per l’intera giornata con possibili effetti sull’erogazione di visite, esami diagnostici e prestazioni programmate. Le strutture private convenzionate potrebbe disporre rinvii o saltare appuntamenti nel corso dell’intera giornata. Restano invece garantite le urgenze e i servizi di pronto soccorso, come previsto dalla legge nazionale.
Sciopero della sanità privata 17 aprile 2026: gli orari e i servizi garantiti
Per tutta la giornata di venerdì 17 aprile 2026 potrebbero registrarsi disagi in tutta Italia nelle strutture sanitarie private: in base all’adesione del personale sanitario allo sciopero nazionale, potrebbero verificarsi disagi e ritardi o rinvii delle visite, degli esami e delle prestazioni programmate.
I sindacati hanno chiamato alla mobilitazione circa 300.000 professionisti tra medici, infermieri e OSS del comparto. L’astensione dal lavoro potrebbe riguardare l’intera giornata. La situazione salariale è al centro della manifestazione che si svolgerà in mattinata a Roma, in piazza Santi Apostoli.
In ogni caso, saranno assicurati gli interventi urgenti, le attività di pronto soccorso e le cure indifferibili, nel rispetto delle regole che disciplinano gli scioperi nei servizi pubblici essenziali.
I motivi dello sciopero del personale sanitario
La protesta dei sindacati nasce da una constatazione: nonostante gli utili record registrati dalle strutture sanitarie gli ultimi anni, gli stipendi dei professionisti del settore risultano fermi da anni. Non solo: manca un rinnovo del contratto collettivo nazionale a tutela dei lavoratori.
Nel 2023 il giro d’affari netto del comparto ha toccato i 12,02 miliardi di euro, segnando un incremento del +15,5% rispetto al 2019. A ciò si devono aggiungere anche gli utili netti, raddoppiati in un solo anno fino a raggiungere 449 milioni di euro. Risultati davvero eccezionali che però non vanno a redistribuirsi ai dipendenti del settore.
Per fare un esempio, lo stipendio di un infermiere privato è mediamente più basso (di circa 500 euro al mese) rispetto a un collega del pubblico, come si legge nelle note sindacali. La Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche ha voluto sottolineare che non esistono professionisti di serie A e professionisti di serie B.
Contratti collettivi nazionali da rinnovare
Un ulteriore motivo di sciopero per il personale sanitario riguarda il ritardo nel rinnovo dei contratti collettivi nazionali del settore:
- quello relativo alla sanità privata è scaduto da 8 anni;
- quello relativo a RSA e centri di riabilitazione è bloccato da ben 14 anni.
C’è poi la questione del dumping contrattuale, ovvero la sottoscrizione di accordi da parte di sigle non rappresentative che abbassano tutele e stipendi. Di fronte a una situazione economica e sociale difficile, caratterizzata da un aumento generale dei prezzi al consumo, risulta più che necessario adeguare gli stipendi al costo della vita.
Cosa chiedono i sindacati
Per tutti questi motivi i sindacati hanno invitato i lavoratori a partecipare allo sciopero e alle manifestazioni affinché si possa arrivare a una riforma strutturale che vincoli l’erogazione di fondi pubblici al rispetto rigoroso dei diritti dei lavoratori.
La proposta sindacale prevede diversi punti:
- legare i finanziamenti regionali all’obbligo di rinnovare i contratti con le stesse tempistiche del comparto pubblico;
- aumentare le verifiche nei luoghi di lavoro per assicurare il rispetto degli standard operativi e la sicurezza del personale;
- fermare i contratti “pirata”, a partire dall’eliminazione degli accordi sottoscritti da organizzazioni prive di reale rappresentatività che danneggiano la concorrenza leale;
- raggiungere un parità retributiva tra servizio pubblico e privato, colmando il gap di 500 euro che penalizza i 65.000 infermieri impiegati nel privato.
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